| LE MADRI DA ACCUDIRE UMBERTO GALIMBERTI Approfondiamolo questo mistero della maternità, segreta custodia del potere assoluto: il potere di vita e di morte, che il re ha sempre invidiato alla donna che genera, e in mille modi ha cercato di far suo. Non sigilliamo l´evento nella sindrome depressiva, non releghiamolo subito nella psicopatologia. Non ci serve porlo ai limiti dell´umano, per procedere nella nostra acquietante persuasione che per natura le madri amano i figli. L´amore, che è toglimento di morte (a-mors), confina con la morte, e sottilissimo è il margine che vieta di oltrepassare il limite che fa di uno sguardo sereno uno sguardo tragico. Per questo, quando un figlio nasce e cresce, bisogna accudire le madri. Troppa è la metamorfosi del loro corpo, la rapina del loro tempo, l´occupazione del loro spazio fisico ed esteriore, interiore e profondo. E quando l´anima è vuota e nessuna carezza rassicura il sentimento, lo consolida e lo fortifica, il terribile è alle porte, non come atto inconsulto, ma come svuotamento di quelle risorse che fanno argine all´amore separandolo dall´odio, allo sguardo sereno che tiene lontano il gesto truce. Non basta che i padri assistano al parto, come è costume dei tempi, molto più utile assistere madre e figlio nel logorio della quotidianità, accarezzare l´una e l´altro per cercare quell´atmosfera di protezione che scalda il cuore e, col calore che genera, tiene separato l´amore dall´odio. Lavoro arduo che tutti coloro che amano conoscono in quella sottile esperienza dove incerto è il confine tra un abbraccio che accoglie e un abbraccio che avvinghia e strozza. La natura contamina questi estremi. E la madre, che genera e cresce nell´isolamento e nella solitudine conosce quanto è fragile il limite. Non sa più cosa accade dentro di lei, e le sue azioni si compiono senza di lei. Per questo natura vuole che a generare si sia in due, non solo al momento del concepimento e del parto, ma soprattutto nel momento dell´accudimento e della cura. Dove a essere accudito, prima del figlio che segue la sua cadenza biologica, è la madre, che ha messo a disposizione prima il suo corpo, poi il suo tempo, poi il suo spazio esteriore e interiore, infine l´ambivalenza delle sue emozioni che camminano sempre sfiorando quel confine sottile che separa e a un tempo congiunge la vita e la morte, perché così vuole la natura nel suo aspetto materno e crudele. Un invito ai padri: tutelate la maternità nella sua inconscia e sempre rimossa e misconosciuta crudeltà. Questa tutela ha un solo nome: «Accudimento», per sottrarre le madri a quella luce nera e così poco rassicurante che fa la sua comparsa nell´abisso della solitudine. |
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