Articolo da "La Sicilia.it" del 19 gennaio 2004
Tra madre e figlia una rivalità che non è solo tra donne
tutto dipende dal tipo di mamma che si diventa in casa

Il film scandalo anglosassone, addirittura prodotto dalla Bbc , si chiama "The mother" ed è la storia di una madre che ruba l'uomo a sua figlia. Kureishi, lo sceneggiatore, si dice incuriosito dall'effetto che l'opera avrà in Italia, paese delle madri sante. Provocazione e probabilmente scandalo. Ma negli scandali c'è spesso più verità rispetto a ciò che ci fa piacere ammettere. Perché esiste un mondo confezionato, edulcorato, un mondo "delle fiabe" di cui abbiamo tutti bisogno. E poi c'è un mondo più crudo, più vero di cui solo a tratti riusciamo a prender atto.

Il regista del film, Roger Michell, mette in scena un'attempata vedova che sconosce da tempo (forse da sempre) la passione sessuale che è attratta da chi non dovrebbe attrarla: l'uomo della figlia. Il tema è spinoso perché nel suo sottoscala mette in risalto due realtà scomode: il terrore di invecchiare, di curvarsi, di sopportare acciacchi e perdere gradualmente la vista, l'udito e la rivalità madre-figlia. Due temi slegati in apparenza, ma che nell'esasperazione scenica diventano ognuno l'innesco dell'altro, perché le madri restano principalmente donne, impastate di principi - è vero - ma anche di passioni, emozioni, paure.

E' difficile far ammettere ad una madre la rivalità verso una figlia, che poi è il conflitto tra una donna ed un'altra. Esiste una "sessualità familiare" in senso lato che sovente contrappone madre e figlia di fronte allo stesso uomo, questa volta marito e padre. Non si tratta di accaparrarsene i favori, ma di cogliere la propria rilevanza affettiva nei suoi confronti e rispetto alla rivale che pure è soggetto d'amore. La rivalità femminile, spiccata quanto mascherata, nasce spesso da queste diatribe casalinghe sul filo del sentire, osservare, suscitare, competere. E le madri non sentono di poter accettare questo conflitto, perché intollerabile per le tradizionali regole morali che pongono una donna che procrea una figlia in un versante di donazione, sacrificio e rinunzia assoluta.

Eppure in molte famiglie i contrasti madre-figlia sono da aneddoto. Ma essi escono dalle pieghe squisitamente femminili per "elevarsi" al rango educativo con una lei (la madre) impegnata a contenere l'altra lei (la figlia) e motivata unicamente al miglior futuro di questa. Un rapporto scompensato per ruoli e posizioni sociali che tuttavia talvolta può assumere dei "faccia a faccia" simmetrici ed ad alta conflittualità espressa. E qui c'è sempre competizione sotto le mentite spoglie delle incomprensioni generazionali, del bisogno di contenere da un lato e di quello di autonomia dall'altro. E ciò è tanto più evidente quando la figlia cresce, si fa donna e in qualche modo predice un presente ed un futuro alla propria madre.

D'altra parte la maturità e più tardi la vecchiaia, i cui confini sono sempre più vaghi e coincidono solamente con significativi acciacchi fisici, è lo snodo in cui allo sfiorire della femminilità di una delle due donne corrisponde l'esplosione di quella dell'altra. In un mondo dove si è alla ricerca dell'elisir della giovinezza eterna, certo tutto ciò è a volte molto frustrante, specie quando una donna adulta non ha perfezionato altre gratificanti percorsi esistenziali, rimanendo ancorata a quelle ancestrali tipiche della femminilità, l'accoppiamento e la fertilità. Le espressioni mascherate di questa difficoltosa convivenza hanno molte facce e sono sempre ammantante dalla prerogativa educativa. Una è quella della madre-precettore che esercita un controllo esasperato, a tratti castrante nella vita e nelle relazioni della figlia. L'intrusività qui ha caratteristiche inibenti le potenzialità emotive della figlia e finisce per diventare un freno ad una sana evoluzione. Un'altra è rappresentata dalla madre-amica, che cerca di condividere la vita della figlia, i suoi interessi, le amicizie, partecipando con fare da teen ager alle riunioni dei coetanei della ragazza. Anche qui, con modalità da coetanea, la madre esercita un controllo pressante sulla figlia, impedendole esperienze che hanno un significato utile nella misura in cui sono autonome. E poi la madre-moralista, che non agisce attraverso la propria incessante presenza fisica, ma che con svariate modalità frena le esperienze della figlia, colpevolizzandola costantemente con moniti e con la rappresentazione a tratti istrionica delle proprie rinunzie o della propria solitudine in contrapposizione ad ogni incursione della figlia nel mondo adolescenziale.

Ma non sempre questa difficoltosa convivenza vede la madre tallonare in qualche modo la figlia. Alcune volte succede il contrario, perché una donna che ha il doppio degli anni della propria ragazza può essere più bella ed affascinante di questa e suscitarle inconsapevolmente invidia. E ciò diventa più critico quando questa madre non aiuta la propria figlia a starle accanto, a sviluppare valorizzandole le proprie peculiarità ed il proprio aspetto, ma anzi sembra aver percepito la sua ostilità che contraccambia. Dentro spazi familiari che talvolta diventano insanamente dei veri e propri universi, nel corso di tanti anni di convivenza e dietro apparenze unite e sorridenti, si celano drammi interiori mai espressi, "cattivi pensieri" inconfessabili, odi promessi e un malsano e lacerante desiderio di rivincita sul proprio congiunto.

Non c'è soluzione che non sia quella di esorcizzare il tabù, guardando in faccia ciò che a prima vista è scandalo e renderlo consapevole e di pari passo monitorarne emozioni, tentazioni e pretesti per non cadere nella trappola della giusta causa che in verità nasconde bramosie inconfessate e personalissime trame che nulla c'entrano col bene dell'altro. Prendere atto di come il genere umano può essere fatto è un modo sapiente per non restarne inermi ostaggi e per non dividere il mondo in persone splendide e perverse. Perché questa distinzione è possibile solo quando si prende atto del comune denominatore degli istinti - cardine dai quali tutti partiamo per riuscire ad andar oltre, dandosi finalmente del tu.