| Scienza
e fecondazione Nato il bimbo su misura per curare la sorella Primo designer baby italiano, embrioni selezionati in Turchia. Le sue staminali utilizzate contro la talassemia della piccola ROMA
- È un bambino paffuto e quieto quello che da due giorni agita le
piccole braccia nella culla di una clinica leccese. Nulla lo distingue
all’apparenza dagli altri neonati. E invece ha una storia unica, che
istintivamente spinge a chi sorride ai piccoli fuori dal nido a
guardarlo in modo speciale. Nato per guarire la sorella talassemica con
le cellule staminali del suo cordone ombelicale. Concepito su misura,
in provetta, con doppia selezione di embrioni in modo che nascesse non
solo sano, senza ereditare l’alterazione genetica dei genitori, ma
anche per fare da donatore alla primogenita. È
il primo bimbo designer baby italiano. Le staminali del suo sangue
verranno moltiplicate in coltura e poi utilizzate per il trapianto,
programmato al San Matteo di Pavia. Antonio è nato a Lecce, ma la
selezione degli embrioni è avvenuta, sotto la direzione scientifica del
biologo molecolare Francesco Fiorentino, al Memorial Hospital di
Istanbul, meta di molte coppie di genitori portatori di malattie
genetiche, con figli che hanno ereditato lo stesso difetto e un’unica
possibilità di salvarli: dargli un fratello fonte di staminali. La
tecnica da noi è vietata dalla legge sulla procreazione medicalmente
assistita che tra l’altro preclude le cure ai non sterili. Per questo
chi può tenta l’ultima carta all’estero. Nella sala d’attesa del centro
di diagnosi preimpianto del Memorial di Istanbul si parla italiano.
Antonio G., papà felice di Antonio junior, racconta le sue incredibili
ultime 48 ore. Subito
dopo il parto, il cordone ombelicale del piccolo è stato prelevato,
infilato in un contenitore di polistirolo pieno di ghiaccio, e da lui
stesso portato a Pavia. Un aereo lo aspettava in pista. Dopo nemmeno 4
ore dal lieto evento la preziosa scatoletta era al centro trasfusionale
del San Matteo. «Siamo stati criticati da chi crede che avere figli per
questo scopo equivalga a procurarsi pezzi di ricambio - si sfoga
Antonio senior -. Io e mia moglie abbiamo la coscienza a posto. Ci
aspettano altri mesi difficili. È l’inizio di una nuova vita che spero
ci porterà a salvarne un’altra». Marta, 12 anni, la primogenita con
talassemia, una trasfusione al mese, sa cosa l’aspetta, sa che al
fratellino dovrà volere doppiamente bene. Ne ha altri due, Luca e
Flavia, non talassemici ma non compatibili per una donazione. La
storia ha un risvolto grottesco. Il bimbo sarebbe dovuto nascere
all’ospedale di Galatina. Ma mentre la mamma Maria era in sala
operatoria, in preanestesia, la luce se ne è andata e il generatore di
riserva non è entrato in funzione. Antonio senior e il ginecologo si
sono dovuti arrangiare: hanno preso la macchina per portare la donna a
Lecce, in una clinica privata, senza neppure ottenere l’offerta di
un’ambulanza. Verso le 13 di mercoledì la nascita del bimbetto su
misura, tre chili di peso. Il papà ha trovato il tempo di piangere solo
in aereo. Di gioia, ma consapevole di altre sofferenze legate al futuro
di Marta. Margherita
De Bac |
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