| Un altro passo in avanti del leader riformatore Khatami, pena sospesa a tempo indeterminato "Mai più adulteri lapidati" l´Iran sfida gli ayatollah Il provvedimento è stato già diramato alle autorità delle varie province iraniane La misura è forse un primo passo verso l´abolizione della legge islamica in vigore Le donne, spesso le adultere, venivano seppellite fino alle ascelle e poi colpite Negli anni bui del khomeinismo la pratica era uno spettacolo quasi usuale RENATA PISU Siamo nella libreria più «in» della Teheran alta, a nord, la Teheran bene e ricca dove le ragazze, con il foulard di sghimbescio sulla testa, mostrano ciuffi ribelli di capelli neri, biondi, con i colpi di sole da parrucchiere alla moda. Mi domanda la giornalista: «Puoi immaginare una di queste donne sepolta fino alle ascelle, soltanto le spalle e la testa fuori, colpita da pietre lanciate dai Giusti? Quelli senza peccato?». Non sto nemmeno a rispondere, essendo atea dichiarata posso assumere un´espressione che loro, i credenti, di qualsiasi fede che sia del Libro (ebrei, cristiani, musulmani) sono autorizzati a definire «animali». Non i buddisti, non gli scintoisti, nemmeno i terribilmente conformisti confuciani, oserebbero tanto. Ma lasciamo perdere. Con espressione animale rispondo che no, non so immaginarmelo. E lei me lo racconta. La donna, l´adultera, viene seppellita fino alle ascelle perché, mi sussurra: «I seni delle donne, tanto dolci, tanto tondi, non devono subire ingiuria». Okay, rispondo. E la ragazza continua: «Per gli uomini è diverso, l´uomo può con uno sforzo immenso riuscire a liberarsi perché viene seppellito fino alla vita e così viene graziato. La donna invece che è sepolta fino alle ascelle è quasi impossibile che ce la faccia». E muore, e crepa, l´adultera. Un ritratto-tipo dell´adultera iraniana è difficile tracciarlo: diciamo che è una bambina, un´adolescente, dai 9 anni (età in cui è lecito che una ragazza si sposi) ai 15, 20 anni. A Teheran, negli ultimi due anni, le lapidazioni si sono contate sulle punte delle dita di una mano: negli anni bui del khomeinismo, la lapidazione era invece uno spettacolo usuale, undici persone, uomini e donne, morirono così nel 1989, in uno stadio, alla presenza di migliaia di spettatori esultanti. Negli ultimi tempi, tuttavia, s´è scatenata un´ondata di proteste contro la lapidazione e contro la pena di morte in generale. Nell´agosto del 2001 l´indignazione popolare per le eccessive pubbliche esecuzioni è sfociata in uno scontro tra polizia e una folla di duemila persone, nessuna delle quali, evidentemente, si sentiva di scagliare la prima pietra. Ma oggi? L´Iran del presidente Khatami a cosa mira? A abolire la sharia? Abolire la lapidazione è un primo passo, forse, nella lotta che ora in Iran vede contrapposti riformisti e conservatori. Noi aspettiamo, come i Giusti. Non scagliamo pietre, non scagliamo nemmeno la prima. Possiamo, in quanto Gente del Libro, pregare? Sì, preghiamo per la terza donna della quale, come ci racconta una testimone d´eccezione, la giornalista Nadia Pizzuti, per tre anni residente a Teheran, non si sa nulla. Ha scritto Nadia Pizzuti: «Dal maggio al giugno del 2001, a ridosso delle elezioni presidenziali, tre giovani donne sono state condannate a morte con la lapidazione: la prima era stata arrestata ben otto anni prima con l´accusa di aver girato film pornografici nella sua abitazione ed è stata giustiziata nel carcere di Ervin, a Teheran. Anche la seconda, accusata di adulterio e di complicità con l´amante nell´assassinio del marito, è stata uccisa in prigione. Della terza non si è più avuta notizia». Ayatollah, parlateci di lei, della terza donna. |
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