| Per
le ragazze di Mlolongo la preghiera invece del condom a
rischio contagio Kenya, dove la lotta all´Aids è minacciata dalla fede La destra Usa mette sotto tutela i fondi per la prevenzione Uno slogan domina le sovvenzioni: "Astinenza sessuale" Allarme dell´Amref: l´assistenza sanitaria rischia di deragliare DAL
NOSTRO INVIATO Mlolongo
è una tappa obbligata per le centinaia di Tir che ogni giorno risalgono
dalla costa kenyana verso l´interno dell´Africa, carichi di ogni sorta
di merci. Qui c´è la pesa dei camion, qui si paga il dazio alle
autorità del Kenya, prima di proseguire. La sosta può durare da qualche
ora a qualche giorno, a seconda delle irregolarità del carico e
dell´abilità dell´autista nell´affrontare i funzionari dell´erario. Chi
ha problemi col mezzo qui trova anche bravi meccanici, nel qual caso la
permanenza si allunga. E nell´attesa, per chi vuole, ci sono le ragazze. Mlolongo
è davvero un´improbabile luogo di piacere. C´è polvere, traffico e
desolazione. Qualche capannone industriale e ovunque i grossi autotreni
parcheggiati. Qualche locale che serve birra e spiedini, ricavato in
vecchi container abbandonati. Non è Las Vegas. Eppure la vita è
dappertutto e la fama del posto si spinge ben aldilà della
trafficatissima Mombasa Road: durante la settimana è un ritrovo di
camionisti; ma dal venerdì sera al lunedì mattina diventa un po´ il
quartiere a luci rosse di Nairobi, che è a meno di un´ora di macchina.
Gli uomini vengono a divertirsi qui. Per poche centinaia di scellini
trovare una birra e una ragazza è il gioco più facile del mondo. La
prostituzione è fuorilegge in Kenya; ma a Mlolongo nessuno ha mai avuto
problemi per una serata trascorsa in compagnia. Ruth,
Nancy, Fatima, Cathy, Judith, Alina sono alcune delle ragazze di
Mlolongo. Abbiamo cambiato i loro nomi, ma le storie sono tutte vere.
Alle spalle hanno un divorzio, un abbandono, una maternità single,
oppure una famiglia da mantenere perché questo è il dovere di una
figlia maggiore quando il padre è morto, anche se ha a stento 21 anni,
una madre, una cucciolata di fratelli e sorelle minori. Il gergo
umanitario internazionale le chiama commercial sex workers, lavoratrici
sessuali. Un´espressione neutra, non dispregiativa. Una constatazione.
Qualcuna di loro nega: il prossimo uomo con cui lo farò mi avrà
sposata, giura Alina. È vero, in altri momenti della mia vita ho fatto
un po´ di hanya hanya, confessa Judith, usando una parola di slang
kiswahili che vuol dire fare sesso con questo e con quello; ma adesso
non lo faccio più. La maggior parte però ammette senza remore, anzi con
una franchezza disarmante, quello che fa per vivere. E tutte se ne
stanno allegramente ad aspettare sera in una saletta della Long
Distance Truck Drivers Welfare Association, un´organizzazione che dà
aiuto ai camionisti, in mezzo a scaffali colmi di scatole di
preservativi. Da
più di vent´anni la Mombasa Road è una delle grandi vie di trasmissione
del virus dell´Aids nell´Africa orientale. Dopo qualche centinaia di
chilometri raggiunge e circumnaviga il bacino del lago Vittoria, che
insieme all´Africa australe è una delle zone del mondo dove più alta in
assoluto è la percentuale di sieropositivi e di decessi dovuti al virus
Hiv. Nessuna delle ragazze di Mlolongo ignora il problema. Tutte hanno
visto ammalarsi e morire parenti, amici, altre commercial sex workers
meno accorte di loro. Tutte sanno che il condom è l´unica relativa
sicurezza nel loro lavoro ad alto rischio. Questa
consapevolezza non è venuta da sola. Molto più tardi di altri Paesi
africani, il Kenya si è infine mobilitato contro l´Aids lanciando a
tappeto campagne di informazione. E lungo la Mombasa Road è attiva
adesso Amref, l´organizzazione non governativa che promuove programmi
di assistenza sanitaria in tutta l´Africa nera. I volontari di Amref
lavorano con le associazioni dei camionisti e con le grandi compagnie
kenyane di trasporto su strada. E con le sex workers, che sono l´anello
più debole della catena. Spiegano
il modo di trasmissione della malattia, diffondono la prevenzione,
raccomandano l´uso del condom. Ma
tutto questo adesso potrebbe essere in pericolo. Due anni fa il
Congresso degli Stati Uniti approvò una nuova legge che regola
l´erogazione dei fondi elargiti in tutto il mondo per finanziare la
lotta all´Aids. Questa legge, che rende operativo il piano quinquennale
di lotta all´Aids varato dall´Amministrazione Bush, impone alle
organizzazioni che ricevono i fondi pubblici americani di sottoscrivere
una dichiarazione di condanna della prostituzione. Ora, qualcuno
potrebbe sostenere che aiutare le commercial sex workers ad usare il
preservativo nella loro attività è un modo di sostenere la
prostituzione. Chi lo fa, potrebbe ritrovarsi esposto a un´azione
legale e comunque escluso da ogni ulteriore finanziamento pubblico
americano, che in questo settore dell´intervento umanitario
internazionale è di gran lunga dominante. Non
è ancora accaduto e potrebbe non accadere mai; tuttavia l´inquietudine
è diffusa tra gli operatori umanitari. Negli Stati Uniti la polemica è
accanita. Tanto più che alla clausola anti-prostituzione si accompagna
una svolta nella politica di lotta all´Aids, ispirata dal
fondamentalismo protestante che guida le scelte del governo Bush. I
programmi promossi dall´Amministrazione mettono adesso l´enfasi
sull´astensione come unico modo per prevenire il contagio. Abstention
only: questo è lo slogan. Altro
che preservativo. Le ragazze di Mlolongo e tutte le lavoratrici
sessuali d´Africa, il gruppo di gran lunga a maggior rischio di
contagio, sono escluse per definizione da questi programmi. La
situazione è già abbastanza compromessa in Uganda, Paese confinante col
Kenya, dove negli anni passati le campagne di prevenzione sono state
più efficaci che altrove. Adesso però il presidente Yoweri Museveni, e
soprattutto sua moglie che è un´entusiasta newborn Christian alla pari
del presidente americano Bush, hanno sposato in pieno la politica
dell´Abstention only. La preghiera ha sostituito il condom. Gli
operatori sanitari sono estremamente preoccupati. Le
autorità del Kenya non seguono questa strada, ma il clima non è sereno.
Tutto il variegato esercito di volontari impegnato sul fronte anti-Aids
grazie ai fondi Usa si sente alla mercé dello zelo moralista di qualche
funzionario dell´Amministrazione Bush, che potrebbe giudicare poco
consone le campagne di prevenzione condotte nel Paese, come a Mlolongo. Ruth, che le ragazze di Mlolongo hanno eletto a loro capo e portavoce, non sa granché delle politiche mondiali di lotta all´Aids. Conosce bene però le prediche dei pastori delle infinite sette protestanti che negli ultimi anni sono fiorite in Kenya come un po´ in tutta l´Africa. Alza le spalle a sentir parlare di Abstention only. Sventolando un nastro di preservativi sigillati sgrana gli occhi e chiede: «Ma davvero ci si può astenere?». |
||