Ruini: "La Chiesa non si schiera ma no ai Pacs e all´eutanasia"
Allarme Cei per lo scontro elettorale e l´economia
Il capo dei vescovi contro le regioni che hanno equiparato le unioni di fatto ai matrimoni
Il cardinale e il voto dei cattolici: "No alle forze che non ascoltano la dottrina sociale"
MARCO POLITI
ROMA - Camillo Ruini spiega come votare e, riesumando un decalogo scritto da Ratzinger come prefetto del Sant´Uffizio, ammonisce che vi sono criteri di orientamento su cui misurare i programmi dei partiti. Gli elettori cattolici - scandisce - sono chiamati a «evitare una facile adesione a forze politiche e sociali che si oppongano, o non prestino sufficiente attenzione, ai principi della dottrina sociale della Chiesa».
E´ un perfetto gioco a due punte, quello che il presidente della Cei manda in scena alla riunione del Consiglio permanente dell´episcopato. Da un lato proclama la neutralità della Chiesa rispetto agli schieramenti, dall´altro trasmette indicazioni cogenti su aborto, eutanasia, embrione, famiglia monogamica, scuola cattolica, veto ai Pacs. La platea dei destinatari è trasversale: l´intento è di influire sull´elettorato cattolico nel suo complesso e sono visibilmente preferiti i candidati e le formazioni più docili dell´uno e dell´altro schieramento.
«La coscienza cristiana ben formata - ammoniva Ratzinger nel documento del gennaio 2003 - non permette a nessuno di favorire con il proprio voto l´attuazione di un programma politico o di una singola legge, in cui i contenuti fondamentali della fede e della morale siano sovvertiti dalla presentazione di proposte alternative o contrarie a tali contenuti». Un diktat chiarissimo, che il presidente della Cei rilancia. Posti i paletti «irrinunciabili», Ruini annuncia che la Chiesa si colloca al di là dei blocchi in competizione, mostrando di guardare già oltre l´appuntamento elettorale. Il presidente della Cei parla di «toni accesi e molteplici terreni di polemica» nel dibattito pre-elettorale, ma senza esprimere l´ombra di un giudizio. Così ribadisce il «non coinvolgimento» della Chiesa in nessuno «schieramento politico o di partito». Equidistanza impegnativa per il clero e gli organismi ecclesiali. C´è un solo accento quasi prodiano nel suo discorso, quando cita la situazione «difficile» dell´economia, aggravata dall´incremento del debito pubblico: «Serve un impegno forte e condiviso, senza il quale sarebbe arduo attenuare gli squilibri» che affliggono il Paese, specie su Sud e occupazione. Rispetto alle elezioni 2001 emerge qui l´impossibilità della gerarchia di legare le proprie sorti a Berlusconi. Anche per la Cei la pagella economica del Cavaliere è diventata indifendibile.
Poi Ruini torna a riproporre «agli elettori e ai futuri eletti i contenuti irrinunciabili, fondati sul primato della persona umana». Ruini insiste: rispetto della vita umana dal concepimento al suo termine naturale, sostegno concreto alla famiglia legittima fondata sul matrimonio, blocco di «normative (vedi Pacs, ndr) che ne comprometterebbero gravemente il valore e la funzione e non corrispondono ad effettive esigenze sociali».
Sui Pacs il porporato lancia un allarmato avvertimento. «Segnali preoccupanti», dice, giungono dalle regioni che hanno legiferato sue unioni di fatto, equiparandone i diritti alle famiglie legittime. Il timore è che tali proposte finiscano «in Parlamento per diventare legge dell´intero Paese».
A sorpresa il presidente della Cei ha aperto ai musulmani sul tema dell´ora di Corano a scuola. Vale per tutti, sottolinea, il diritto alla libertà religiosa «e in linea di principio non appare impossibile l´insegnamento della religione islamica». A patto di alcune condizioni: nessun contrasto con i principi della Costituzione, specie in tema di diritti civili, libertà religiosa, parità tra uomo e donna, matrimonio. In ogni caso bisognerà assicurarsi che l´insegnamento del Corano non veicoli indottrinamenti pericolosi.
«Mi accingo a percorrere l´ultimo tratto di un già molto lungo cammino», ha confessato Ruini ai vescovi del Consiglio, ringraziando il Papa per la riconferma a tempo. La sua leadership terminerà in autunno. Fino ad allora il presidente della Cei, forte di indubbi successi politici, giocherà tutte le sue carte.