Articolo da "La Repubblica" del 18 gennaio 2003.
IL POTERE SCOPICO DELLA SCIENZA SVELA L'ULTIMO SEGRETO...
L´unione tramite una proteina che funziona da collante. Lo studio pubblicato su Science
Embrione, l´ultimo segreto "Ecco come si lega all´utero"

CLAUDIA DI GIORGIO
ROMA - Dalle pagine della rivista americana "Science", un gruppo di scienziati annuncia la scoperta di uno dei segreti più elusivi della riproduzione umana: l´ingrediente misterioso che permette all´embrione di impiantarsi nell´utero, creando così il primo concreto legame tra la madre e il bambino che sta crescendo dentro di lei. A consentire l´annidamento dell´embrione, scrivono Olga Gebanchev e Susan Fisher della University of California di San Francisco, è una proteina, chiamata L-selectina, che funziona come una sorta di collante, permettendo all´embrione di aderire alle pareti dell´utero materno. Da questa scoperta, secondo gli esperti, possono derivare importantissimi progressi nella lotta contro l´infertilità, poiché il 75 percento delle gravidanze che non superano la ventesima settimana (il periodo della gestazione in cui avviene la maggioranza degli aborti spontanei) falliscono proprio perché l´embrione non è riuscito ad impiantarsi correttamente nell´utero.

Come sottolinea un commento editoriale, il mistero dell´impianto embrionale rappresenta uno degli ostacoli più seri al successo delle tecniche di fecondazione assistita. La brevissima finestra temporale in cui avviene l´annidamento è una sorta di attimo fuggente, solamente dopo il quale un ammasso di cellule dal destino ancora incerto (secondo molti biologi, in questo stadio non è ancora possibile parlare di embrione) si avvia a diventare un nuovo individuo. E perché questo possa avvenire è necessaria "una sincronia perfettamente orchestrata" tra l´embrione e l´utero, dove le prime cellule embrionali arrivano dopo un lungo (e pericoloso) viaggio attraverso le tube di Falloppio intorno al sesto giorno dal concepimento.

In questa fase, la moltiplicazione delle cellule embrionali è giunta a quello che gli esperti definiscono come stadio di blastocisti: una sfera di 64 cellule composta da uno strato esterno da cui si formeranno la placenta e gli altri tessuti (come l´amnio o il cordone ombelicale) necessari al feto durante la vita uterina nell´utero, ed una massa di cellule interne, da cui si svilupperanno praticamente tutti gli altri tipi di cellule del corpo umano. Una sfera microscopica (circa 250 micron), che vaga all´interno dell´utero, rotolando tra le sue pareti "come una palla da tennis su una superficie ricoperta di sciroppo," spiega Susan Fisher.

Ed è proprio durante questa fluttuazione che, se tutto va come dovrebbe, lo strato esterno della blastocisti si ricopre della fatidica proteina L-selectina, iniziando ad interagire con l´utero materno. Il quale, a sua volta, ha cominciato a sua volta a produrre un´elevata quantità di carboidrati, che, legandosi con la proteina di cui ormai la blastocisti è completamente ricoperta, creano un ambiente vischioso che poco alla volta rallenta la fluttuazione della piccola sfera cellulare fino a farla fermare del tutto. A questo punto, (ma solo se il sincronismo degli eventi è stato rispettato), la blastocisti si impianta nella parete uterina. E può iniziare a dedicarsi all´importante compito di cominciare a costruire la placenta che gli permetterà di alimentarsi attraverso il sangue materno.