''A jè làde vie cu li faliscjs,
inspiegabile, come simpri.
Befanie dal spirt.
"Spirt (di)abolic" lu clamave me nône
trabascjant litanîs par slontanalu.
Ma le femenate 'e tornave e tornave in tal fôc di ogni unviar
in tal zisicà da piardude peraule,
... soreli a mont... soreli jevât
mont marcjât savoltament blesteme
di une storie discloteade,
fruzulade, s-finude... di femine in-finide...
Nel calendario popolare, quello naturale, i periodi solstiziali segnano i momenti più intensi, ma quello invernale è addirittura di una eccezionale pregnanza di significati.
Riti di fine-inizio, di lotta fra il bene e il male, tra le forze della morte e della rinascita, rinascita del nuovo ciclo solare, rigenerazione dei cicli naturali, riti di espulsione e di purificazione agraria, orge collettive, riti catartici della collettività che si prepara ad iniziare un nuovo ciclo. Feste che segnavano il momento più esaltante del tempo gestito collettivamente senza separazione fra attori e fruitori, al contrario di ciò che accadeva nelle feste civili, militari o liturgiche.
Il falò è l'effigie della vegetazione vecchia, insterilita che il fuoco elimina. Sul falò si brucia anche il gatto, la strega, la vecchia, la befana.
Fuoco come morte ma anche come rinascita, come simbolo propiziatorio per le campagne.
E' nelle profondità uterine della terra che le forze ctonie lottano affinchè dalla decomposizione rinasca la vita.

Non è detto che nelle ere inaugurali questi fuochi avessero data fissa; forse si innalzavano per purificare e festeggiare la luna nuova, la luna-ecate, come atto propiziatorio. Un concilio del 692 proibisce di accendere fuochi nelle notti di luna nuova e di danzarvi attorno.
La scelta di un essere femminile nel rito eliminatorio è dovuta anche all'antica convinzione che l'uomo è essere solare, mentre la donna, per le sue "regole", è un essere lunare, quindi in connessione con i poteri ctoni e con le forze segrete della fertilità.
In pianura è frequente il divieto di filare. La filatura è da sempre l'attività emblematica della donna; il filo, filato in quella notte conserva i poteri magici.
In tutti i popoli sono - furono presenti divinità femminili dai contorni misteriosi, che sembrano concentrare in sè poteri positivi e negativi, e rappresentano la forza primigenia, la nascita, la fertilità.
Le Matres, Madonna orientale, Richella, Abundia, Diana, Perchta, Baba, personificazioni pagane dello spirito della vegetazione, della fertilità, alle quali il cristianesimo da dato una coloritura demoniaco-stregonesca trasformandole in femenate, befane, donne scellerate.
* cenni storici tratti da Ciceri, Brusini, Ginzburg.
'E' andata via con le faville/inspiegabile come sempre./Epifania dello spirito./"Spirito diabolico" lo chiamava mia nonna,/biascicando litanie per allontanarlo./Ma la femenate tornava e tornava nel fuoco di ogni inverno,/nel bisbigliare della perduta parola,/...sole al tramonto... sole all'alba.../mondo mercato sconvolgimento bestemmia/di una storia sconnessa,/stropicciata... s-finita... di donna in-finita.