Articolo da "La Repubblica" del 24 giugno 2005


Proibito anche su pressione europea , il foulard per le donne viene richiesto dagli islamici e da molti ambienti vicini al premier
Turchia, un referendum sul velo
Sfida alla Ue, il governo vuole riammettere il turbant nei luoghi pubblici
Il foulard islamico è qui sinonimo di ritorno al passato e sottomissione

DAL NOSTRO INVIATO
MARCO ANSALDO
ISTANBUL - Libertà per le donne di portare il velo ovunque. Anche laddove è proibito: università e edifici pubblici. Erdogan lancia la sua ultima sfida, meno liberale di quanto possa sembrare a prima vista, e Ankara fa un passo indietro dall´Europa. Il turban, il foulard islamico, nella Turchia moderna voluta da Kemal Ataturk e difesa da una Costituzione strenuamente protetta dai militari - sempre più visti come i guardiani inflessibili della laicità dello Stato - è infatti sinonimo di ritorno al passato, arretratezza, sottomissione. Un braccio di ferro nuovo opporrà ora il partito islamico moderato, al potere ad Ankara, a un pugno di compagini di sinistra sostenute, in questo caso, dai generali.

Così la Turchia vive il suo ultimo paradosso. Con il suo leader impegnato in una battaglia interna, destinata a essere fortemente criticata all´estero. Soprattutto nel momento in cui l´obiettivo Europa pare allontanarsi, dopo i due brucianti no alla Costituzione da parte di Francia e Olanda, letti a Istanbul come un rifiuto alla Turchia, divenuta il capro espiatorio della disgregazione comunitaria.

«Sul velo - ha detto ieri il premier davanti al gruppo parlamentare dell´Akp, il partito Giustizia e sviluppo, conservatore e di forti radici islamiche - se necessario faremo un referendum. Risolveremo questa e altre questioni rispettando la volontà popolare ed evitando di provocare tensioni».

La consultazione potrebbe tenersi presto, addirittura in autunno. Un periodo delicatissimo, per il paese della Sublime porta, che il 3 ottobre potrà cominciare i colloqui sull´eventuale ingresso nell´Unione. Ma dovrà prima firmare l´accordo doganale con i Venticinque, riconoscendo dunque implicitamente anche Cipro. Problema scottante. E tutto ciò mentre a Istanbul si diffonde un incubo: la possibile sospensione dei colloqui con la Ue al vertice di dicembre, dopo la diffusione del cosiddetto rapporto europeo «di progresso».

La questione del velo è dunque destinata a diventare un nuovo terreno di confronto per la Turchia, dove il turban è considerato in modo duplice. Un baluardo per gli appassionati sostenitori dell´Islam, ma un simbolo di regressione da laici e kemalisti. Con le donne divise a metà. Decise le sostenitrici del copricapo, che sentono la loro identità minacciata. Altrettanto risolute coloro che non lo vogliono, difendendo la secolarità del paese.

La decisione di Erdogan di abolire il divieto di portare il foulard negli edifici di stato e nelle università va contro le sentenze della Corte Costituzionale. Nei giorni scorsi, il leader dell´opposizione, il socialdemocratico Deniz Baykal, aveva sostenuto che il premier non può aspirare alla carica di capo dello Stato (elezione nel 2007), poiché sua moglie Emine è velata. Questione che ha portato all´esclusione della signora dalle cerimonie di Stato.

Il referendum rischia ora, proprio per la sua forte valenza simbolica, di accendere la miccia di uno scontro politico e culturale fra le due Turchie che eternamente si dibattono, quella laica e quella musulmana. Uno scontro mantenuto finora a un grado di intensità molto basso. Ma il caso del velo può diventare esplosivo.