| Così le nonne ci resero Homo sapiens LA nonna non è solo una baby-sitter gratuita che porta i bambini al mare, distribuisce dolcetti, accarezza e consola. E’ molto di più. E' addirittura il personaggio chiave del nostro processo evolutivo: l'aiuto extra da lei fornito avrebbe dato ai membri più antichi del genere Homo un vantaggio di cui gli altri primati non hanno mai goduto. Dietro il misterioso passaggio dalle forme scimmiesche all'Homo erectus e poi all'Homo sapiens ci sarebbe questo ruolo della nonna mai riconosciuto prima. La dimostrazione? Nelle società molto primitive sono le donne anziane e non gli uomini a provvedere alle necessità della famiglia in modo da limitare la mortalità infantile fra i nipoti e permettere gravidanze più frequenti alle figlie. Ad affermare tutto ciò è un gruppo di antropologi americani le cui ricerche sono comparse di recente sugli Atti della National Academy of Science di Washington. Vi si parla di "Ipotesi della nonna", una teoria elaborata da Kristen Hawkes e Nicholas Blurton Jones dell'università dello Utah e da James O'Connell della UCLA a Los Angeles, tutti convinti che sia stata la nonna a fare la differenza. I tre ricercatori sono giunti a queste conclusioni studiando in Tanzania una delle pochissime tribù di cacciatori-raccoglitori ancora esistenti. Si chiamano Hazda, condividono un loro dialetto e una forte avversione per la stanzialità e l'agricoltura. La terra è aspra e la popolazione è povera, ma gli Hazda se la cavano bene grazie ad una risorsa incalcolabile: un gruppo di anziane col cuore di giovinette. L'espressione è di Kristen Hawkes secondo la quale le sessantenni sono gli individui più laboriosi dell'intera tribù. Camminano sulle colline per molte ore al giorno con un'energia non più tarpata da gravidanze e allattamenti e la sera tornano con quanto basta a nutrire tutti, uomini inclusi. E gli uomini, che fanno? "Fanno i cacciatori - risponde O'Connell - e partono alla ricerca di grandi animali armati di frecce colorate e vistose. Si tratta di un modo molto inefficiente di nutrire la famiglia se paragonato allo stile delle donne che giorno dopo giorno raccolgono tuberi e frutti, prendono le uova dai nidi, il miele dai favi e tendono trappole ai piccoli roditori. Chiaramente la caccia ha un altro significato che va al di là del mantenimento della famiglia a cui appunto pensano le nonne.» Con la teoria della nonna il gruppo americano ritiene di avere anche risposto a un grande dilemma scientifico: qual è il significato evolutivo della menopausa, condizione che s'instaura intorno ai cinquant'anni quando il numero degli ovuli si esaurisce? Perché, tra tutti i mammiferi solo le donne vivono più a lungo dei loro ovuli? E perché le scimmie, superati i quarant'anni e finiti gli ovuli, sono pronte a morire? Alcuni rispondono che, prima dei trionfi dell'igiene e della medicina, ben poche donne superavano l'età del concepimento, e considerano la menopausa un momento di riadattamento segnato da disturbi di ogni genere. Altri invece ritengono che la menopausa ci sia sempre stata e rappresenti, insieme con la postura eretta e un cervello potente, una delle caratteristiche che fanno degli esseri umani animali diversi da tutti gli altri. Per dirla con i tre antropologi la menopausa è il meccanismo evolutivo che ci ha fatti vincenti in quanto ha permesso l'affermarsi della nonna. «Tra le donne Hazda - spiega Kristen Hawkes - la puerpera in difficoltà e la giovane madre non fanno alcun conto sul compagno. Caso mai è lui che si accoda e partecipa al desco preparato con le fatiche dell'anziana.» E così deve essere stato nella preistoria, quando incominciammo a distanziarci dagli altri primati. Diventammo animali diversi, uomini appunto, in quanto il fatto che ci fosse la nonna a badare alla prole, alle puerpere e alle giovani gravide, permise agli adulti maschi di spostarsi agevolmente ed andare alla conquista di territori sempre nuovi. Mentre i primati confinati in zone limitate si avviavano ad una graduale estinzione, gli uomini si espandevano, tranquilli: a casa c'era la nonna a raccogliere frutti e a rubare le uova dai nidi perché la famiglia prosperasse. Ida Molinari |
||