Articolo da "La Stampa" del 28 marzo 2003
FECONDAZIONE ASSISTITA, IL PROGETTO RIGUARDA UNDICI CENTRI IN TUTTA ITALIA

Parte la ricerca sugli ovociti congelati

ROMA
Svolta nella lotta alla sterilità: al via la ricerca sugli ovociti congelati per le tecniche di procreazione assistita. La sperimentazione, finanziata dal Ministero della Salute, coinvolgerà in due anni 1.100 coppie con donne al di sotto dei 38 anni. Undici (dalla Lombardia alla Sicilia) i centri pubblici e privati autorizzati; tre le unità di ricerca supervisionate dalla Tecnobios di Bologna, la «task force» guidata da Carlo Flamigni, pioniere della fecondazione artificiale in Italia. «Dalla nascita dei primi 300 bambini si potranno trarre dati significativi sugli eventuali rischi di malformazioni genetiche- spiegano all´Istituto superiore di sanità, l´organo tecnico-scientifico del Ssn che ha detto sì alla sperimentazione-, fino ad oggi non sono stati riscontrati pericoli legati allo scongelamento degli embrioni». A livello mondiale, le due principali esperienze cliniche del settore sono state condotte proprio dall´ospedale Sant´Orsola di Bologna e da Tecnobios. I numeri, però, sono ancora limitati: una sessantina i bambini nati da ovociti congelati (il primo nel `97). I centri italiani in grado di garantire la «crioconservazione» sono solo 25 e le gravidanze ottenute con questa tecnica nel pianeta non sono più di cento. Tra gli obiettivi della sperimentazione, offrire un´alternativa al congelamento degli embrioni a quelle coppie che, per ragioni morali, la rifiutano. «E´ anche un modo per dare speranza di fertilità a pazienti sottoposte ad aggressive cure chemioterapiche -spiega Flamigni-inoltre gli ovociti congelati in sovrannumero potranno servire alla produzione di cellule staminali tramite il trasferimento nucleare. Il ministro della Salute Sirchia e il suo predecessore Veronesi hanno incoraggiato e sostenuto la ricerca». Il progetto consente di conciliare gli strumenti della scienza con le questioni sollevate dalla religione e i diritti delle donne. La nuova tecnica, però, è guardata con sospetto da alcuni biologi. La cellula uovo ha una vita molto breve e, se non viene fertilizzata, degenera rapidamente. Molte strutture dell´ovocita possono essere danneggiate dal congelamento e le conseguenze dei danni potrebbero minare la salute del nascituro. «Si tratta di una sperimentazione delicata -riconosce Flamigni - ma sono convinto che ne valga la pena.» Da cento ovociti iniziali si ottengono due gravidanze, contro le 3,5 ottenute con la tecnica degli embrioni congelati. Una tecnica con grandi margini di sviluppo, secondo Flamigni, «soprattutto se andranno avanti le ricerche sulle cellule staminali e la produzione di gameti a partire da un ovocita privato del nucleo: lo si è già fatto con successo negli animali». E se, come è probabile, la legge sulla fecondazione assistita porrà limiti al congelamento degli embrioni, poter disporre di molti ovociti diventa l´unico modo per eseguire il minor numero di trattamenti alle donne che vogliono ottenere una gravidanza, e anche per fare indagini genetiche pre-impianto.

Giacomo Galeazzi