Articolo da "Il Manifesto" del 1 settembre 2005

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A un anno dalla strage nella scuola cresce la rabbia per le bugie di Putin
Le madri di Beslan sfidano Mosca
331 morti, nessun colpevole Alla vigilia del primo anniversario del tragico assedio, gli abitanti della cittadina dell'Ossezia del nord aspettano ancora di sapere come andarono veramente le cose. E chiedono chiarezza: chi erano i terroristi e quali furono gli effetti del blitz russo? Parlano i testimoni, i sopravvissuti e i parenti delle vittime
FRANCESCA MEREU
BESLAN
Un anno dopo l'assedio della scuola di Beslan, un anno dopo la strage, gli abitanti di questa cittadina del Caucaso del Nord hanno perso fiducia nella giustizia. Più di mille ostaggi passarono quasi tre giorni all'interno della scuola assediata, la maggior parte stipata all'interno della palestra. Secondo il governo russo 331 persone sono state uccise dall'1 al tre settembre dello scorso anno, tra cui 186 bambini. Più di 700 persone risulta che siano state ferite. L'assedio è stato il peggiore attacco terrorista nella storia della Russia moderna, e un test per l'amministrazione del presidente Vladimir Putin che aveva promesso di trovare a ogni costo la verità sull'accaduto. Ma la gente di Beslan questa verità l'aspetta ancora. «È passato un anno da quando tutta la mia famiglia è morta in questa scuola, ma finora nessuno è stato punito. Sembra che non ci siano colpevoli da condannare per la morte dei nostri figli», ha detto Emma Tagayeva, che ha perso il marito Ruslan di 46 anni e i figli Aslan e Alan di 15 e 13 anni rispettivamente. Tagayeva era alla Scuola Numero 1 ad attaccare ai muri, assieme ad altre madri, le foto dei suoi cari. Col capo coperto da un fazzoletto nero, Tagayeva ha detto che ha ormai perso ogni voglia di vivere. «Non mi è rimasto niente - aggiunge -, l'unica cosa che voglio è che si faccia giustizia».
Dallo scorso anno sono state condotte tre indagini ufficiali: una dalla procura federale, una dal parlamento dell'Ossezia del Nord e un'altra dal parlamento federale. Ma finora è emerso davvero poco, c'è ancora poca chiarezza su cosa sia veramente accaduto in quei giorni d'assedio. Per trovare risposte ai suoi dubbi, la gente di Beslan ha iniziato a condurre la propria indagine.
L'unico processo
Nel frattempo a Vladikavkaz, capitale dell'Ossezia del Nord, continua da tre mesi il processo al ceceno Nurpashi Kulayev, l'unico terrorista sopravvissuto. Shamil Basayev, il signore della guerra ceceno, ha rivendicato la responsabilità dell'attacco alla scuola. Ma la gente di Beslan vuole sapere quanti e chi veramente erano i terroristi che hanno occupato l'edificio. Si chiedono inoltre chi era al comando dell'infelice operazione antiterrorista russa, che, dicono, ha contribuito a causare un numero maggiore di vittime.
La versione degli eventi che emerge da dichiarazioni rilasciate dalle autorità russe lascia la gente incredula e arrabbiata. Le autorità russe stanno cercando di dare un'unica versione dell'accaduto, secondo la quale quel 1° settembre del 2004, 32 uomini armati sono arrivati a Beslan provenienti dall'Inguscezia. Erano a bordo di un furgone militare carico d'armi e esplosivi e si sono impossessati della scuola. Nel terzo giorno d'assedio, sempre secondo questa ricostruzione dei fatti, vi fu un'esplosione causata da un cortocircuito. Seguirono due altre esplosioni che causarono la maggior parte delle vittime. A queste seguì un assalto non programmato da parte delle forze di sicurezza russe che mise tragicamente fine al dramma. Alla fine del terzo giorno, le forze russe uccidono tutti i terroristi, escluso Kulayev.
