Articolo da "La Repubblica" del 21 luglio 2005


Pistoia, crociata di monsignor Scatizzi dopo il via libera del comune al registro delle unioni civili
Il vescovo: i rapporti gay mettono in crisi la virilità
A quando il consenso per la pedofilia, le organizzazioni mafiose, il terrorismo, la violenza fisica, la guerra...
Gran parte degli omosessuali sono il prodotto della femminilizzazione della società...

MARCO POLITI
ROMA - «Un colpo all´identità maschile», una decisione che incrementa la «perdita di virilità», una sciagura che scaturisce dalla «femminilizzazione della società». Tuoni e fulmini del vescovo di Pistoia, Simone Scatizzi, indirizzati al consiglio comunale della città, reo di avere approvato la creazione di un registro delle unioni civili.

L´intervento del vescovo, di rara aggressività, sembra scaturire dalla convinzione che dopo il fallimento del referendum sulla procreazione assistita l´istituzione ecclesiastica possa ignorare qualsiasi rispetto per la laicità delle istituzioni. Invece di parlare dal pulpito per la comunità dei fedeli, monsignor Scatizzi ha scelto lo scontro diretto con il Comune, prendendo carta e penna: «Se il criterio dei consiglieri è stato quello di regolarsi sulla domanda di una minoranza - chiede polemicamente ai consiglieri comunali - a quando il consenso per la pedofilia, le organizzazioni mafiose, il terrorismo come rivendicazione, la violenza fisica per farsi valere, la guerra preventiva eccetera?».

In un crescendo incalzante il prelato prende di petto i rappresentanti della comunità pistoiese: «So che la maggioranza dei consiglieri è data da uomini, non so se certi consiglieri si sono resi conto di dare un ulteriore colpo all´identità maschile». E´ risaputo, aggiunge il vescovo, che «la perdita della virilità maschile dà indici sempre più alti». In questo quadro, e alla luce dell´aumento dell´infertilità maschile - martella il prelato - «ogni forma che incoraggia lo svilimento della mascolinità e la confusione di genere è incomprensibile».

Per Scatizzi, che ha stilato un elenco di 18 domande ai consiglieri, «non sono certo le leggi di Zapatero che potranno migliorare la situazione». Secondo il prelato «le persone omosessuali per motivi di Dna sono una piccolissima minoranza». Invece «la grande maggioranza degli omosessuali sono il prodotto di un contesto socio-culturale: femminilizzazione della società, gli uomini spendono più delle donne per cosmetici, depilazione, chirurgia estetica ecc... bisessualità conclamata, esperienze negative nell´infanzia, mancanza di formazione all´amore e alla sessualità, orgoglio gay».

L´intervento rischia di prefigurare la dura opposizione della Chiesa all´approvazione da parte del parlamento italiano dei Pacs, i patti di solidarietà fra conviventi eterosessuali o omosessuali. Il cardinale Ruini, presidente della Cei, si è già dichiarato contrario, considerandoli «un piccolo matrimonio».

Motivando il suo attacco, monsignor Scatizzi chiede perentoriamente: «Mi si dica, incentivare la soppressione fra maschile e femminile è una conquista civile o non piuttosto un inquinamento della realtà naturale? Esiste un´etica naturale a cui fare riferimento?». La lettera culmina nell´affermazione che «i partiti che fanno certe scelte... vedi nazismo, comunismo, fascismo, liberismo selvaggio... finiscono col provocare soluzioni opposte, anche se non condivisibili».

Costernato il segretario nazionale dell´Arcigay, Aurelio Mancuso: «Affermazioni che rivelano una omofobia violenta e rabbiosa». Commenta Mancuso che «mai da un alto prelato della Chiesa cattolica, considerato un moderato, ci saremmo attesi una lunga lettera di insulti verso la dignità delle persone omosessuali».

Il vescovo ritiene invece di essere pienamente nel giusto. «Non mi si dica che questa è un´invasione di campo - puntualizza - io sono un cittadino come gli altri, che vota e che paga le tasse. Ho il diritto di sapere come la pensano gli amministratori».

E´ chiaro che la questione verrà rilanciata in parlamento. In Europa le unioni di fatto sono riconosciute in Francia, Germania, Svizzera, Portogallo, Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia, Islanda e Lussemburgo. Spagna, Olanda e Belgio ammettono anche i matrimoni gay.

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