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Una ricerca di antropologi tedeschi e inglesi cambia la storia dell´evoluzione Trovato il gene del linguaggio è il bivio tra scimmia e uomo Capacità di comunicare: così nacque l´Homo Sapiens ELENA DUSI Lo hanno dimostrato i ricercatori dell´Istituto di antropologia evoluzionistica di Leipzig (Germania) e del centro di genetica umana di Oxford (Gran Bretagna) con uno studio in corso di pubblicazione sulla rivista scientifica Nature. A mettere sulla pista giusta gli scienziati erano stati dei colleghi inglesi, che lo scorso ottobre scoprirono Foxp2, il cosiddetto «gene del linguaggio». Si tratta di un frammento di Dna che, se compromesso, impedisce agli individui di articolare i suoni in maniera sensata. Eppure non solo gli uomini, ma anche gli scimpanzè, altri primati e perfino i topi dispongono del gene Foxp2. Qual è allora il particolare che ci differenzia dalle altre specie e ci permette di parlare? Il gene del linguaggio - è la conclusione cui è arrivata oggi l´equipe anglo-tedesca del dottor Svante Paabo - ha subito una mutazione che si è fissata nella nostra specie circa 120-200 mila anni fa. Grazie alle proteine prodotte in più dalla nuova sequenza genica, bocca e laringe si sono perfezionate tanto da permettere l´articolazione di suoni complessi. «Il nostro lavoro - ha spiegato Paabo - è consistito nel mettere a confronto i geni Foxp2 dello scimpanzè, del gorilla, dell´orango, del macaco rhesus e del topo. Dalle varie differenze abbiamo dedotto l´evoluzione genetica delle specie». Subito dietro all´uomo nella scala evoluzionistica, con due proteine di differenza, ci sono scimpanzè (capaci secondo molti scienziati di comunicare a gesti), gorilla e macaco. Più distaccati gli orango e i topi (tre proteine). Nessuna variazione genetica è invece apparsa fra uomini di diversa origine etnica. «Le persone con una sola copia di questo gene funzionante - spiega Wolfgang Enard dell´istituto di Leipzig - hanno problemi non solo nell´articolare il linguaggio, ma anche nel comprenderlo, nel seguire le regole grammaticali e nel muovere i muscoli del viso. E´ la dimostrazione di quanto la parola sia un fenomeno complesso, che sicuramente coinvolge altri geni oltre a Foxp2. Il vero scoglio sarà ora comprendere come il frammento di Dna che abbiamo individuato presiede alla sintesi delle proteine che modellano il nostro apparato di fonazione. Questa è la sfida del futuro». Il particolare che la mutazione genetica si sia stabilizzata nell´uomo tra i 200 e i 120 mila anni fa potrebbe non essere casuale. Intorno a quell´epoca nacquero infatti i primi Homo Sapiens, e forse una delle armi in più di questi ominidi fu proprio la capacità di comunicare, sia pure con una forma primitiva di linguaggio. «I risultati di questa scoperta - secondo Olga Rickards, antropologa molecolare dell´università Tor Vergata di Roma - hanno una grande importanza per la storia dell´evoluzione umana». |
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