Centomila donne in piazza: no al velo
RENZO GUOLO
La modifica costituzionale che permette di indossare il velo nelle università, spacca la Turchia. I laici lanciano una mobilitazione contro quello che viene ritenuto un grave attentato al modello secolare e il primo passo verso una islamizzazione non troppo strisciante del paese.
Il velo è libero da domani in tutte le università di Istanbul e dell´Anatolia, e la Turchia laica è scesa in piazza a protestare. «Non diventeremo come l´Iran», hanno scandito ieri 100 mila persone ad Ankara, davanti al mausoleo di Ataturk. Ma è una battaglia già persa. Con 411 voti su 550 il Parlamento - attraverso un accordo inedito raggiunto fra partito islamico moderato e movimento nazionalista - ha approvato la riforma, già passata in prima lettura a metà settimana.
Ora tutte le studentesse velate alle quali le accademie vietavano rigidamente l´ingresso, potranno entrare nelle classi sfoggiando i loro turbanti. Esultano i seguaci del partito islamico al governo.
«È una misura di libertà - dice il primo ministro Recep Tayyip Erdogan che per fare studiare le proprie figlie, entrambe velate, come la moglie Emine, piuttosto di costringerle a scoprirsi il capo ha preferito mandarle negli Stati Uniti - d´ora in poi tutti quanti potranno usufruire dell´istruzione senza badare all´abbigliamento che indossano». Piangono invece i difensori della laicità, rappresentati in piazza soprattutto dal partito socialdemocratico e dalle associazioni femministe: «Il velo in Turchia è diventato un simbolo politico, non religioso. È giusto che chi entra in un´università non debba portare segni di riconoscimento così marcati da un punto di vista sia spirituale che partitico».
Ben 67 organizzazioni non governative hanno manifestato per le strade della capitale, urlando slogan come «la Turchia è laica e lo resterà». Erano forse di più rispetto alla dimostrazione della domenica precedente, alla vigilia del dibattito in Parlamento. Ma anche ieri mattina l´Assemblea ha approvato a grande maggioranza le due modifiche costituzionali necessarie a liberalizzare il velo.
Il progetto originario di Erdogan consisteva in un referendum sulla questione. Ma i tempi per un voto popolare non sarebbero stati brevi. Così il leader turco ha preferito forzare i tempi e ha scelto la strada più diretta degli emendamenti alla Costituzione. Una mossa spregiudicata che gli ha attirato ancora una volta le ire dei militari, fermi difensori della laicità della Costituzione. Ma le forze armate devono registrare ancora una sconfitta. «Quello che avevo da dire sul velo l´ho già detto tante volte in passato e sono sempre stato travisato», è sbottato l´altro giorno il capo di Stato maggiore Yashar Buyukanit. I generali hanno sempre guardato all´ingresso del foulard nelle scuole come all´ennesimo passo avanti del partito al potere verso una diffusa islamizzazione della società.
Il provvedimento non è immediato. Prima occorrerà la firma del presidente della Repubblica, Abdullah Gul, eletto dopo un lungo braccio di ferro proprio con l´esercito a causa del velo indossato dalla moglie Hayrunnisa. «Ma da lunedì c´è da aspettarsi che le ragazze velate si presenteranno nelle università», spiega l´editorialista di Radikal Murat Yetkin, e cioè senza la parrucca con cui coprivano a loro volta il foulard. I laici temono adesso che la riforma apra la strada alla totale liberalizzazione del velo, abbattendo l´ultimo fortino rimasto: quello degli edifici pubblici, dove il turban è ancora proi