Kit e tampone il test di paternità spopola sul web
Facile e anonimo: boom di richieste
Basta cliccare su Internet ed ecco il modello "Premium" per chi non può aspettare più di 48 ore. All´estero li chiamano "peace of mind"
MARINA CAVALLIERI
ROMA - Il kit arriva per posta in un pacchetto anonimo. Contiene un tampone per il prelievo della saliva, basta strofinarlo in bocca «dolcemente», c´è scritto, e poi inviare il tutto. Chi spedisce garantisce che la risposta sarà riservata e assicura che la sentenza sarà definitiva. È il mercato mordi-e-fuggi dei test di paternità, all´estero li chiamano familiarmente "peace of mind", tanto facili da ottenere da indurre in tentazione anche l´uomo più sicuro. Il business del certificato di paternità è una fetta consistente del nuovo supermarket della genetica, dà una risposta tecnologicamente avanzata a quell´antico assillo che vuole il pater semper incertus. È nel giro di pochi anni che il mercato è esploso. Sono centinaia i siti che offrono il test genetico, una ventina quelli italiani che spesso utilizzano per le analisi laboratori con sede in Germania o a Malta. «Siamo un´azienda italiana che si occupa di analisi genetiche ma ci occupiamo di test di paternità da poco tempo», racconta la dottoressa Elisa Faresin, della Kemifar. «Ci appoggiamo ad un´azienda tedesca, la Medigenomix, che esegue per conto nostro questo test. I dati del mercato tedesco sono molto interessanti, un test ogni 4 mila abitanti, nella Repubblica Ceca, uno ogni mille. Il mercato italiano è difficile da valutare, non ci sono cifre neanche ufficiose perché chi lo fa non vuole dirlo. Ma ci puntiamo molto». È una giungla senza regole ma redditizia, un mondo sommerso ma alla portata di tutti. Basta cliccare ed ecco il modello Standard, per chi può attendere fino a 8 giorni, ecco il Premium o il Priority: consegna dei risultati in 48 ore. I costi? Dai 200 ai 600 euro.
«Però a volte i test fatti su Internet possono dare un risultato sbagliato, le analisi vengono mandate in laboratori all´estero e la possibilità di uno scambio è alta». La dottoressa Maura Menaglia lavora nel laboratorio Genoma, uno dei centri di analisi genetiche più avanzato non solo a Roma ma in Italia. Passa parte della sua giornata a dare risposte a uomini e donne ansiosi, s´imbatte nei casi più disparati ma tutti con lo stesso dubbio: «Vengono anche con lenzuola e mutande, indumenti di tutti i tipi per scoprire se ci sono tracce di un altro o di un´altra». Un mondo di tradimenti e infedeltà che crede di poter trovare la soluzione a drammi privati e familiari nella certezza scientifica di un test che dà una risposta sicura al 99.999 per cento. «Quello di Internet è un mercato vasto e sommerso ma il lavoro è aumentato anche per noi laboratori: sono qui dal 2004 e da allora ho visto crescere le richieste dei test del 300 per cento. Oggi le persone sono molto informate, preparate, sanno di poter avere a portata di mano quello che un tempo era impensabile. Ma i test per avere un valore legale devono essere fatti con il consenso di entrambi i genitori, altrimenti è un semplice documento informativo che non si può portare in tribunale». In realtà la causa di separazione è solo l´ultima tappa a cui non sempre si arriva, importante è sciogliere il dubbio. «I casi? Di tutti i tipi. C´è l´uomo a cui la moglie confessa di avere un altro, allora gli viene il sospetto che il figlio che sta crescendo non sia suo. C´è il padre di famiglia a cui arriva la telefonata della ragazza di vent´anni che dice di essere sua figlia, o la donna che ha avuto due partner diversi».
La procedura è sempre la stessa, il tampone può essere spedito anche ad un indirizzo fermo posta, sempre in una busta non intestata e si compila un foglio dove si chiede il consenso di entrambi i genitori: chi firma si assume la responsabilità ma non c´è nessun controllo, è come un tacito accordo. Poi il prelievo col tampone sul figlio, su di sé, un gesto fugace, rischioso, nascosto. «L´offerta che si trova su Internet può diventare una tentazione, diciamo che in questo caso la domanda può creare il bisogno», spiega Susi Pelotti, medico legale a Bologna. «All´estero c´è la pubblicità dei test negli autogrill, in Austria si vende in drogheria. Tutto questo è possibile perché le analisi si possono fare con piccole quantità biologiche, anche solo un chewing gum. È dalla fine degli anni 90 che si può fare il test con questi marcatori. Noi non facciamo analisi anonime ma ci arrivano molte richieste, un aumento in pochi anni del 100 per cento. È la sindrome del cuculo: quel figlio non appartiene al mio nido. Del resto si stima che siano dal 10 al 15 per cento i bambini che non sono figli del genitore». I problemi etici e quelli giuridici possono attendere, anche se il Garante della privacy ha invocato regole. Intanto il mercato va.