Articolo da "La Repubblica " del 13 marzo 2007


"Non c´è più senso del peccato"
Il Vaticano a medici e politici "Obiettori per tutelare la vita"
Bertinotti: no a vincoli confessionali per il legislatore
La Pontificia accademia per la vita invita alla "mobilitazione" anche giudici e infermieri
Il richiamo riguarda l´aborto, l´eutanasia, ma anche "la contraccezione di emergenza"

ORAZIO LA ROCCA
CITTÀ DEL VATICANO - «Respingere l´aborto e l´uso dei contraccettivi, specialmente quelli chimici, con una coraggiosa obiezione di coscienza». E´ quanto «raccomanda» - in particolare a «medici, infermieri e politici» - la Pontificia accademia per la vita presieduta dall´arcivescovo Elio Sgreccia, tra i più stretti e ascoltati collaboratori del Papa in materia di bioetica. L´occasione, il documento finale - diffuso ieri dalla Sala stampa della Santa - della assemblea generale dell´Accademia dedicata al tema della coscienza cristiana di fronte a quelle leggi che - a parere della corrente dottrina cattolica - possono mettere in pericolo la difesa della vita, a partire dall´interruzione volontaria della gravidanza. Un richiamo che punta, essenzialmente, a ricordare al cattolico doc il «dovere della coerenza» per la salvaguardia della vita umana «dal concepimento alla morte naturale» in linea con i pronunciamenti di Benedetto XVI e dei suoi predecessori, Paolo VI e Giovanni Paolo II.
Ma i primi dubbi - seppur espressi indirettamente - al richiamo vaticano arrivano da Fausto Bertinotti, presidente della Camera, intervistato dal Gr Parlamento. Oltre a definire i Dico frutto di «un compromesso sofferto», Bertinotti vede «nell´idea di proporre un vincolo confessionale per i politici un elemento sostanzialmente contraddittorio con la laicità dello Stato e dello stesso legislatore».
«Sempre più opportuna - si legge invece nel documento della Pontificia accademia per la vita - appare una mobilitazione, anche a livello politico, di quanti hanno a cuore la tutela della vita umana: è un´esigenza imprescindibile della giustizia il rispetto del principio di uguaglianza, che esige di onorare e proteggere i diritti di tutti, specialmente nel caso dei soggetti più fragili ed indifesi». Da qui, il richiamo ad una «coraggiosa obiezione di coscienza» proposto dalla Pontificia Accademia per la vita «a tutti i credenti e gli uomini di buona volontà», in particolare a «medici, infermieri, farmacisti e personale amministrativo, giudici e parlamentari, ed altre figure professionali direttamente coinvolte nella tutela della vita umana individuale, laddove le norme legislative prevedessero azioni che la mettono in pericolo».
«Mobilitazione», dunque, è la nuova parola d´ordine del dicastero vaticano preposto alla tutela della vita. Anche se in Vaticano sanno che non si tratterà di una semplice passeggiata. «Il ricorso all´obiezione di coscienza - lamenta infatti la Pontificia accademia - oggi avviene in un contesto culturale di tolleranza ideologica, che talvolta, paradossalmente, tende a non favorire l´accettazione dell´esercizio di questo diritto, in quanto elemento "destabilizzante" del quietismo delle coscienze. In particolare, per le professioni sanitarie, è difficile l´esercizio del diritto all´obiezione di coscienza, dal momento che questo diritto viene generalmente riconosciuto solo alle singole persone, e non alle strutture ospedaliere o associazioni».
«L´obiezione di coscienza nel nostro ordinamento è prevista solo per la procreazione medicalmente assistita e l´aborto», risponde Amedeo Bianco, presidente della Federazione degli ordini dei medici. «In altri casi il nostro codice deontologico - spiega Bianco - prevede una clausola di coscienza per il medico, che però deve adoperarsi perché il paziente possa accedere in tempi appropriati al servizio richiesto, come ad esempio l´acquisto della pillola del giorno dopo». Il Papa, quale capo di Stato e di una religione, ha, secondo il presidente della Federazione degli Ordini dei medici, «il diritto e anche il dovere di chiarire quali sono i principi che esprimono la sua religione. Altro è il sistema di regole civili che governano la comunità. Per cui, è bene evitare guerre di religione e rispettare le diversità di opinione».