YES, WE CAN’T
Sì, non possiamo sopportare le giaculatorie dei “sicari informativi” che dai quotidiani telegiornali ci ricordano che sono stati i palestinesi ad incominciare, che la reazione di Israele è solo pratica di legittima difesa; non possiamo digerire la legittimazione che ne deriva di questo abominio assimetrico-matematico dei 100 (almeno, se non più, palestinesi) per 1 israeliano, non possiamo assistere alla continua falsificazione delle notizie di un giornalismo che trasuda servilismo ai dictat governativi di una visione unidirezionale (le ragioni di Israele), ne altresì ignorare la banalizzazione di un’informazione che colloca centinaia di morti dopo la scelta dei regali per le feste e dopo le considerazioni sul freddo invernale che a qualcuno ha rovinato le vacanze.
Tant’è, Bondi, il ministro dal volto roseo e dall’animo sensibile, aveva detto: “Basta con i Tg pieni di violenza, basta con le troppe notizie catastrofiche, i racconti di sangue proposti senza alcuna cautela né considerazione per chi li guarda…”.
Sì, noi non possiamo guardare Bondi piuttosto…
Gaza invece va guardata… Ieri i morti erano 345, 1600 i feriti, 61 le vittime civili, 23 le donne e i bambini. Ieri sotto il crollo della loro casa, sono morte cinque sorelle; la madre Samira, tra le lacrime ci ricorda che “…se venisse ucciso anche solo un bambino israeliano, il mondo intero si indignerebbe, e il Consiglio di sicurezza dell’ONU verrebbe riunito. Ma il sangue dei nostri bambini non conta niente per il mondo…”.
Sì, non possiamo sopportare Tzipi Livni, ministra degli esteri, che, per puro calcolo, aveva detto di guardarsi dal fare vittime civili per evitare che eventuali foto di innocenti fossero usate per infiammare la piazza; ma a morti fatti, che ha detto? “…purtroppo in guerra, anche i civili pagano il prezzo…” e per la ministra dalla faccia torva, e dal piglio protervo, questa guerra punitiva contro Hamas sarà utile alla carriera politica in vista delle prossime elezioni del 10 febbraio alle quali è candidata come primo ministro. Questa prova le serve a superare in determinazione e durezza i concorrenti falchi del Likud il partito di destra.
Non possiamo sopportare questa politica di cui la guerra è un mezzo.
Sulla Palestina poi, il principio di Von Clausewitz è sempre calzato piuttosto bene, essendo, tra l’altro, lo stato di Israele avamposto americano in Medio Oriente.
C‘è stata l‘Operazione inferno’, l’operazione’scudo difensivo’e la devastazione di Jenin, le varie caneficine di Sharon il Cesare d’Israele, l’operazione ‘arcobaleno’ su Rafah, l’operazione ‘giusta ricompensa’ in Libano, ora l’operazione ‘piombo fuso’… ad ogni strage si dà un titolo, come se il nome circoscrivesse sterilizzandoli nel tempo e nello spazio i morti che nome non hanno.
Chi riuscirà a metterci una fine, anche apparente, vincerà il Nobel. A questo improbabile miracolo della diplomazia è ora candidata Hillary Clinton la quale, secondo Zucconi dalle colonne di Repubblica (30 dic.) lì potrebbe trovare “quella gloria personale che farebbe di lei una nuova Kissinger e un sicuro nuovo Nobel per la Pace ora che la Casa Bianca è per sempre fuori dalle sue ambizioni…”.
Anche Obama ha manifestato il suo orientamento: “Se qualcuno lancia dei missili sulla mia casa dove la notte dormono le mie due figlie, io faccio qualsiasi cosa per fermarlo”; facciamo finta di pensare che sia riferito anche alla casa dove l’altra notte dormivano le cinque figlie della signora Samira.
Oddio, non ci vuole molto ad essere meglio di Bush che giustamente termina il suo mandato nella pattumiera della storia come bersaglio di un paio di scarpe.
Non potevamo sopportare Bush mandatario integralista dei peggiori principi della religione affaristica delle lobby petrolifere e guerrafondaie, e non possiamo sopportare gli integralisti religiosi di nessuna specie, beninteso neanche quelli di Hamas che strizzano l’occhio ai negazionisti iraniani stile Ahmadinejad avvitando così le legittime ragioni di un popolo, quello palestinese, agli orrori della storia e dell’ingiustizia compiuti nei confronti del popolo ebraico.
Così, ogni volta ci chiediamo se per forza un popolo deve essere il suo stato con il suo esercito ecc. ecc.
Sì, we can’t, non possiamo sopportare la falsificazione della storia tanto funzionale a quest’epoca neofascista, e non possiamo sopportare questa ricorsività di una storia di popoli che opprimono popoli.
Negli autoctoni rimbambenti telegiornali delle feste, che dovrebbero emanare ottimismo su suggerimento governativo, tra i menù natalizi e il folklore locale si infila l’input all’intolleranza; intanto è partita l’operazione “no moschee”, insomma, qualcuno dovrà pur incominciare…
Politica; quella integralista va per la maggiore; che ognuno abbia un nemico a cui pensare, un “altro” da cui difendersi, un colpevole da condannare, mentre i politici di riff o di raff costruiscono le loro carriere, colgono le loro occasioni, mietono le loro glorie e istruiscono i notiziari su chi sono i buoni e chi i cattivi.
Yes, we can; yes, you gatt…
In ogni caso, buon anno a tutte.

Dumbles - feminis furlanis libertaris, 31 dicembre 2008