| WOMEN'S WAR - riflessioni sull'antimilitarismo Alle soglie di una nuova guerra, un occhio alle “women in war”, perchè, mentre le mogli e le fidanzate rimaste a casa fanno la scorta del seme congelato del partner, per un eventuale tecno-coito post mortem; le warrior women, le marines americane, in massa, si sono prenotate per la prima linea. Portando con sé i proprio ovuli, si presume; o forse no, si possono mettere in banca anche quelli... ma non fa differenza perchè la biotecnologia procreatica oggi risolve molti problemi per chi è cittadino dell'impero. Tecnologia per gran parte americana.... mammamerica fornisce tutto...... fornisce Bush per le compagnie petrolifere e fornisce Condoleezza per lo staff di Bush; consigliera per la sicurezza, anche lei, a suo tempo militò alla Chevron Oil, adesso milita a tempo pieno per la guerra pressando gli ispettori e raccontandoci da stampa, internet o tivù che i loro controlli non vanno affatto bene, che fanno il gioco di Saddam ecc. ecc.... terribile Condy, con piglio sicuro e sventolato sorriso lei già prefigura la durata del governo americano in Iraq... Condy è una donna di guerra, di quella “specie politica” rappresentata bene dalla antesignana Tatcher; donne di guerra che quando si identificano nel progetto di patria (...patria_rcale) riescono spesso anche meglio degli uomini; basta guardare le foto del duo Condy-Bush; 100 a 0 per lei... Fortunatamente le donne di guerra sono ancora poche; le pari opportunità non hanno giovato; ma le donne in condizione di guerra o di conflitto, sono un'infinità e la guerra è una condizione trasversale di vita o di morte che trafigge il genere femminile (per non parlare di quello infantile) in tutte le aree del globo. Ed è la globalizzazione che ci mostra il peso e la portata di tutto questo. Con l'Afghanistan abbiamo conosciuto le RAWA e la loro loro guerra contro l'integralismo; abbiamo seguito la sorte di Safya nella sua guerra contro l'ingiustizia che la condannava alla lapidazione; le bambine che fuggono dall'infibulazione: i segni della guerra sul corpo mutilato; la guerra del potere patriarcale, quella che costringe ancora al coprifuoco notturno per paura della violenza e dello stupro; abbiamo visto lo stupro etnico nei Balcani in Turchia, in Africa, in Asia.... donne in lontane guerre guerreggiate e donne in vicine guerre non dichiarate; guerre familiari che le vedono spesso vittime per aver rivendicato libertà di scelta e di affetti...... uno stato di guerra permanente dove tutto si mescola perchè tutto accade in contemporanea nel mondo mediato dai media e aggrovigliato nella rete.... Ed è da uno degli infiniti nodi di questa che noi guardiamo, dal monitor di casa nostra, dal nostro televisore e soprattutto dalla nostra dimensione intellettuale. Con tutto questo accadere oggi dobbiamo misurarci... Ma il metro che avevamo, è ancora una buona unità di misura? Negli anni '70 quando si affacciavano le prime proposte di servizio militare femminile, non era difficile fare una puntuale e lineare analisi antimilitarista smontando il concetto di divisa e quello che rappresentava; il machismo intrinseco, la gerarchia, il dominio, quell'indelebile impronta patriarcale... quella che oggi ci ritorna mescolata nelle guerre del III millennio con il burqa delle donne afghane, con le kamikaze palestinesi o con le cinture esplosive delle donne cecene...; ci ritorna con donne e popoli che non trovano pace perchè il patriarcato incarnato nei dominatori, transita nei “liberatori”, dai talebani all'alleanza del nord, come in Afghanistan, dove da questo punto di vista, poco cambia, e non cambia nulla, se non in peggio per i popoli la cui libertà, (come quella delle donne) viene negata. Nel documentario Jenin Jenin di M. Bakri i sentimenti del popolo palestinese parlano attraverso una bambina che vaga tra le macerie del campo, una bambina dallo sguardo e dalle parole che colpiscono come pietre, dure, asciutte, senza sorriso, senza una lacrima... e senza una via d'uscita. Ed è questa che il nostro antimilitarismo deve trovare percorrendo la storia, non solo la contrapposizione che si scandiva nel '91 al tempo del conflitto in ex Yugoslavia: “La guerra contro le donne, le donne contro la guerra”, o l'estraneità di adesso del “non in mio nome”; la guerra non esce da sola dalla storia, occorre crearle intorno condizioni atrofiche, di non alimentazione, o perlomeno sapere da dove incominciare per toglierle il pane di bocca. Era principalmente l'odio etnico resuscitato e riportato opportunamente alla luce dai boia di allora, l'alimento della guerra in ex Yugoslavia, lo stesso di cui si nutre Sharon il macellaio per rubare quanta più terra può alla Palestina, lo stesso che aleggia in Turchia mentre oggi mercanteggia con l'America la disponibilità del territorio per la guerra di Bush in cambio di dollari e della subalternità eterna dei kurdi. Il petrolio poi, altro alimento ricorrente di conflitti che ci indica scelte energetiche che ormai andrebbero completamente dismesse per il bene del pianeta; è anche per mantenere il modello di sviluppo ad esso conforme che si vestono le divise. Questa è una consapevolezza che in parte si ha, ma che va integrata altrimenti restano smagliature, come, per fare un esempio, quella di ignorare la negazione (con la messa fuorilegge di Batasuna) del diritto all'autodeterminazione del popolo basco, ma in generale, di ogni popolo, così come ogni donna in ogni popolo ha diritto all'autodeterminazione. E' un'equazione semplice. Da oriente ad occidente, da dove imperversano i più duri integralismi e colonialismi a qua, nel “civile occidente” dove questi lasciano un alone duro da cancellare perchè in ogni caso c'è la divisa militare ma c'è anche la divisa patriarcale che è anche divisa mentale. Against military, ma cun zarviel, resonant su le complesitât da realtât... con un occhio e sensibilità sempre per quello che accade a casa propria (Friûl cuintrimilitarist!). Da qui inizia women's war against military, war and dominion in duç i sie aspiez. Non possiamo (purtroppo) permetterci di abbandonare l'antimilitarismo come lettura della realtà, che, ahinoi, continua ad essere nel segno della guerra, sempre più global; ma un antimilitarismo evoluto ci può aiutare a capire ed agire nel migliore dei modi, a fà le rube juste in ta juste maniere....Rrrriot feminis cuintri le guere. DUMBLES feminis furlanis libertaris - febbraio2003- |
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