Somalia, aveva 13 anni la ragazza lapidataEra solo una bambina, si era appena affacciata sull' adolescenza, l' «adultera» lapidata a morte dagli integralisti di Chisimaio, in Somalia. Non aveva 23 anni, ma solo 13: l' età segnalata dai giornalisti che avevano assistito all' esecuzione, nello stadio della città portuale, era stata "dedotta" dall' aspetto della giovane, evidentemente spinta dalla vita nei campi profughi del Corno d' Africa a raggiungere la maturità fisica più in fretta delle coetanee. Ma una bambina può commettere adulterio? Può valere a qualcosa la sua «confessione», prova del peccato secondo la folle interpretazione del capo dei carnefici, Sheikh Hayalah, a Radio Shabelle? La stessa Sharia per l' adulterio prevede la testimonianza di quattro uomini, e stavolta non c' erano. A sentire le testimonianze dei familiari, raccolte da Amnesty International, la giovanissima Aisha Ibrahim Duhulow aveva invece subito violenza da parte di tre uomini. E poi aveva voluto denunciare lo stupro alla milizia Shabab, "i giovani", gli integralisti islamici più radicali che controllano Chisimaio. Forse immaginava che anche lì funzionasse la giustizia arcaica e sperimentata dei campi profughi kenyani dove aveva vissuto fino a tre mesi prima, con il giudizio affidato alla saggezza degli anziani. Ma era stato un errore. La denuncia, nella mente fanatica dei fondamentalisti, è diventata ammissione di colpa. E mentre nessuno dei violentatori veniva arrestato dai miliziani, la ragazza è diventata simbolo di impurità. Seppellita fino al collo nello stadio, degna di ricevere la punizione popolare, senza che dubbio alcuno attraversasse la coscienza di chi ha scagliato la prima pietra. «Non è stata giustizia, non è stata nemmeno un' esecuzione. Questa bambina ha subito una morte atroce per ordine dei gruppi armati che controllano Chisimayo», sintetizza David Copeman, delegato di Amnesty per la Somalia. «Quest' assassinio - conclude - dimostra ancora di più l' importanza dell' azione internazionale per indagare e documentare gli abusi, con una Commissione ad hoc». - GIAMPAOLO CADALANU |
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