Articolo da "La Repubblica" del 21 luglio 2005


Boicottaggi e minacce contro un deputato che aveva proposto la concessione del diritto di utilizzare l´automobile
Arabia Saudita, il tabù del volante "Guidare l´auto corrompe le donne"
Petizione di leader religiosi, capi tribù, magistrati: "Un atto dei nemici dell´Islam"

ELENA DUSI
In Arabia Saudita guidare l´automobile è per una donna «un modo di guastarsi sul piano morale e spirituale», quindi è vietato dalla legge. Impossibile muoversi in senso contrario in un paese così, e anche il tentativo di Mohammed az-Zulfa di cambiare le regole si è fermato al primo stop. Membro dell´assemblea consultiva, az-Zulfa due mesi fa propose una legge per consentire alle donne di mettersi al volante. Ma la proposta gli ha procurato solo guai. Prima sono arrivate le minacce di morte da parte degli integralisti. Poi, pochi giorni fa, oltre cento autorevoli personalità del regno hanno firmato una petizione contro la sua idea. Leader religiosi, capi tribù, magistrati e professori universitari hanno sottoscritto un testo che legge: «I nemici dell´Islam stanno cercando di distruggere il grande ruolo che la nostra religione ha assegnato alle donne, guastandole sul piano morale e spirituale e corrompendo così il mondo islamico».

La sharia, le regole dell´islam, «chiudono tutte le porte che conducono alla corruzione» e una donna che circola da sola al volante per la città è vista come un pericolo per la morale pubblica. Nel regno del petrolio oggi le signore si spostano in auto con i loro autisti, ma solo dopo aver ottenuto il permesso da un uomo della famiglia. Az-Zulfa non si aspettava che la sua proposta scatenasse tante polemiche. «Era soltanto un´idea» ha allargato le braccia nel corso di un dibattito tv su al-Arabia. Aggiungendo che avrebbe lasciato volentieri sedere al volante la moglie o le proprie figlie: «Sempre meglio che guidi da sola, piuttosto che uno straniero la scarrozzi per la città insieme ai suoi figli».

Molte professioni ausiliarie, come quella di autista, nei paesi del Golfo vengono infatti ricoperte da immigrati. E az-Zulfa calcola che un milione di autisti - per una spesa annua di 3,2 miliardi di dollari - si occupano di portare in giro le donne saudite.

La proposta del deputato sarebbe rimasta parcheggiata per anni senza risultati anche senza la protesta degli intellettuali del regno. Il parlamento saudita ha infatti solo poteri consultivi, e la famiglia reale è libera di ignorare le sue proposte. Nel 1990 quasi 50 donne sfidarono il divieto di guidare e impugnarono il volante a Riad. Diedero al loro gesto il significato di una protesta contro la presenza delle truppe americane in Arabia, alla vigilia della prima guerra del Golfo. La polizia le arrestò e vennero rilasciate dopo un giorno di galera, la confisca del passaporto e la perdita del lavoro. Non rischia invece di "guastarsi sul piano morale", né "su quello spirituale" il capitano Hanadi Zakarya, che è appena diventata pilota di aerei di linea pur senza saper guidare un´auto. Nella cabina del suo bimotore, accanto ai colleghi uomini, forse ha trovato la rotta giusta.

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