Articolo da "Il Manifesto" del 31 maggio 2007


Violenze formato famiglia
Il caso di Perugia riapre le polemiche su quanto accade all'interno delle mura domestiche. Save the children: un milione di bambini in Italia assistono ad abusi di padri sulle madri

Eleonora Martini
Potrebbero essere un milione i bambini in Italia che assistono impotenti alle violenze fisiche e sessuali commesse in famiglia dai propri padri sulle madri. Di sicuro sono almeno 385 mila perché la stima sulla violenza assistita dai minori, forma poco conosciuta e sottovalutata nelle conseguenze psichiche ed emotive che lascia sui piccoli, è stata fatta a partire dal numero di donne che si rivolge ai centri antiviolenza sparsi sul territorio nazionale. E' quanto si apprende scorrendo il 3° Rapporto sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza in Italia stilato dal Gruppo di lavoro per la Crc (Convenction on the rights of the child), composto da 62 associazioni no profit, con il coordinamento di Save the children. Ma c'è di più: il numero di minori esposti alla violenza domestica in Italia è il più alto d'Europa proporzionalmente alla popolazione, secondo i dati Onu del 2006. E nel mondo, in assoluto, pochi paesi ci superano in questa macabra classifica: il Messico, la Tailandia, le Filippine, il Sudafrica, l'Arabia Saudita, gli Usa e qualche altro.
Sfruttati economicamente e sessualmente, abusati, violentati nel corpo e nella psiche, imbottiti di farmaci e psicofarmaci, fotografati con videofonini per sfruttare poi il mercato pedopornografico, la condizione del bambino tra le mura domestiche o nei luoghi di cura (scuola, asili) italiani immortalata nel rapporto è impietosa. Nel capitolo dedicato agli abusi, redatto dal Cismi, il Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l'abuso all'infanzia, si parla anche di una vera e propria persecuzione subita all'interno e all'esterno della famiglia dai minori omosessuali. Il Gruppo di lavoro punta l'indice contro le politiche che hanno ridotto i fondi destinati ai servizi impegnati nel trattamento dei minori e delle donne vittime di violenza domestica. In particolare poi si sofferma sull'accanimento sulle donne durante la gravidanza e chiede di attivare i protocolli per la rilevazione di questi crimini previsti dall'Oms. E la denuncia arriva proprio mentre i teodem dell'Ulivo, con ben due ddl presentati ieri in Senato, insistono sulla centralità dell'aiuto alle coppie sposate under 35 per favorire «la crescita e il sostegno della natalità».
La famiglia patriarcale e maschilista, quella tipica italiana, si conferma quindi come uno dei luoghi più a rischio per i bimbi. Il Gruppo di lavoro infatti avverte di non forzare il principio di bigenitorialità al punto di anteporlo al superiore interesse del minore o farlo diventare strumento di «ulteriore persecuzione e stigmatizzazione nei confronti delle madri e dei bambini».
Ma ad ostacolare la lotta alla violenza sulle donne e sui bambini sono anche i processi mediatici come quello sul caso di Rignano Flaminio, denuncia la presidente del Cismai, Roberta Luberti. «Da Bruno Vespa a Liberazione, c'è stato un accanimento contro i genitori che hanno denunciato gli abusi e una difesa pregiudiziale degli imputati mentre le indagini sono ancora in corso. E questo danneggerà molto i processi di pedofilia e di violenze sui minori perché le madri hanno sempre più paura ad esporsi con una denuncia», accusa Luberti. E spiega: «I genitori sono stati fatti passare per matti spiegando che la paura dei pedofili è una delle fobie della nostra società. La realtà non è questa: purtroppo i casi di violenza fisica, psicologica e sessuale sui minori sono molti di più di quelli che vengono denunciati e che trovano giustizia nelle aule di tribunale. E le difese ci sguazzano in questo tipo di processi mediatici».