VALZER CON TZIPI
Se Hamas non esistesse…
… bisognerebbe inventarlo; come l’amministrazione Bush inventò le armi di distruzione di massa, una bufala in virtù della quale ad oggi (13 gennaio) in Iraq si contano dai 90.318 ai 98.594 civili morti.
In ogni caso, se Hamas non ci fosse, ci sarebbero comunque i morti, a Gaza o in qualche altra città della disgraziata terra di Palestina, semplicemente perché “…Israele non ha intenzione di permettere un vero e sovrano stato palestinese ai suoi confini”.
Ecco, è tutto qui.
Lo sintetizza bene Jennifer Loewenstein; ricostruendo le tappe storiche che la propaganda mediatica si guarda bene dal ricordare. Israele non ne aveva intenzione “nel 1948, quando si prese il 24% in più della terra che gli era stata legalmente concessa… né quando conquistò il rimanente 22% della Palestina Storica nel 1967...; non aveva intenzione di riconoscere i diritti nazionali palestinesi alle Nazioni Unite nel 1974; non aveva intenzione di permettere un ampio accordo di pace quando l'Egitto stava per ottenerlo…, Non aveva intenzione di lavorare per una soluzione a due stati nel 1978 e nel 1982 quando invase, incendiò, fece esplodere e demolì Beirut per poter annettere la West Bank senza resistenza. Non aveva intenzione di concedere uno stato palestinese nel 1987 quando la prima Intifada esplose in tutta la Palestina occupata, … o quando Israele deliberatamente aiutò il movimento di Hamas di nuova formazione così da indebolire le fazioni laiche e nazionaliste“. E poi quando raddoppiò gli insediamenti nella West Bank; quando costruiva e annetteva e quando demoliva ed espelleva, e di tanto in tanto ammazzava…
Lo stato di Israele ha sempre sbavato “piombo fuso” dalla sua bocca.
Lo sanno bene anche gli ebrei, quelli che assieme ai palestinesi hanno combattuto contro il muro della vergogna, contro lo smassamento delle case, contro una lunga guerra di colonizzazione, i refusnik, quelli che disertano e rifiutano di prendere parte alla mattanza che illumina le notti e le carni di fosforo bianco.
Haaretz online riferisce queste parole della ministra degli esteri Tzipi Livni: “l’offensiva militare israeliana nella striscia di Gaza è nell’interesse del popolo palestinese”. Ecco, hanno votato i rappresentanti sbagliati, che lei, -candidata alle prossime elezioni-, con il governo in carica e l’ausilio delle bombe spodesterà dimostrando così di essere la miglior rappresentante della volontà del popolo ebraico.
A quanto sembra, nella politica israeliana il sangue degli arabi si traduce in voti. E’ questa l’analisi durissima di Atzmon Gilad: “Livni … si sta costruendo le necessarie credenziali come assassina indiscriminata. Sia Barak che la Livni stanno conducendo Israele in una campagna elettorale di sterminio. Il sangue degli arabi e dei palestinesi è il carburante della politica israeliana…In pratica, Livni e Barak stanno lanciando tonnellate di bombe sui civili palestinesi, sulle scuole e sugli ospedali perché questo è esattamente ciò che gli israeliani vogliono vedere.”
E’ dura da digerire, ma siamo convinte che non per tutt* è così, né dentro né fuori lo stato di Israele, altrimenti donne ebree non avrebbero occupato l’ambasciata israeliana in Canada, né molte altre avrebbero intessuto un dialogo di anni con le donne di Palestina ecc. ecc.; non tutte hanno la cattiveria e la bruttezza morale di Tzipi Livni.
Che fenomenologia ci possiamo immaginare per una che sorridendo all’Eliseo disse che a Gaza non c’era alcuna emergenza umanitaria? Smentita subito dall’ONU e dalla Croce Rossa a dire che l’emergenza era totale! Una guerrafondaia, ecco, una che viene dal Mossad, l’alta scuola degli spioni, passata per il Likud ai tempi di Sharon, il signore dei macelli, forse anche lei da piccola firmava e decorava con disegnini le bombe, come ci mostrano alcune foto tremende di questo periodo, tremende tanto quanto quelle dei loro coetanei che da quelle bombe sono dilaniati, fondamentalista per un certo senso, vittima del fondamentalismo per un altro, perché i capi religiosi hanno già avvertito che una donna non può guidare Israele.
Tremendi i fondamentalisti, anzi i rappresentanti della religione di ogni risma, pronti a mettere il sale su ogni guerra, le ragioni trascendenti che pescano nelle parti intestinali più basse di ogni consesso sociale, quelli del dio sanguinario in cielo e dei marciapiedi separati per donne nella terra di Sion e quelli delle terre dove alle donne di un popolo affamato e disperato sono lasciate ben poche vie di uscita dall’essere fattrici di martiri o di uomini bomba.
Adesso, dopo circa mille morti, con lo stesso sorriso col quale è andata alla guerra, e la nonchalance con la quale disse alla CNN che le critiche a Israele erano incomprensibili, dovrà probabilmente ritornare (o far finta di ritornare) alla diplomazia, l’altra modalità. Dopo il passo dei cingolati, il passo di valzer delle risoluzioni ONU, delle Road Map e dei trattati che dureranno fino alla prossima leadership palestinese gradita allo stato d’Israele (sic!) o al prossimo nemico reale o inventato.
Su You Tube per la sua campagna elettorale, un Livni Boy le dedica un rap. Probabilmente, adesso il Boy è a fare piombo fuso a Gaza.
Dumbles - feminis furlanis libertaris 13 gennaio 2009