Articolo da "Il Messaggero" del 29 marzo 2004


LA VENDETTA DI TORRE ANNUNZIATA
Dopo l’esecuzione fugge un’altra madre
Come Matilde anche Bianca denunciò i pedofili. Una terza mamma coraggio ha cambiato vita da tempo

di GIGI DI FIORE
NAPOLI - Vivere da "mamma coraggio" e sentirne il peso, l'isolamento. Vivere da "mamma coraggio" e avvertire la condanna dell'intero quartiere. Matilde, Bianca e Annunziata, le mamme del Rione dei Poverelli che, otto anni fa, ruppero il muro d'omertà sugli abusi compiuti dai pedofili nella scuola di via Isonzo. Fu Annunziata a cominciare, a trovare la forza di denunciare. Vedeva insoliti segni sul corpo di suo figlio, ne raccoglieva i racconti turbati. Lei spiegò la sue decisione: «Non sapete cosa significhi scoprire che tuo figlio racconta il vero. Che le sue pause, le sue assenze, i suoi pianti improvvisi hanno orrende cause. Che nel luogo dove tu lo mandi fiduciosa c'è il male».

Annunziata, 40 anni, ha lasciato da tempo il Rione. Dai giorni del processo. Ha un'altra bambina e voleva lasciarsi alle spalle l'orrore. Il marito, artigiano, decise per lei: andiamo via. Un nuovo lavoro, la condivisione delle scelte della moglie. Annunziata aveva convinto anche le altre due donne. E le "mamme coraggio" divennero tre. Bianca, 35 anni, era la più giovane del gruppo. Quattro figli, un marito operaio, la coscienza che la terribile esperienza era condivisa. Nemmeno uno straccio di assistenza sociale, uno psicoterapeuta che si fosse offerto di assistere il suo bambino vittima di un'esperienza traumatica. L'unico segno dello Stato, delle istituzioni, era quel giovane magistrato della Procura di Torre Annunziata, Ciro Cascone, oggi alla Procura per i minori di Milano. Fu Cascone a cercare di trovare, attraverso le Asl, un'assistenza psicologica. Ma urtò contro i problemi della burocrazia. Fu sempre Cascone ad inviare, prima di un confronto in Tribunale, le donne ed i loro bimbi in un albergo di Procida, a spese della Procura, per proteggerli dalle pressioni. Dalle minacce.

Vita da "mamma coraggio". Con l'emarginazione nel Rione emarginato, l'omertà confusa con la vergogna. Le tre donne sono andate avanti. Bianca, assistita dagli avvocati Luciano Santoianni ed Elena Coccia. ha ottenuto il "gratuito patrocinio".

Il destino comune. Bianca, Matilde e Annunziata, donne di casa, si recarono quasi in lacrime, l'estate scorsa, a salutare il pm Cascone in partenza per Milano. Era stato per loro quasi un assistente sociale, oltre che l'inquirente.

Bianca è da due giorni lontana da Torre Annunziata. Fuggita con il marito e i quattro figli. Terrorizzata, dopo quello che è accaduto a Matilde. Si vedevano, si sentivano, si confidavano i loro problemi, le assenze della società e della gente. Poco dopo Natale, Matilde, un marito pensionato e invalido, due figli, aveva sentito per l'ultima volta il suo avvocato Luciano Santoianni. Non aveva nascosto i suoi timori: «Siamo state abbandonate. Noi con il nostro dramma». A quasi un anno dalla sentenza definitiva, le tre famiglie non hanno ricevuto un euro di risarcimento. Per loro, solo paura, isolamento. Per Matilde, addirittura la morte.