Articolo da "La Repubblica" del 29 aprile 2005


L´Alta Corte britannica si esprime sui "designer baby", embrioni selezionati per curare altri piccoli gravemente malati
Londra, sì a bimbi su misura ma solo a scopo terapeutico

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
enrico franceschini
LONDRA - Creare i cosiddetti «designer baby», bambini fatti su misura, allo scopo specifico di aiutare a curare bambini gravemente malati, è legale e non dovrebbe essere vietato. Questo hanno stabilito ieri a Londra i cinque Law Lords, la massima autorità giuridica britannica, respingendo un ricorso in appello contro una precedente sentenza e mettendo così fine a un caso giudiziario che durava da ormai quattro anni. Non si conclude qui, tuttavia, il dibattito tra i fautori del ricorso alla fertilizzazione in vitro per creare bambini con determinate caratteristiche genetiche, sia pure soltanto con obiettivi medici, e le associazioni che difendono il diritto alla vita, incluso quello degli embrioni, e si oppongono a qualunque nuova tecnologia in questo campo: «Una strada - sostengono questi ultimi - che porta alla selezione di figli con un certo colore di occhi o di capelli, o con determinate sembianze, e a medici o scienziati che si sostituiscono al ruolo di Dio».

Il caso esaminato dai Law Lords è uno dei tanti che hanno creato simili controversie in Europa o negli Stati Uniti in questi ultimi anni. Raj e Shahana Hashmi, una coppia inglese di origine indiana, cercavano disperatamente un sistema per curare il figlioletto Zain, che oggi ha sei anni e che soffre di beta-talassemia: il suo corpo non produce quantità sufficiente di globuli rossi e deve continuamente ricevere medicinali e trasfusioni. Il sistema, a un certo punto, l´hanno trovato: una tecnica chiamata «diagnosi genetica pre-impianto», che consente di selezionare un embrione con gli stessi tessuti del bambino malato: dal suo cordone ombelicale, poi, sarebbe possibile ricavare cellule staminali compatibili con quelle di Zain, per curarlo.

Nel 2001, dopo una lunga indagine, l´Autorità Britannica per la Fertilizzazione e l´Embriologia ha autorizzato i genitori di Zain, e tutti quelli di bambini soferenti di malatrtie simili, a ricorrere a questa tecnica.

Ma a quel punto sono insorti i gruppi per il diritto alla vita. Uno in particolare, «Core» (Comment on Reproductive Ethics), ha chiesto il giudizio dell´Alta Corte, che nell´aprile 2003 ha confermato la decisione dell´Autorità per la Fertilizzazione. Allora «Core» ha fatto appello e ieri è giunto il verdetto conclusivo dei Law Lords, che rende legale una volta per tutte la procedura. «Siamo profondamente delusi dalla decisione», ha detto Josephine Quintavalle, fondatrice dell´associazione. «Si comincia con i bambini fatti su misura per scopi medici, per salvare vite umane, e si finirà con sceglierne il sesso e le caratteristiche fisiche. Il migliore dei fini, come è certamente quello di curare un bimbo malato, non giustifica i mezzi». Obietta il dottor Simon Fishel, responsabile dell´ospedale in cui è in cura il piccolo Zain: «Noi crediamo invece che la decisione dei giudici sia una bellissima notizia, per le numerose famiglie che si trovano in situazioni angoscianti come questa».