Articolo da "La Repubblica" del 13 settembre 2005


Francia, un ospedale per le donne che hanno un figlio ma non si sentono mamme
La clinica delle madri sbagliate

DAL NOSTRO INVIATO
ANAIS GINORI
PARIGI
LA CASA delle madri che non amano i figli è una palazzina orizzontale bianca e grigia, silenziosa e isolata. Vicino non esiste null´altro, solo un cimitero. Un´insegna dice: «Maternologia». C´è una schiera di passeggini fuori dalla porta d´ingresso. Dentro i bambini piangono, la televisione è accesa.

L´ospedale di Saint-Cyr-L´Ecole, vicino a Versailles, è unico al mondo nel suo genere: cura le donne che pur avendo un figlio non si sentono mamme. «Partorire non basta per diventare madri», spiega il dottore Jean-Marie Delassus, un uomo corpulento, laureato in Psicologia, che negli anni Ottanta ha inventato questa strana disciplina, ovvero lo studio di come si sviluppa l´istinto materno. Il suo centro adesso è finanziato dallo Stato, fa parte del sistema sanitario nazionale e c´è una proposta di legge per creare strutture simili in ogni regione.

Non è una scienza scritta nelle enciclopedie e sta anche provocando molte polemiche. Ma secondo alcuni specialisti avrà un gran futuro: una madre su dieci ha difficoltà affettive nel primo anno di vita del bambino. E´ un disagio diverso dalla depressione post-partum o il baby-blues, che si manifesta attorno al terzo giorno dopo la nascita e scompare subito dopo. «Questo è un male oscuro e segreto», racconta Delassus. «Le madri covano un disagio profondo per settimane, mesi. Soffrono e si vergognano, perché non amare il proprio figlio è la cosa più terribile che possa accadere a una donna». Dopo anni passati a studiare, i medici non hanno trovato un´origine comune al "mal di madre": a volte la causa è da ricercare nell´infanzia, altre volte è un problema con il marito, l´immagine che una donna vuole avere di sé, o ancora è l´incertezza economica e lavorativa. Di una cosa gli specialisti della clinica sono certi. «Se non curato, questo malessere degenera in malattia psichiatrica, può portare a maltrattamenti e in casi estremi al suicidio delle madri o all´infanticidio».

Margherita, mimosa, tulipano. Ogni stanza ha il nome di un fiore. In questi corridoi, i fatti di cronaca che fanno discutere in Italia, da Cogne a Merano, non sono affatto visti con stupore. Nessuno qui si scandalizza che una donna che porta in grembo un bambino possa avere nei confronti della piccola creatura pulsioni orribili o comunque preoccupanti. Come è successo a Michelle, una pianista che vive a Parigi, nel sedicesimo arrondissement. Bella, colta, madre da meno di tre settimane di Raphael. L´altro giorno ha telefonato in lacrime: «Sta urlando ancora. Se continua lo butto dalla finestra». Sylvie invece, un´impiegata al secondo figlio, ha sofferto di attacchi di panico subito dopo la nascita di Patrice, 4 mesi fa. «Non mi sentivo all´altezza. Temevo che ogni mio gesto potesse fargli del male». Per Emmanuelle la nascita di Pierre, dopo anni in cui credeva di non poter rimanere incinta e un trattamento ormonale, è stata la fine di un´illusione. «Mi sento di ghiaccio», racconta. «Non riesco a comunicare, è come se non provassi nulla per lui».

Quando arrivano, madre e figlio vengono separati. «Le donne sono esauste, tesissime. La prima cosa è farle riposare». Spesso sono aiutate da tranquillanti. «Sono i soli medicinali che usiamo», assicura il direttore dell´ospedale. L´uso di farmaci e il fatto di allontanare il bambino ha suscitato le critiche di ostetriche e pediatri. Le pazienti vivono in questa casa per circa sei settimane, i mariti vengono tutti i giorni. Spesso partecipano alle sedute di psicoterapia. La giornata è scandita dalle poppate dei neonati: il personale medico insegna come tenere il bambino, come guardarlo. Si fanno passeggiate, incontri con le altre mamme.

«Potersi confrontare con donne nella stessa situazione è già un sollievo», spiega Anne Catherine Cassin, psicologa della clinica. L´idea di medicalizzare un malessere femminile che esiste dalla notte dei tempi suscita molte perplessità. «La mia famiglia mi vedeva come un mostro», ricorda Brigitte, ex paziente dell´ospedale, che ora ha creato il sito "Maman Blues". Un forum dove le madri infelici possono confessare il loro malessere. «Spesso si guarisce ma è importante poter ammettere di star male». Le visitatrici sono in aumento, come le pazienti della clinica.

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