La gente di Beslan mette in dubbio ogni punto della versione ufficiale, a partire dal numero dei terroristi coinvolti. Tanti ex ostaggi dicono che c'erano non meno di 50 terroristi e sostengono che questi avevano nascosto giorni prima le armi all'interno della scuola. «I terroristi erano almeno 60, su questo non ho dubbi. Trentadue sono stati presi, il resto non si sa dove sono andati a finire chissà dove - racconta un milizianer locale che era in servizio i giorni dell'assedio -. «Erano dappertutto, c'era un terrorista in ogni finestra della scuola». Il Cremlino ha subito dato la colpa dell'assedio al «terrorismo internazionale» e al «separatismo ceceno», ma molti residenti di Beslan dicono che c'erano più terroristi ingusci di quanto le autorità russe sostengono.
Per ora solo 22 terroristi sono stati identificati. Se il fatto risultasse vero, potrebbe causare un nuovo conflitto tra l'Ossezia del Nord e l'Inguscezia che hanno già combattuto nel 1992 per questioni territoriali e la tensione è ancora molto tesa.
Nel processo Kulayev sostiene che i terroristi erano composti di due gruppi - uno di ceceni e l'altro di ingusci. La gente di Beslan è convinta che molti terroristi siano riusciti a scappare e tuttora si godono la libertà mentre i loro cari giacciono nel cimitero.Veta Kokayeva, una ex ostaggio, dice che tra i terroristi morti non è riuscita a trovare quelli che avevano il viso scoperto. Ce n'era uno con la testa pelata e la barba lunga, era uno dei più terribili. Tra i morti questo non c'era. Spesso lo sogno la notte. Ha la barba lunga e gli occhi allucinati. Viene a casa nostra e si porta via la bambina. Lo sogno perché non era tra quelli morti. Ho paura di rivederlo - aggiunge Kokayeva - perché so che sta da qualche parte nascosto».
Quattro quartier generali
Come l'assedio sia finito è un'altra domanda che non ha ancora ricevuto risposta. A Beslan operavano le forze di polizia, l'esercito, il Ministero degli interni e il Servizio di sicurezza nazionale (Fsb). Quattro quartieri generali operavano in contemporanea, ma nessuno finora sa chi era al commando dell'operazione. Molti qui sono convinti che tanti ostaggi sono morti direttamente per mano delle forze speciali durante il blitz. Tanti ex ostaggi intervistati sostengono che un terrorista è stato colpito da uno sparo proveniente dall'esterno. Cadendo su un detonatore che aveva vicino, avrebbe provocato l'esplosione. Gli abitanti di Beslan accusano le forze speciali di non aver organizzato un cordone efficace attorno alla scuola e questo, secondo loro, ha permesso a molti terroristi di scappare. «Ho visto tutto da casa mia. Ho visto come i civili riuscivano ad entrare dentro la scuola e come altri uomini uscivano correndo. Il caos era tale che non si capiva chi era il terrorista, chi erano i civili e quelli della forze dell'ordine»," ha detto Vladimir Shavlokhov, il quale durante l'assedio ha perso la moglie e il nipote. La casa di Shavlokhov è situata proprio di fronte alla Scuola numero 1.
La commissione parlamentare dell'Ossezia del Nord, guidata da Stanislav Kesayev, ha cercato di analizzare e considerare i dubbi della popolazione di Beslan, ma finora rimangono più domande che risposte. Nikolai Shepel, il vice-procuratore generale, ha definito le attività della commissione di Kesayev «vergognose». E mentre l'anniversario di Beslan s'avvicina, la rabbia nella cittadina cresce. La gente chiede solo di sapere come sono morti i loro cari. La scorsa settimana un gruppo di donne che hanno perso i loro bambini nell'assedio ha trascorso la notte nell'aula del tribunale dove Kulayev viene processato. Chiedevano che fossero puniti anche quei membri delle forze dell'ordine che in cambio di denaro si pensa abbiano spianato la strada ai terroristi carichi di armi e esplosivo.
Dopo un anno di richieste da parte del Comitato delle madri di Beslan, il presidente Vladimir Putin ha fissato un appuntamento con loro per domani, 2 settembre. Molte madri non ci vogliono andare. «È da un anno che chiediamo a Putin di riceverci. Gli abbiamo mandato 3 lettere. E lui che fa? Ci riceve il 2 settembre, il giorno dell'anniversario della morte di tanti nostri bambini. In quel giorno io voglio essere qui a ricordare mia figlia, non voglio andare a Mosca», ha detto Rita Sidakova, un membro del Comitato delle madri di Beslan.
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