Articolo da "La Repubblica" del 18 agosto 2005


Studio francese: in un gene i segreti del primo dialetto comune
Caccia alla lingua madre così parlavano gli antenati

FRANCESCA CAFERRI
ROMA - Che lingua parlava l´Homo Sapiens quando partì dall´Africa? E con quali parole tentatrici il serpente si rivolse a Eva nel Paradiso terrestre? L´origine del linguaggio e l´esistenza di una "lingua madre" dalla quale deriverebbero le altre sono argomenti che appassionano da centinaia di anni: oggi si scopre che molte delle risposte sono in un gene, l´Foxp2, la cui evoluzione ha dato all´uomo la parola. Finora si sono rintracciate parole usate già 8mila anni fa.

In che lingua il serpente disse ad Eva che la mela era buonissima, e che lei, la prima donna, era davvero una sciocca a non assaggiarla? E con quali parole il capo del gruppo di Homini Sapiens che centomila anni fa si incamminò fuori dall´Africa comunicò ai suoi la decisione di partire? Suoni in qualche affini a quelli con cui comunichiamo oggi? Antenati linguistici in qualche modo tracciabili o destinati a rimanere per sempre mistero? Domande che da duecento anni dividono i linguisti e gli antropologi e che tornano d´attualità in questi giorni grazie a un´inchiesta di Le Monde, che in tre puntate si propone di indagare uno dei più affascinanti misteri della storia dell´uomo, quello della lingua e della scrittura, appunto.

L´inchiesta dei giornalisti francesi si sviluppa «sulle tracce di un´ipotetica lingua madre», ovvero dei suoni e delle parole che pronunciò l´Homo Sapiens quando iniziò l´espansione che lo portò a trionfare sull´europeo uomo di Neandertal e sull´asiatico Erectus: rintracciarne anche una minima traccia è il sogno di ogni antropologo e linguista, ma l´impresa è impossibile. «I metodi della linguistica storica non permettono di spingersi oltre i 7000-8000 anni - ha spiegato ai cronisti Bernard Victorri, direttore delle ricerche linguistiche al Centre national de la recherche scientifique - ma se noi discendiamo da qualche migliaia di Homo Sapiens partiti dall´Africa, e se questo gruppo aveva una sua lingua viene naturale pensare che tutte le lingue che parliamo oggi derivino, in un modo o nell´altro da questa lingua».

Insomma, sognare di trovare la lingua madre non è proibito, così come fare ipotesi in maniera: una delle ultime in ordine di tempo è quella dei ricercatori dell´università di Standford che nelle loro ricerche sulle tribù africane rimaste isolate hanno concluso che i sapiens probabilmente si esprimevano con un linguaggio «a clic», fatto più di schiocchi che di suoni simili ai nostri.

Conclusioni scientifiche contestabili, che segnano comunque un punto avanti nella ricerca: per secoli infatti le discussioni sulla prima lingua furono più appannaggio di religiosi e filosofi più che di scienziati: per Sant´Agostino, come per molti dopo di lui, l´unica lingua originale possibile era l´aramaico, la lingua di Cristo, progenitrice di quell´ebraico antico da cui, secondo gli studiosi, derivano le lingue semitiche ma anche l´arabo. Per tutto l´800 questa corrente, a lungo prevalente in Europa, si scontrò con quella che individuava in un primordiale idioma indoeuropeo, antenato del sanscrito, come del latino e del greco, la madre di tutte le lingue: la polemica era così ardente che, ricorda Le Monde, nel suo statuto la Società linguistica di Parigi, ente di riferimento per queste ricerche, specificava che l´istituto non avrebbe ammesso da parte dei suoi membri «alcuna comunicazione sull´origine del linguaggio, ovvero sull´esistenza di una lingua universale».

Era il 1866 e di acqua sotto i ponti doveva ancora scorrerne molta: oggi le polemiche restano ma i campi di ricerca si sono allargati in modo allora inimmaginabile. Così, le ultime discussioni sulla lingua dell´uomo e sul passo che portò i nostri antenati a comunicare con la parola, antenata di quella scrittura che segna la nascita della Storia, si svolgono nel campo della genetica. A differenziare l´uomo dalla scimmia, hanno scoperto nel 2001 un gruppo di scienziati britannici e tedeschi è un gene, l´Foxp2: non è tipico dell´uomo - si trova in molti animali, fra cui uccelli, topi e scimmie - ma solo nell´uomo ha subito, in un periodo compreso fra 120 e 200mila anni fa, una mutazione che oggi gli consente di controllare l´articolazione del linguaggio, la sua comprensione e il movimento di alcuni muscoli del viso. Dei 715 aminoacidi che lo compongono, solo sette sono diversi fra l´uomo e il topo, due fra l´uomo e la scimmia. A loro, sembrano concordare oggi gli scienziati, dobbiamo le parole che il serpente disse ad Eva nel Paradiso terrestre e i secoli di poesia, letteratura, musica, discorsi, insulti e dibattiti che ne sono seguiti.

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