Riprendiamo un articolo pubblicato su "Libèration" il 22 febbraio 2002

SOS LINGUE IN PERICOLO
di Sylvie Briet

Su circa 6000 lingue parlate al giorno d'oggi nel mondo, 3.000 sono in pericolo. In occasione della seconda giornata internazionale della lingua materna, l'UNESCO ha annunciato la prossima creazione di un sistema di sorveglianza. E pubblica una nuova edizione del suo Atlante delle lingue del mondo in via di estinzione.

I linguisti considerano che una lingua è minacciata quando più del 30% dei bambini di una comunità cessano di impararla. Secondo Claude Hagège, autore di Halte à la mort des langues, venticinque dialetti circa, spariscono ogni anno: “Si assiste in realtà ad una sorta di lotta per la vita tra la lingua ancestrale e quella che permette di inserirsi economicamente. L'abbandono di una lingua è sempre il risultato di una situazione di confronto fra lingua dominata e lingua dominante, di una selezione naturale di tipo neodarwiniano. E se questa metafora vitalista è giustificata, è perchè anche le lingue sono delle specie viventi”.....

La regione del Pacifico, dal Giappone all'Australia, passando per la Papuasia-Nuova Guinea comprende un terzo del totale mondiale: a Taiwan, su 23 lingue locali, 14 non resistono alla pressione del cinese. In Nuova-Caledonia, è il francese che esercita una pressione devastante: su 60.000 abitanti autoctoni, 40.000 hanno dimenticato la loro lingua materna. In Africa, continente molto mal conosciuto da questo punto di vista, le autorità favoriscono i grandi linguaggi africani come lo swahili (all'est), oppure le stesse lingue coloniali. In America del Nord, le lingue inuit appaiono come le più frangili, così come in America del Sud la diversità linguistica è già povera. In compenso è ricca nel sub-continente indiano, grazie alle politiche di bilinguismo o di multilinguismo messe in opera.

L'Europa conta una cinquantina di lingue in pericolo, la maggior parte in Siberia. In Francia, quattordici sono segnalate “seriamente in pericolo”: il picard, il bretone, il pointevin-saintongeais, il provenzale, il basco ecc.

Alla fine dell'Atlante, una serie di carte permettono di visualizzare tutti i punti caldi del pianeta. Tra le ragioni evocate per spiegare la sparizione: gli spostamenti di certe comunità, i contatti con una cultura più aggressiva, le politiche di certi governi che interdicono o scoraggiano l'uso delle lingue locali.

Quando una lingua muore, è tutta la visione del mondo racchiusa nel suo lessico che sparisce. Che cosa è degno di essere chiamato, di essere nominato?” si chiede Claude Hagège.

Come i punti caldi della biodiversità, dove le specie vegetali e animali sono minacciate, le lingue vanno sorvegliate e devono essere oggetto di operazioni internazionali di preservazione.

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