Articolo da "Il Giorno.it" del 28 giugmo 2003
Cara mamma, ti odio

La figura materna? «Pietra di paragone e di inciampo», la definisce Emma, una delle protagoniste del saggio «Madri e figlie. Legami e conflitti tra due generazioni» (Mondadori, pp. 206, E 15,60) della psicoanalista Anna Salvo. Oppure più «donna che madre» o anche più «madre che donna», che è la dicotomia indagata in un altro volume in cui ritorna il titolo di «Madri e figlie. Una relazione a tre» (Einaudi, pp. 319, E 14,80) della psichiatra infantile Caroline Eliacheff e della sociologa Nathalie Heinich. La voce delle figlie si fa sentire, invece, attraverso «Figlie e madri» (Marco Troppa Editore pp. 286, E 14,50), in un'antologia a cura di Joyce Carol Oates e Janet Berliner.

I tre volumi si integrano e si completano, ma il discorso sul forte e appassionato legame che ogni figlia stringe con la madre resta aperto: l'appartenere allo stesso sesso prolunga il rapporto d'amore, confonde confini e identità e crea ambivalenze, dipendenze, lontananze e nodi difficili da sciogliere.

Singolare è la scelta della Salvo di usare la prima persona nel raccontare i casi clinici e rischioso il suo mettersi in gioco, divenendo lei l'io narrante di una sorta di romanzo familiare sotto forma di lettera che quattro donne scrivono alla loro madre. Elena, Enrica, Erminia ed Emma, attraverso il «tu» che si continua a usare, in un colloquio reale o immaginario e ininterrotto con la propria madre anche da adulte, ingaggiano un corpo a corpo con il loro primo oggetto d'amore, ricordano e domandano, rimproverano e presentano conti che non tornano e pian piano arrivano a crescere, a rinascere e a rompere l'originaria e maledetta diade madre-figlia. Come figlie, «solo conquistando lo sguardo dell'indulgenza verso la madre, potremo mitigare il rancore per ciò che non abbiamo avuto, il risentimento indelebile per le offese ricevute o l'avidità vorace che nulla riesce a colmare» suggerisce l'autrice, offrendo a chi legge percorsi e vie di uscita da un vincolo totalizzante.

Nel volume delle francesi Eliacheff e Heinich, entrano in gioco invece personaggi di fiction, cinema e letteratura a costituire una galleria di madri troppo amorose, distanti, gelose, potenti. Tratto distintivo è poi la ricerca del terzo componente della relazione, la figura impallidita o assente del padre, che non controbilancia la distruttività dell'onnipotenza materna. Per stabilire una relazione madre-figlia sufficientemente buona il padre dovrebbe invece fungere da «separatore, per evitare la confusione delle identità, e anche da mediatore, per impedire il dominio di una persona sull'altra».

Per conoscere il punto di vista delle figlie, infine la narrativa: sedici racconti, esplorazioni da latitudini e ottiche diverse di scrittrici famose da Isabelle Allende a Joyce Carol Oates, da Mary Gordon a Margaret Atwood. Nostalgie per un rapporto perduto, ribellione e vendetta, invecchiamento, morte, follia, intimità che non si spezzano, riconoscenza: sono tanti i temi che risuonano tra le piccole storie. Scrive la Oates: «Questi racconti parlano alla figlia che è in noi, perché, in quanto donne, tutte siamo state figlie. E anche se non tutte siamo madri, abbiamo comunque interpretato il ruolo di madre e ci siamo immaginate come tali, nel bene e nel male».

di Francesca Amoni