| I promotori sostengono che verrà usato per curare le malattie dei neonati La fabbrica del latte materno Le associazioni non profit, che fino ad ora si sono occupate degli scambi di latte materno: «La questione non può diventare un business» LOS ANGELES - La Prolacta Bioscience ha aperto la prima fabbrica in cui viene conservato e venduto latte materno a Monrovia, 15 miglia a ovest di Los Angeles. L'obiettivo dell'azienda è quello di studiare e documentare le proprietà del latte materno per metterlo in commercio a scopo terapeutico. «Il latte del seno ha almeno 100 mila componenti, ne conosciamo pochi più di cento» dichiara uno dei membri del comitato scientifico, che ha lavorato al progetto. Si tratta di una vera miniera di salute per i neonati e una grande banca dati da studiare, per gli scienziati. Quando tutte le potenzialità di questo alimento saranno conosciute, si potrà scegliere di utilizzarlo per curare molte delle malattie post natali più comuni e anche quelle più gravi; non solo, l'azienda non esclude di poterlo usare anche per gli adulti (ma la possibilità è esclusa per il momento). Il comitato scientifico che guida le operazioni di commercializzazione, garantisce altissimi standard di qualità nel reperimento, controllo e conservazione del latte. La scelta della donazione del latte è. secondo la Prolacta, assolutamente volontaria e in alcun modo sollecitata da incentivi economici. L'azienda sottolinea che si tratta di donazioni spontanee, l'intervento della Prolacta si limita a porre una specie di marchio di qualità sul prodotto. I potenziali donatori vengono sottoposti ad accurate interviste e controlli, da parte di uno staff medico, per garantire la perfetta salute della donatrice. La donna qualificata come «donatrice» deve riqualificarsi nel tempo superando nuovamente tutti i controlli. Il latte materno commercializzato non convince però chi del settore non è nuovo. L'associazione, senza fini di lucro, Banca del latte umano del Nord America (Human Milk Banking Association of North America) sentenzia, senza mezzi termini, che «il latte umano non può essere comprato e venduto come un qualsiasi prodotto commerciale». L'Associazione, che lavora dal 1943 a livello locale per gestire i bisogni delle mamme e dei loro neonati, si propone di difendere il diritto dei neonati ad avere un'alimentazione adeguata, considerando che il latte materno costituisce una dieta ideale e un alimento insostituibile per la sua particolarissima composizione. Insomma l'accusa che lancia è questa:non si può fare di un dono/diritto di natura un business. Non solo, ma a fondo di tutto ciò nasce il terribile sospetto che il commercio possa spingersi al di là. Mamme particolarmente bisognose potrebbero accettare di vendere il proprio latte, facendolo così mancare ai propri piccoli. In realtà la Prolacta esclude a priori questa possibilità, il dubbio è comunque considerato dal volontariato legittimo - e spaventoso. Si può ridurre tutto a una contesa tra il nuovo arrivato e la vecchia maniera di condurre le cose? O farne una questione di principio del tipo: fino a dove si può spingere il mercato? Chi può giudicare? Certo non i diretti interessati, i neonati che ignari di tutto dopo la poppata ci dormono su. |
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