Articolo da "Il Messaggero" del 13 gennaio 2004
Cinema: la “new mother’s generation” fa tendenza e si prepara a conquistare il successo e il botteghino
Mamma mia, come sei cambiata!
Sugli schermi le madri adesso trasgrediscono: per sesso, per amore, per libertà

di LEONARDO JATTARELLI
ROMA - La rivincita delle madri. Niente pappette per i bebè, notti insonni, mariti da coccolare, amiche affrancate dalla famiglia da invidiare almeno un pò. Niente madri ubriache per nostalgia e depressione. Dimenticate Brecht e la sua Madre Coraggio, Bellissima con la Magnani-leonessa che difende la sua piccola aspirante attrice sbeffeggiata dai cinematografari della Cinecittà anni ’50: «Dottor Blasetti, adesso pure lei...». Nella rivoluzione trasversale della famiglia ma soprattutto nella silenziosa rivolta delle cinquantenni, il cinema fa i conti con la “new mother’s generation”, figlia della celebre Mrs. Robinson che nel Laureato se la faceva col fidanzato della figlia. Generazione che spesso ha poco da dire e molto da trasgredire (ve la ricordate la pedofila mamma bionda di Ken Park , quella alla quale il ragazzino confessa: «A letto sei molto meglio di tua figlia»?), poco da accudire e molto da soffrire (per chi non l’ha letto, da non perdere il recentissimo romanzo-scandalo Nelle sue mani della trentenne francese Marthe Blau, scommettiamo presto sul grande schermo, avvocato-mamma trentenne con bambino dedita a quotidiane pratiche sadomaso nella Parigi bene), tanto da amare e poco da nascondere.

E’ il caso del delizioso film spagnolo A mia madre piacciono le donne , diretto dalla coppia di registe Inés Parìs e Daniela Fejerman (nella sale da venerdì, con Leonor Watling e Rosa Maria Sardà), storia della pianista Sofia che un giorno presenta alle sue tre figlie la fidanzata cecoslovacca, Eliska. «Volevamo parlare della differenza tra la nuova famiglia e il nucleo tradizionale - hanno spiegato le registe ieri a Roma -. Oggi la madre non pensa solo ai figli ma si è riappropriata della sua vita, manifesta desideri, reclama il diritto ad una piena soddisfazione sessuale tanto da mettere in crisi addirittura le smaliziate figlie degli anni settanta-ottanta. Insomma le vecchie generazioni sono molto più avanzate delle nuove».

Ne sa qualcosa lo scrittore anglo-pakistano Hanif Kureishi, sceneggiatore di The mother (e autore dell’intenso romanzo Goodbye mother ), la pellicola di Roger Michell che vedremo dal 16 gennaio, dove May è una giovane nonna che alla morte del marito si trasferisce a casa dei figli. Proprio quando è ormai sicura di essere diventata ai loro occhi una sorta di donna invisibile, ecco che si innamora del giovanissimo Darren che lavora alla ristrutturazione della casa ed è l’amante della figlia. Rivoluzione trasverale, dicevamo, che abbatte frontiere, elimina confini geografici. L’ennesimo modello di “new mother’s generation” è la protagonista di un altro film in uscita il 30 gennaio, Osama di Siddiq Barmak. Vincitore della Camera d’Or all’ultimo festival di Cannes, il film si svolge nell’Afghanistan dell’era talebana, dove donna fa rima con burqa e dove, in questo caso, la trasgressione è un puro istinto di libertà sociale. Una madre schiava cerca di mettere le ali alla figlia, che in quanto donna, non può manifestare le sue idee, non ha diritto al voto, non può cercarsi un lavoro. E così in uno dei più violenti regimi maschilisti, l’unica speranza è ”diventare” uomo. E’ ciò che farà la madre coraggio afghana, travestendo la figlia per permetterle di vivere.