Articolo da "Il Corriere della Sera" del 13 2005

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Fenomeno in crescita negli Stati uniti
In sala parto con l’invito, alla nascita show
Non solo il marito, accanto alla puerpera amici e fotografo. Gli ospedali Usa si attrezzano: posti a sedere per il pubblico
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
NEW YORK - C’è chi segue lo spettacolo da una poltrona, sgranocchiando popcorn; chi immortala la scena con la cinepresa, dalle doglie fino al buffetto del ginecologo; chi invece non resiste alla tentazione di applaudire sul più bello, quando la testa del pupo comincia a intravedersi.
Il New York Times la definisce «la moda del parto-party», dedicando al nuovo trend un ampio articolo in prima pagina: «Invitare un gruppo di amici e parenti in sala parto, a volte accompagnati da un fotografo professionista, è diventato normale in molti ospedali». La nascita si trasforma così in un evento sociale e compilare la lista degli invitati «può richiedere tatto e diplomazia per evitare che gli esclusi si offendano». Solo una decina d’anni fa, negli States era a malapena concesso al marito il privilegio di assistere alla nascita del figlio. Oggi anche gli ospedali più tradizionali aprono le porte a tutti. O quasi.
«Sono sempre stata vicina a papà, ma non credo mi abbia vista nuda da quando avevo 13 anni», racconta Kate Bickert, una delle tante donne che hanno invitato il padre - e altre sei persone - ad assistere al suo primo parto. La tendenza è tale che un ospedale di Chicago attualmente in costruzione, il Prentice Women’s Hospital, ha dovuto chiedere aiuto a un architetto. Quando aprirà i battenti nel 2007, ogni sala parto avrà una «zona famiglia» che potrà accogliere 4 persone, con frigobar e vista panoramica dell’evento. Per far accomodare tutti i suoi spettatori, il California Pacific Medical Center ha dovuto fare lo stesso. La nuova moda non turba affatto i dottori americani: «A volte un solo spettatore può creare il caos in sala parto - spiega Andrew Ross, ginecologo a Denver -, in altri casi 15 persone si comportano perfettamente».
Dietro al fenomeno, secondo il N.Y. Times , c’è l’evoluzione nella struttura della famiglia, che non è più tradizionale e in molti casi manca della figura del marito. «Talvolta è la suocera la persona più vicina alla partoriente - dice Bethany Golden, ostetrica di Chicago -, perciò sta diventando sempre più difficile stabilire chi ha il diritto d’essere presente e chi no». Dalle statistiche risulta che le donne ispaniche sono più propense a invitare madri, sorelle e amiche, insieme alle liceali che organizzano veri e propri «parto-party» in ospedale. Il trend conviene anche alle strutture sanitarie. «Più un ospedale è favorevole alle necessità delle famiglie, più c’è la possibilità che tornino in futuro», spiega il dottor Ross.
Non mancano però gli intoppi. Il mese scorso gli infermieri del Bellevue Hospital Center di New York sono rimasti a bocca aperta quando due uomini hanno cominciato a litigare in sala parto, ognuno sostenendo di essere il vero padre del bimbo che stava per nascere. Sono nate delle discussioni online, su siti quali babycenter.com , dedicate proprio al problema degli «ospiti indesiderati in sala parto», dove le pecore nere sono specialmente le suocere. Anche i dottori preferiscono non averle tra i piedi, soprattutto se non vanno d’accordo con le madri. «Se c’è una guerra tra la donna incinta e sua suocera, è mia responsabilità trovare un modo per far sgomberare la suocera dalla sala», spiega Frederic Frugoletto, direttore del reparto Maternità del Massachusetts General Hospital.
Alessandra Farkas
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