Vietato il funerale religioso
Il no del Vicariato: Welby ha esplicitato di voler morire. E questo è in contrasto con la dottrina della Chiesa. Per lui ci sarà solo una cerimonia laica Lo sfogo della sorella «Sono furiosa. Mia madre, che è anziana e molto cattolica, sta subendo un trauma dopo l'altro»
Cinzia Gubbini
Roma
Piergiorgio Welby non merita un funerale religioso. Il Vicariato di Roma ha comunicato di «non poter concedere le esequie» chieste dalla famiglia, che è di fede cattolica. Un'ulteriore condanna post mortem, dopo tutte quelle piovute dai canali ufficiali al di qua e al di là del Tevere, quando il copresidente dell'associazione Coscioni chiedeva di poter morire in modo dignitoso, oltraggiato da una malattia incurabile. In una nota ufficiale, il Vicariato spiega: «A differenza dai casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del Dott. Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica». Seguono i riferimenti al catechismo (n. 2276-2283; 2324-2325), e in coda l'assicurazione che «non vengono meno però la preghiera della Chiesa per l'eterna salvezza del defunto e la partecipazione al dolore dei congiunti». Questo, almeno, non si nega a nessuno.
La colpa di Welby, dunque, sarebbe quella di aver detto di voler morire. Se il ventilatore fosse stato staccato in clandestinità, come probabilmente avviene spesso a chi si trova in quelle condizioni e non ce la fa più, allora la famiglia avrebbe potuto piangerlo in chiesa. D'altronde è proprio il fatto che il caso Welby è «troppo clamoroso» e che i funerali avrebbero avuto «un'eccessiva esposizione mediatica», la motivazione del rifiuto offerta alla famiglia. Lo ha spiegato la moglie di Welby, Mina, che è venuta a conoscenza del divieto chiamando ieri pomeriggio la chiesa Don Bosco, parrocchia del quartiere in cui ha abitato per anni con suo marito, proprio per prendere accordi sulla funzione: «Don Giovanni Nonne, un collaboratore del parroco - ha raccontato - mi ha spiegato che il Vicariato aveva dato disposizione di sospendere le esequie. Perché il caso è troppo clamoroso. E che più avanti avremmo potuto celebrare qualcosa, in una piccolissima cerchia. Conosciamo da anni don Nonne - ha aggiunto Mina - e mi è sembrato molto dispiaciuto. Il prete della parrocchia, che ora è molto anziano, veniva sempre a portarmi la comunione a casa. Ed è stato don Nonne a dare l'estrema unzione a Piergiorgio».
Era stata proprio Mina, ieri mattina, a spiegare che i funerali sarebbero stati celebrati con rito cattolico: «Lui mi ha detto: "Tu sai che sono un laico ma dopo la mia morte potete fare quello che vi pare. Ma voglio essere cremato, e le mie ceneri devono andare là dove ho pescato". Ecco, anche per rispettare la mamma, vogliamo fare un funerale religioso». Lo aveva detto rispondendo alle domande dei giornalisti. Non era un annuncio ostentato.
Ieri la sorella di Welby , Carla, era fuori di sé: «Non nego di essere furiosa, già lo ero per la questione dell'autopsia - ha detto - voglio ricordare che c'è anche mia madre, che ha 86 anni, si chiama Luciana Cerqueti, è profondamente cattolica, e sta subendo un trauma dietro l'altro. Non so con quali parole le spiegheremo che non si possono fare i funerali». Carla ha elencato anche persone di famiglia autorevoli esponenti delle gerarchie ecclesiatiche: una zia superiora di un ordine religioso, e quel Damaso Cerqueti, dei Fratelli di nostra Signora Misericordia, famoso perché, tra l'altro, si deve a lui la fondazione della Fortitudo, antenata della squadra della Roma. «A questo punto chiedo: chi ha paura di Piergiorgio Welby?», ha detto Carla.
La famiglia non accetterà una cerimonia ristretta, tra un po' di tempo, in chiesa ma senza il corpo di Piergiorgio, né vuole cercare in Italia un «parroco disobbediente», perché il funerale - hanno spiegato - ha senso solo se si svolge nella parrocchia dove Welby ha vissuto. Anche Marco Cappato, segretario dell'associazione Coscioni, ha spiegato che non cercheranno di «fare lobby» presso l'alto soglio, sottolineando, a proposito della motivazione offerta dal Vicariato che, in questo modo, «viene anticipato il giudizio della morte di Piergiorgio Welby: suicidio assistito, un reato perseguibile fino a 15 anni di carcere».
L'ultimo saluto a Piergiorgio, invece, sarà una cerimonia laica. L'idea era di celebrarlo in Campidoglio. Il Comune, però, ha fatto sapere che raramente viene concessa quella piazza per i funerali, e ha offerto il Pantheon o piazza Campo de' Fiori. La famiglia ha preferito dare appuntamento alle 10,30 di domenica mattina in piazza don Bosco. Per Marco Pannella, leader dei Radicali, si tratta, in fondo, di «una grande occasione perché il popolo possa esprimere una profonda e laica religiosità», contro «questa persecuzione che continua, anche sul cadavere di Piero». Da parte di una chiesa che si comporta «come una minoranza assediata, che ha rinunciato a convincere e vuole solo ordinare».