Giuliana Sgrena
La Corte costituzionale turca ha annullato ieri la legge, varata lo scorso febbraio con un emendamento alla costituzione voluto dal governo Erdogan, che permetteva alle ragazze di portare il velo nelle università. Secondo la Corte, che si è pronunciata sul ricorso presentato dal partito dell'opposizione Chp (Partito repubblicano del popolo, laico), la legge viola i principi laici della costituzione.
La decisione con tutta evidenza accontenta i sostenitori dei principi dello stato fondato dal leader nazionalista Kemal Ataturk, che vedono proprio nelle concessioni sul velo l'inizio dell'islamizzazione della Turchia voluta dal partito filo-islamico del premier Recep Tayyip Erdogan. Una tesi sostenuta dai militari ma anche da settori della giustizia, da intellettuali, docenti e studenti universitari e dalle donne che avevano manifestato nelle piazze la loro opposizione. Del resto il processo di reislamizzazione, anche in paesi meno secolari della Turchia, passa proprio attraverso la reintroduzione del velo come primo passo verso la limitazione dei diritti delle donne. Il partito islamico Akp, che aveva votato la legge forte del 47% dei voti con i quali era stato rieletto e dell'appoggio degli ultranazionalisti del Partito del movimento nazionale, sostiene che si tratta di una questione di libertà religiosa. Nei fatti, la legge ha aperto la strada alla pressione per imporre il velo alle ragazze da parte sia delle famiglie conservatrici che dei movimenti islamisti estremisti che ne sostengono il fondamento religioso. Mentre «il velo - aveva affermato durante il dibattito parlamentare di febbraio il leader del Chp, Deniz Baykal - non è una prescrizione dell'islam e pertanto il tentativo di abolire il divieto di portarlo nelle università è un tentativo di minare le fondamenta laiche della nostra repubblica».
Lo scontro sembra insanabile e destinato a riproporsi. Tanto più che la sentenza della corte di ieri potrebbe influenzare la decisione su un altro caso, separato ma nello stesso tempo intrecciato: l'Akp dovrà affrontare un processo davanti alla Corte costituzionale per attività anti-laiche. Tra le diciassette accuse sollevate il 14 marzo scorso contro il partito della Giustizia e dello sviluppo (Akp) dal procuratore generale della Corte di Cassazione vi è appunto la permissività sul velo nelle università. Il procuratore della Corte di cassazione ha chiesto alla Corte costituzionale la chiusura del partito islamico e l'allontanamento dalla politica, per cinque anni, di 71 suoi esponenti, tra cui il premier Recep Tayyip Erdogan e il presidente della repubblica Abdullah Gul. Anche l'elezione di Gul avevo messo in causa la questione del velo, essendo la moglie velata. Per la sua elezione era stata rivista la legge per l'elezione del presidente della repubblica. Il partito della Giustizia e dello Sviluppo trae origine dall'islam politico anche se proprio per non incorrere in accuse di anti-laicità preferisce definirsi aconfessionale.
Intanto le figlie dei leader islamisti potranno continuare a studiare nelle università europee o di Sarajevo, dove il velo non costituisce un problema.