Articolo da "La Repubblica" del 5 marzo 2006

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Trentacinque minuti di colloquio, come per la visita ufficiale del capo del governo. E con il "privilegio" delle immagini tv
Pera dal Papa: l´Occidente va difeso
Udienza privata pre-elezioni. In dono i libri della sua "crociata"
"Un incontro tra due amici che spesso si trovano allineati"
"La mia gratitudine al Pontefice per l´azione che svolge"
MARCO POLITI
CITTÀ DEL VATICANO - Benedetto XVI dà la sua investitura a Marcello Pera. Per trentacinque minuti Ratzinger riceve nel suo studio il presidente del Senato, rompendo la regola di ferro vaticana per cui non si riceve in udienza un politico italiano in piena campagna elettorale. Sono passati appena nove giorni da quando Pera ha fondato il suo Movimento per l´Occidente. «Ho manifestato a Sua Santità il mio apprezzamento e la mia gratitudine - confida il presidente del Senato a Repubblica, uscendo dall´udienza - per l´azione che sta svolgendo. Il successo che incontra è segno di un diffuso e crescente bisogno di guida spirituale e morale e di sicura ripresa del messaggio cristiano».
Il presidente del Senato arriva in Vaticano alle undici. Più tardi il portavoce papale dirà che con il pontefice si è discusso di «alcuni aspetti della cultura odierna nel contesto dell´attuale situazione internazionale». Etica, lotta contro il laicismo, eredità cristiana, minacce dell´islam. «Atmosfera di simpatia e di cordialità», fa sapere Navarro.
E´ il secondo sigillo di stima concesso da Ratzinger a Pera in pochi mesi. A ottobre aveva battezzato un convegno del presidente del Senato a Norcia con un messaggio personale, in cui dichiarava che «uno stato sanamente laico dovrà logicamente riconoscere al "senso religioso" spazio nella sua legislazione».
Dietro le quinte in Vaticano sono espliciti: «Un incontro tra due amici - commenta un monsignore - che spesso si sono ritrovati ad avere le idee in sintonia e sulla stessa linea». E corre una voce insistente che dopo l´elezione papale i due si siano già incontrati in via riservatissima, forse a Castelgandolfo. Di sicuro, al tempo di Wojtyla, Pera è stato più volte nell´appartamento del cardinale Ratzinger.
Quando riemerge dalle mura leoniane, il presidente del Senato è raggiante: «Avremmo potuto andare avanti a parlare per molto tempo ancora», racconta ai suoi. Altri particolari ce li trasmette direttamente: «L´incontro è stato molto cordiale e molto profondo, come sempre. Ci siamo in particolare soffermati sui temi della sua prima enciclica, sulla questione dell´identità, che è uno degli argomenti del Manifesto che ho lanciato in difesa dell´Occidente, e sui problemi internazionali».
Trentacinque minuti sono tanti. Quasi quanto il tempo passato da Giovanni Paolo II e Reagan a discutere nell´82 sui destini del mondo. Esattamente quanti a novembre furono concessi al premier Berlusconi. Più del tempo accordato al cattolico Casini, presidente della Camera dei deputati. Non importa a Ratzinger che Pera sia oggi soprattutto un uomo politico, capolista di Forza Italia per il Senato in Umbria ed Emilia. Gli va bene così.
Benedetto XVI vuole lanciare il segnale che Pera e i teocon intorno a lui sono i «laici sani» che gli piacciono: perché definiscono l´aborto un «piccolo omicidio», bollano di laicismo ogni rivendicazione laica, appoggiarono il cardinal Ruini al referendum, sottoscrivono la denuncia ratzingeriana del relativismo e della perdita di identità delle società occidentali, chiamano alla lotta contro l´«aggressione» dell´Islam radicale e battono il tasto sulle radici giudeo-cristiane dell´Europa.
Al suo amico il pontefice concede una piccola onoreficenza mediatica. Alle visite private il protocollo vaticano vieta le immagini televisive. E´ stato così con Casini. Era stato deciso in Vaticano che fosse così anche ieri. Poi una telefonata dal Senato all´appartamento papale produce il miracolo: i tg della sera mostrano Pera seduto alla scrivania con Benedetto XVI.
Al pontefice il presidente del Senato ha offerto due pubblicazioni della sua fondazione Magna Carta. I titoli sono eloquenti. "Noi, loro e il Papa" e "Il dovere dell´identità". Ratzinger li sfoglia compiaciuto. Ad apertura del primo c´è la lista dei laici avversari della cultura teocon. Il Papa può leggere i nomi dei reprobi: da Giorello a Scalfari, da Zagrebelski, a Teodori, a Sergio Romano. Il secondo esalta l´invio delle nostre truppe in Iraq, attacca il multiculturalismo, propugna l´esportazione della democrazia, insiste che l´embrione «è persona», sancisce che il no al matrimonio tra omosessuali «è un divieto morale dettato dalla nostra identità».
Benedetto XVI risponde donando il suo "La rivoluzione di Dio". Con dedica.
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