Articolo da "La Repubblica" del 18 febbraio 2005


"Murata viva", una storia uguale a tanti fatti di cronaca
ISLAM, DONNE E VIOLENZA

ALESSANDRA ROTA
«Mi chiamo Leila, ho ventuno anni, francese di nascita e marocchina per tradizione... mio padre è un uomo rispettabile e rispettato. Mi picchia se non obbedisco ai suoi ordini. Mi ha riempita di pugni per obbligarmi a sposare l´uomo che sale gli scalini davanti a me. L´integrazione è la possibilità di dire no. La tradizione è l´impossibilità. Non sono mai stata capace di infrangere quella legge non scritta». Poche frasi, all´inizio del libro Murata viva (Piemme, pagg. 231, euro 14,90) che servono da chiavi per entrare nell´inferno. Dopo Bruciata viva, uscito lo scorso anno dallo stesso editore che raccontava la tragedia di Suad, giovane cisgiordana scappata in Europa perché il marito le aveva versato addosso una tanica di benzina e dato fuoco (era incinta), ecco un´altra storia di violenza e di disperazione al femminile in nome del Corano. E´ di pochi giorni fa la notizia della ragazza turca ammazzata dai fratelli in Germania perché voleva vivere all´occidentale.

Anche Leila, la murata viva, che adesso abita in una località segreta della Francia con il figlio Ryad, voleva comportarsi come le altre sue coetanee: giocare per la strada, fumare, andare a ballare, chiacchierare con i ragazzi, innamorarsi. Ha dieci anni quando uno dei fratelli più grandi si approfitta di lei, facendo molta attenzione a mantenere intatta la verginità della sorellina: «ho taciuto, come tutti i bambini aggrediti» scrive Leila. E quello del silenzio, a ogni costo, sotto le botte, le sevizie, le umiliazioni, resterà una tragica caratteristica che la porterà a tentare più volte il suicidio. Non mancano in questa terribile vicenda assistenti sociali, medici perspicaci, zie comprensive che cercheranno di buttare giù il «muro» che la famiglia ha creato intorno alla ragazza e che lei stessa ha alzato: «Nonostante il male che mi avevano fatto, io ero legata a loro».

Ma come nel 2005, a un mese dalla Conferenza mondiale delle donne a New York, in una nazione che vieta l´esibizione dei simboli religiosi nelle scuole, è possibile che non si riesca a rompere le catene? Possibile che non ci sia un giornale disposto a denunciare l´accaduto? Che non ci sia salvezza? Evidentemente no: i leit motiv della vicenda sono i capelli strappati, gli occhi pesti, la perenne sensazione di essere sempre e comunque una «puttana», nonostante una illibatezza difesa a costo della morte: «Quell´ossessione della verginità è intollerabile nella Francia del XXI secolo. Quell´ossessione era diventata anche la mia. E lo è rimasta». Ribellarsi, Leila si ribella con tutte le sue forze, scappa, si nasconde, ma poi torna, sempre, per non compromettere l´onore del padre e la sua reputazione. Sono 5 milioni i musulmani che vivono in Francia e quella islamica è la seconda religione del paese; è recentissima la riforma del Mudawana, il codice di famiglia voluta dal giovane re del Marocco Mohammed IV che «rivoluziona» la condizione della donna, restituendole pari dignità all´interno del nucleo familiare. Questo vuol dire sposarsi liberamente, divorziare, non essere più ripudiata, abolire la poligamia. Certo un conto sono le leggi, un altro le usanze radicate. E Leila le proverà tutte, e della sua voglia di normalità avrà il terrore.

Ma il carcere familiare non è niente se confrontato al matrimonio combinato. In barba al nuovo Mudawana, Leila è costretta a sposarsi con l´uomo che, per la prima volta vede seduto sul divano, a mezzanotte mentre lei, ancora assonnata, deve vestirsi in maniera adeguata e servire il the. La legge degli uomini ha fatto un´altra vittima, una delle tante che finiscono in cronaca, oppure rimangono per sempre «murate vive» in un appartamento di pochi metri quadrati. Leila alla fine ce la farà, quando ormai sta per perdere la sua identità, riuscirà a riscattarsi. Denuncerà il coniuge che l´ha quasi uccisa. Ma quante sono le Leila, le Suad che non riescono a raccontare al mondo la loro storia e diventare un fenomeno editoriale?