Articolo da " Il Corriere.it" del 2 luglio 2007


E' la prima volta al mondo
Nasce da un ovulo maturato in vitro
Il successo è stato ottenuto da un’équipe canadese. La tecnica offre nuove speranze a donne malate di tumore

MONTREAL - Prelevato. Maturato in laboratorio. Vetrificato. Scongelato. Fecondato. Impiantato nell’utero di una donna. E capace di dar luogo a una nuova vita. Per la prima volta al mondo un bambino è nato sano da un ovulo così manipolato in laboratorio: la nuova frontiera della fecondazione in vitro è stata raggiunta da ricercatori canadesi dell’Università di Montreal e potrà rappresentare una soluzione per le donne con tumore che desiderano conservare la capacità di procreare. Per ora, come hanno raccontato gli specialisti canadesi a Lione, dove è in corso il 23mo meeting annuale dell’European Society of Human Reproduction la procedura è stata usata su quattro donne affette da sindrome dell’ovaio policistico: una ha già partorito, altre tre hanno in corso la gravidanza.
STMOLAZIONE ORMONALE - «Congelare gli ovuli è ormai parte integrante dei trattamenti per l’infertilità – ha detto Hananel Holzer, coordinatore del gruppo di ricerca alla Mc Gill University di Montreal – ma finora sono state ottenute gravidanze dalla fertilizzazione di ovuli prelevati dopo stimolazione ovarica, e quindi maturi, congelati o vetrificati e poi scongelati. Sfortunatamente però alcune donne non possono o non hanno il tempo di sottoporsi a una stimolazione ormonale perché malate per esempio di tumore al seno: in questo caso la somministrazione di ormoni stimolanti potrebbe essere dannosa. Ecco allora che la nostra tecnica può offrire nuove opportunità a queste pazienti». Alcune donne possono, infatti, andare incontro alla cosiddetta sindrome da iperstimolazione ovarica che può essere anche mortale.
IN LABORATORIO - La procedura canadese, dunque, non è stata ancora sperimentata su donne con tumore, ma su donne con ovaio policistico. I ricercatori hanno selezionato 20 pazienti, con età media di circa 30 anni, infertili e hanno prelevato loro un totale di 296 ovociti di cui 290 immaturi (fisiologicamente, infatti, uno degli ovociti immaturi va incontro ogni mese a un processo di maturazione). Questi ultimi sono stati fatti maturare in laboratorio, poi vetrificati e congelati, ma soltanto per alcuni mesi, e infine scongelati: 148 ovociti sono sopravvissuti allo scongelamento e sono stati fecondati con la tecnica Icsi (iniezione intra-citoplasmatica dello spermatozoo, cioè direttamente nell’ovulo); degli embrioni ottenuti, 64 sono stati trasferiti nell’utero delle donne, più di uno per donna dal momento che la maturazione in vitro ha un tasso più basso di successi nell’impianto. Le gravidanze ottenute erano tutte singole tranne una che era gemellare, ma successivamente uno dei due feti è stato abortito.
IL FUTURO – La conservazione della fertilità è di grande importanza per le pazienti, come appunto le donne malate di tumore, sottoposte a trattamenti che possono renderle infertili perché distruggono la riserva di ovociti nell’ovaio. Attualmente per queste pazienti esiste soltanto una procedura sperimentale che consiste nel prelievo di tessuto ovario, nel suo congelamento e nel successivo reimpianto, una volta completate con successo le cure anticancro, ma con un rischio, per quanto teorico: la possibilità di reintrodurre cellule metastatiche nell’organismo della donna.
Adriana Bazzi