Articolo da "Il Manifesto " del 2 marzo 2007


Le sentinelle della famiglia
Andreotti e Mastella fanno i vigilantes anti-Dico. La ministra Pollastrini invita invece a «non demordere». I teodem vanno in confusione. E Salvi annuncia: da martedì si parte in commissione

Mi. B.
Parola d'ordine «non demordere». La ministra delle pari opportunità, la diessina Barbara Pollastrini, dà mostra di voler portare avanti la battaglia sui Dico, affidata dal premier Romano Prodi al parlamento e soprattutto alla coscienza dei singoli parlamentari. Il provvedimento non sarà accantonato, «ho avuto assicurazione proprio in queste ore dal presidente della commissione giustizia del senato», il diessino Cesare Salvi, riferisce la ministra. Che aggiunge di puntare a una «sintesi» tra la proposta varata dal governo pre-crisi e gli altri progetti depositati in parlamento.
Ma a questo punto nella stessa Quercia - che pure non intende abbandonare al suo destino Barbara Pollastrini - la prudenza è massima. La vice capogruppo alla camera, Marina Sereni, si iscrive ad esempio nel lungo elenco di coloro per i quali i Dico «non sono una priorità», perché «il paese ci chiede di affrontare anche altri temi, dall'economia al lavoro alle famiglie» (quelle «regolari», sottinteso). Saggio, dunque, da parte di Prodi, chiarire che ora spetta al parlamento occuparsi della materia, anche perché - prosegue l'esponente dei Ds - se il governo ha rispettato la richiesta che gli era arrivata dal parlamento (in realtà con un ordine del giorno che non fu mai votato), «non tutto quello che è scritto nel programma deve diventare un ddl a firma dell'esecutivo». Certo. Eppure proprio Marina Sereni a suo tempo si era spesa per il disegno di legge, insistendo perché la questione fosse messa all'ordine del giorno del vertice di Caserta.
Ma i tempi sono cambiati, Giulio Andreotti ripete che la sua attenzione sulla materia resta massima, Clemente Mastella è immobile al suo fianco («ci alterneremo nella sentinella») e anche gran parte della sinistra dell'Unione si è stiepidita. I teodem della Margherita, invece, tornano a portare scompiglio. La capofila degli integralisti Paola Binetti annuncia che «insieme a un gruppo di esperti stiamo prendendo in considerazione il diritto civile per evidenziare e mettere in ordine quei diritti individuali che sono già tutelati» e «la cosa più facile è che questo lavoro prenda la forma di una nostra proposta di legge». «Ben vengano altre proposte, l'importante è che ci sia la volontà positiva di giungere a una soluzione condivisa», prova a tenere botta la capogruppo dell'Ulivo al senato, la diessina Anna Finocchiaro. Mentre Giorgio Merlo, deputato mariniano della Margherita tra gli estensori della lettera dei 60 cattolici in difesa della laicità, torna a brandire il «manifesto» che era stato scritto in risposta all'offensiva della chiesa: «I principi che abbiamo voluto riaffermare sono lì e noi non indietreggiamo». I teodem in realtà sembrano piuttosto confusi. Dopo la sortita della Binetti è infatti Enzo Carra a chiarire a nome della congregazione (e la senatrice si associa) che «è priva di qualsiasi fondamento l'intenzione di presentare una proposta di legge sui Dico. Del resto non si capisce perché messi nel frigo dal governo dovrebbero essere scongelati da noi». Non fa una piega.
Ma il frigo non è il congelatore, a meno a detta di Cesare Salvi che non intende rinviare «alle calende greche» il provvedimento e annuncia che martedì prossimo la commissione giustizia del senato da lui presieduta comincerà a esaminare i nove testi presentati, compreso quello del governo. Sulla possibilità di arrivare all'approvazione di una legge largamente condivisa Salvi non si sbilancia. Ottimista invece la responsabile donne dei Ds, la senatrice Vittoria Franco perché, afferma, «registriamo da molte parti, anche tra gli esponenti dell'opposizione e soprattutto tra gli elettori, anche cattolici, la necessità di riconoscere i diritti delle persone conviventi».
Il coordinatore della manifestazione del 10 marzo «Diritti ora», Alessandro Zan (il consigliere comunale dei Ds autore della proposta sulle unioni civili approvata a Padova), si augura che sul palco di piazza Farnese, a Roma, ci sia «un vero e proprio confronto tra le coppie di fatto e i capigruppo dell'Ulivo al senato e alla camera», auspicando che all'iniziativa partecipino i ministri e i rappresentanti dei gruppi parlamentari, in particolare, appunto, Anna Finocchiaro e Dario Franceschini «che portano con sé la maggiore responsabilità per l'approvazione di una buona legge».