| Lingue, scoperta di un pavese Moro: così ho svelato la «grammatica» universale di Sisto Capra Essa ha utilizzato un gruppo di persone di madre lingua tedesca cui è stato insegnato l'italiano. Andrea Moro ha frequentato il liceo classico Foscolo, poi si è laureato in lettere classiche con 110 e lode all'Università di Pavia, dall'88 al '92 è stato "visiting scientist" al Dipartimento di linguistica e filosofia del Mit di Boston, nel '93 ha conseguito il dottorato di ricerca in linguistica a Padova e attualmente insegna linguistica generale alla facoltà di psicologia del San Raffaele. «A farmi appassionare alla linguistica - dice - sono stati il compianto professor Domenico Magnino e la professoressa Ersilia Cattaneo. Il presidente del San Raffaele, don Verzè, nel 1993 decise di inaugurare un centro di scienze cognitive in preparazione di quella che sarebbe poi diventata l'Università e mi affidò l'incarico di seguire i lavori di linguistica in contatto con i neurologi. Di qui è nata l'idea dell'esperimento, eseguito ad Amburgo». L'annuncio della scoperta l'ha dato il 23 giugno l'autorevole rivista "Nature Neuroscience". A spiegare in che cosa consiste la scoperta è lo stesso Moro. «Da una cinquantina d'anni i linguisti teorici del linguaggio ipotizzano che tutte le lingue del mondo abbiano delle regole simili, in particolare una serie di regole potenziali che non si realizza mai. Queste regole possibili si chiamano anche grammatica universale e sono state per la prima volta proposti da Noam Chomski». Linguista americano e fondatore della scuola "generativista", che studia le leggi che producono il linguaggio, Chomsky ha firmato l'idea che il linguaggio umano sarebbe innato. Moro durante la permanenza al Massachusetts Institut of Technology ha conosciuto Chomsky. «La domanda fondamentale - continua Moro - è la seguente: questa divisione tra le regole che si realizzano nelle singole lingue e quelle che invece non si realizzano è solo teorica o ha anche un fondamento biologico?». «Il nostro esperimento - continua - si è svolto così. Abbiamo valutato un gruppo di tedeschi cui è stato insegnato l'italiano. Il punto centrale è stata l'idea di nascondere tra le regole dell'italiano che essi imparavano delle regole impossibili, cioè che non corrispondevano alla grammatica universale». Un esempio? «Non c'è alcuna regola in alcuna lingua del mondo che consenta di passare da una frase affermativa ad una interrogativa semplicemente invertendo l'ordine delle parole. Altro esempio: la negazione (in italiano il "non") non può occupare un posto fisso nella sequenza delle parole di una frase». «Prendiamo la frase: "I ragazzi leggono un libro". Volendola volgere al negativo diventa "I ragazzi non leggono un libro, e quindi la negazione è la terza parola. Se invece diciamo "Tutti i ragazzi leggono un libro", la negazione è "Tutti i ragazzi non leggono un libro", con la negazione al quarto posto. Nessuna lingua del mondo contiene regole con parole a posti fissi nella sequenza della frase». Sentiamo ancora Moro: «I soggetti imparavano entrambi i tipi di regole, quelle possibili e quelle impossibili. Solo che quando imparavano le regole possibili si attivava nel loro cervello una area specifica del linguaggio, che si chiama area di Broca, nell'emisfero sinistro; quando invece imparavano regole impossibili, questa area rimaneva silente. L'obiezione poteva essere che italiano e tedesco sono lingue delle stesso ceppo indoeuroeo e che l'attivazione di aree simili derivasse da questo. Allora come controprova abbiamo ripetuto l'esperimento insegnando questa volta il giapponese ai soggetti parlanti nativi del tedesco. Il risultato della ricerca è stato lo stesso. La conclusione è che il linguaggio ha un fondamento biologico, per cui ci sono operazioni linguistiche biologicamente determinate». |
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