Articolo da "La Repubblica" del 27 dicembre 2002.
Un altro passo in avanti del leader riformatore Khatami, pena sospesa a tempo indeterminato
"Mai più adulteri lapidati" l´Iran sfida gli ayatollah
Il provvedimento è stato già diramato alle autorità delle varie province iraniane
La misura è forse un primo passo verso l´abolizione della legge islamica in vigore
Le donne, spesso le adultere, venivano seppellite fino alle ascelle e poi colpite
Negli anni bui del khomeinismo la pratica era uno spettacolo quasi usuale

RENATA PISU
Non la morte con altri mezzi, più moderni. Meno crudeli? E chi lo sa. In Iran ogni anno circa duecento persone vengono giustiziate ma la morte lenta, inflitta con il lancio di pietre che non devono essere né troppo leggere né troppo pesanti, per non prolungare e nemmeno per non accelerare la fine, forse è la più crudele: vuoi mettere la modernità di una iniezione letale, di una scossa elettrica? Quanti adulteri sono in attesa nelle carceri iraniane, che arrivi qualcuno che scagli la prima pietra? Non si sa quante sentenze siano state emesse per il crimine dell´adulterio, l´unico per il quale la sharia, la legge islamica, così come è stata introdotta sull´onda della rivoluzione dell´ayatollah Khomeini nel 1979, prevede la morte per lapidazione pena ancora più antica della crocifissione, dell´impiccagione, dello strangolamento. Il peccato è infatti antichissimo, come il furto: «Non desiderare la roba d´altri, non desiderare la donna d´altri», così sta scritto nelle tavole della legge del Profeta Mosè, che l´Islam onora, come onora il Profeta Gesù: anche ai suoi tempi, seicento anni prima di Maometto, dalle sue parti si usava lapidare gli adulteri. Ma lui ebbe un dubbio. Disse: chi è senza peccato e si sente di scagliare la prima pietra, faccia pure. Ebbe da lì inizio la pratica dell´introspezione, della psicanalisi? «Non mi citare Freud e Joyce, collegandoli al Nazareno. Ci avete messo più di duemila anni per capire cosa voleva dire», mi ribatte una ragazza il cui nome conosco ma preferisco - e anche lei preferisce, almeno per il momento - non rivelare. Come non voglio, e lei nemmeno vuole, che si tolga dalla testa quel foulard che le copre i capelli e che anch´io, straniera, non musulmana, nemmeno cristiana, sono per legge obbligata a portare in testa? La ragazza è giovane e molto combattiva: è stata una delle redattrici di punta del giornale femminil-femminista Zan, cioè «donna», che fu il primo a pubblicare nel 1998, il parere di un dottore dell´Islam il quale sosteneva che nel Corano la morte per lapidazione è prevista soltanto per i «nemici di Maometto». Il suo giornale è stato messo al bando per «crimini contro-rivoluzionari». Ma desiderare la donna d´altri (o l´uomo d´altre, visto che anche in Iran le donne desiderano) è un crimine contro-rivoluzionario?

Siamo nella libreria più «in» della Teheran alta, a nord, la Teheran bene e ricca dove le ragazze, con il foulard di sghimbescio sulla testa, mostrano ciuffi ribelli di capelli neri, biondi, con i colpi di sole da parrucchiere alla moda. Mi domanda la giornalista: «Puoi immaginare una di queste donne sepolta fino alle ascelle, soltanto le spalle e la testa fuori, colpita da pietre lanciate dai Giusti? Quelli senza peccato?». Non sto nemmeno a rispondere, essendo atea dichiarata posso assumere un´espressione che loro, i credenti, di qualsiasi fede che sia del Libro (ebrei, cristiani, musulmani) sono autorizzati a definire «animali». Non i buddisti, non gli scintoisti, nemmeno i terribilmente conformisti confuciani, oserebbero tanto. Ma lasciamo perdere. Con espressione animale rispondo che no, non so immaginarmelo. E lei me lo racconta. La donna, l´adultera, viene seppellita fino alle ascelle perché, mi sussurra: «I seni delle donne, tanto dolci, tanto tondi, non devono subire ingiuria». Okay, rispondo. E la ragazza continua: «Per gli uomini è diverso, l´uomo può con uno sforzo immenso riuscire a liberarsi perché viene seppellito fino alla vita e così viene graziato. La donna invece che è sepolta fino alle ascelle è quasi impossibile che ce la faccia».

E muore, e crepa, l´adultera.

Un ritratto-tipo dell´adultera iraniana è difficile tracciarlo: diciamo che è una bambina, un´adolescente, dai 9 anni (età in cui è lecito che una ragazza si sposi) ai 15, 20 anni. A Teheran, negli ultimi due anni, le lapidazioni si sono contate sulle punte delle dita di una mano: negli anni bui del khomeinismo, la lapidazione era invece uno spettacolo usuale, undici persone, uomini e donne, morirono così nel 1989, in uno stadio, alla presenza di migliaia di spettatori esultanti. Negli ultimi tempi, tuttavia, s´è scatenata un´ondata di proteste contro la lapidazione e contro la pena di morte in generale. Nell´agosto del 2001 l´indignazione popolare per le eccessive pubbliche esecuzioni è sfociata in uno scontro tra polizia e una folla di duemila persone, nessuna delle quali, evidentemente, si sentiva di scagliare la prima pietra. Ma oggi? L´Iran del presidente Khatami a cosa mira? A abolire la sharia? Abolire la lapidazione è un primo passo, forse, nella lotta che ora in Iran vede contrapposti riformisti e conservatori. Noi aspettiamo, come i Giusti. Non scagliamo pietre, non scagliamo nemmeno la prima. Possiamo, in quanto Gente del Libro, pregare? Sì, preghiamo per la terza donna della quale, come ci racconta una testimone d´eccezione, la giornalista Nadia Pizzuti, per tre anni residente a Teheran, non si sa nulla. Ha scritto Nadia Pizzuti: «Dal maggio al giugno del 2001, a ridosso delle elezioni presidenziali, tre giovani donne sono state condannate a morte con la lapidazione: la prima era stata arrestata ben otto anni prima con l´accusa di aver girato film pornografici nella sua abitazione ed è stata giustiziata nel carcere di Ervin, a Teheran. Anche la seconda, accusata di adulterio e di complicità con l´amante nell´assassinio del marito, è stata uccisa in prigione. Della terza non si è più avuta notizia». Ayatollah, parlateci di lei, della terza donna.