Articolo da "La Repubblica" del 8 febbraio 2003.
Un centinaio di ragazze si sono rifugiate in una chiesa per non subire le mutilazioni genitali
Kenya, la fuga delle bambine dall´orrore dell´infibulazione
Nascoste dalle famiglie sono prese in carico dalle Ong. Chiedono assistenza al governo

STEPHEN MAKABILA
In totale sarebbero circa 700 le bambine scappate di casa e accolte in queste settimane dalla Chiesa anglicana di Kajiado, nel sud-est del paese africano.

Anne Nzomo, responsabile di una organizzazione non governativa che si occupa da molto tempo di assistenza e diritti delle donne, spiega che le ragazze sono state accolte nelle chiese e affidate ai pastori. Di giorno vengono portate a scuola, la sera dormono in stanze comuni nelle chiese.

L´ong Maendeleo Ya Wanawake che ha preso in cura 33 delle fuggiasche denuncia: «Le autorità non ci aiutano. Se avessimo più fondi potremmo garantire loro maggiore assistenza». Secondo Nzomo la fuga delle ragazze è scaturita da «una nuova presa di coscienza maturata nelle giovani generazioni». «Oggi le bambine capiscono che non avranno nessun beneficio dalla mutilazione genitale femminile, anzi» racconta Nzomo.

Le mutilazioni genitali femminili sono state vietate in Kenya nel 2001, con l´approvazione dal Parlamento del Children Act, la nuova legge per la tutela dei minori. Le ragazze non possono mai essere costrette all´infibulazione che può essere praticata soltanto con il loro consenso a partire dai 16 anni.

La pratica è però ancora attiva in tutto il paese. Spesso avviene di nascosto. Il responsabile per il Centro nazionale di difesa dei diritti umani, Ken Wafula, ha chiesto in un recente convegno che vengano istituiti dei controlli medici nelle scuole per individuare se le bambine keniote siano mutilate segretamente. Wafula sta conducendo una campagna negli istituti primari per informare le bambine a non accettare le mutilazioni genitali femminili. «Facciamo visite nelle classi per educare le bambine contro i pericoli di questo rito e incoraggiando la costituzione di gruppi anti-infibulazione nelle scuole».

Nella zona Masai del Kenya l´infibulazione avviene con una cerimonia di gruppo intorno ai 14 anni. Molte delle ragazze sono andate via di casa a dicembre, prima delle lunghe vacanze, e non sono tornate più. Non è la prima volta che accade. Qualche mese fa, nella città di Kajiado, due bambine avevano denunciato in tribunale il padre, rifiutandosi di sottoporsi alle mutilazioni. Il giudice aveva dato loro ragione. «Incoraggiamo le bambine a difendersi e a denunciare i genitori. Spesso le madri e le zie sono d´accordo con le bambine e si schierano contro i padri» racconta Nzomo.

Secondo una ricerca del 1998, il 38% delle donne keniote tra i 15 e i 49 anni sono state infibulate. Dopo le tante proteste e denunce sono già 14 i governi africani che hanno proibito questa pratica, che viene tradizionalmente considerata l´iniziazione delle giovani donne. Il 6 febbraio, le Nazioni Unite hanno promosso la prima giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili. L´Organizzazione mondiale per la Sanità stima che le donne infibulate sono 130 milioni e ogni giorno 6mila donne subiscono una mutilazione genitale.

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