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Anzi, mille e novantacinque notti di guerra in Iraq. Notti assordate dalle esplosioni, dalle sirene, dagli spari, colorate col sangue, illuminate col fosforo, immortalate nelle torture e infine silenziate nelle informazioni… Nata dalle bugie, ispirata da Dio, all’arrembaggio del barile, una notte infinita della ragione e della verità. Bush inizia la giornata con una preghiera e la conclude con l’esame di coscienza (????!); Blair ha recentemente detto che la scelta di partecipare alla guerra in Iraq gli è stata ispirata da Dio; entrambi pregano, bombardano e torturano, e incapaci di rimediare al caos che hanno provocato, inarrestabilmente si infognano… Questo dovrebbe essere l’anno degli appalti, ma la stabilità che doveva arrivare dopo Saddam, non è arrivata né con le tanto declamate elezioni del 15 dicembre, dopo due anni e nove mesi, né ha intenzione di manifestarsi dopo tre anni, anzi, l'Iraq non ne vul sapere di diventare avamposto americano in Medio Oriente; nè, date le sue variegate componenti tribali, religiose, etniche si fa facilmente ridurre a stato unitario; … Rumsfeld si è lasciato sfuggire che “a Baghdad è quasi guerra civile”. Le ultime notizie dal Pentagono danno una media di 60 morti (iracheni civili) al giorno; almeno 26000 nell’ultimo anno; quelli americani che non si vorrebbe contare hanno raggiunto e superato il numero di quelli delle torri gemelle anche se la retorica li vorrebbe cancellare così come si vorrebbe ignorare la protesta di Cindy Sheehan alle porte del ranch di Bus a chiedere ragione della morte del proprio e degli altrui figli… Un bell’album di fotografie ha collezionato questa guerra da quella notte del 19 marzo di tre anni fa; ma, indimenticabili fra tutte, le foto ricordo dal carcere di Abu Graib, piccolo e pallido sunto di quello che probabilmente accade nel lager di Guantanamo. Ogni guerra, al di là della presenza comune dei morti, è un orrore a sé; ma questa, così come lo è stata quella in Afghanistan, col titolo di guerra al terrorismo, si dilata infinitamente ad ammorbare , ad inquinare, intorpidire la capacità di comprensione dei fatti e il discernimento della falsificazione costantemente in atto. Guardiamo le ricadute in casa nostra: la proposta di intitolazione di strade e l’appellativo di eroi a contractors, a mercenari, così ben evidenti nei traffici di questa guerra, dei quali si servono e si serviranno sempre più le guerre del III millennio, ci sta a dire che anche il mestiere più sporco, opportunamente candeggiato nella rediviva retorica patriottica può essere fatto digerire. Stomaci pelosi che nell’ordine “annichiliscilo” non vedono il comando “uccidilo” perché la missione è sottotitolata con la parola pace, avvitata intorno allo strategico concetto di prevenzione. Ecco allora l’architrave della preemptive war (reale motore, acceleratore, amplificatore del terrorismo) allungare le sue radici e concimare il terreno localmente con il lancio del “diritto preventivo” per bocca e per scritto del sottosegretario di AN agli interni, quel tale Alfredo Mantovano, già conosciuto per il lancio dei “diritti dell’embrione“, architrave della famigerata legge 40. Scrive un libro, Mantovano, nel quale si fa esegeta del paradigma sicuritario, …”ne traccia le premesse politiche e culturali, (la “difesa identitaria”, il “diritto alla vita”) ne auspica gli esiti, ne esplicita la sostanza: anticipare la soglia di punibilità del reato, sanzionando le ‘possibili mosse del reo’. Condannarlo come terrorista non ‘dopo’, per quel che si accerta abbia già fatto. Ma ‘prima’, per ciò che gli indizi indicano potrebbe fare, in uno schema neo-inquisitorio costruito dalle informazioni che polizia e intelligence consegnano al pm” (La Repubblica, 10.03.06). Mantovano e il suo Minority Report, così come dal racconto di Philip Dick. La prefazione al testo è ovviamente di Pisanu che fino al 9 aprile sarà ministro dell’interno e in quanto tale è interessato alla guerra preventiva interna per la quale occorre gettare basi belle larghe e soprattutto elastiche che possano permettere di intervenire in ogni situazione di protesta (ricordate per esempio le cariche in Val Susa?) per prevenirla ergo punirla ergo proibirla… Un nemico in casa sta sempre bene… tutto si controlla meglio; il problema è quando ce n’è troppi fuori casa. Vedi Bush. Al poverino sfugge il controllo della bicicletta e della storia; il destino, perfino la democrazia, talvolta gli remano contro. Come se non bastasse la vittoria di Hamas in Palestina, adesso ci si mette anche l’Iran a disturbare i piani americani per il Grande Medio Oriente democratico. Da ex alcolista insiste con la dottrina della prevenzione, già avanza Condi a dire che “l’Iran è il pericolo numero uno”, “…ma no è Al Quaeda, l’Iran viene dopo con la Corea del Nord” la smentisce Bush, insomma, intanto che si mettono d’accordo sulla graduatoria degli stati canaglia, fiumi di denaro si convertono in fiumi di armi (anche questa è economia; l'Italia è al secondo posto fra i produttori di armi leggere, al settimo per le spese militari) che si convertono in fiumi di sangue (le suddette fra il '90 e il 2000 hanno causato 5 milioni di morti) in attesa dei fiumi di petrolio. La missione italiana costa 450 milioni di euro all’anno per il servizio all’amico Bush. Questo va giù nei sondaggi, oggi è al 36%, il minimo storico, così, visto che l’agognata vittoria, più volte annunciata, non arriva, nelle 49 pagine della National Security Strategy appena inviata al Parlamento, si fa intendere che “siamo soltanto nei primi anni della battaglia”… La guerra preventiva diventa così comodamente infinita … Mille e più e più notti di guerra a Baghdad hanno cancellato le fiabe e il futuro; i bambini per strada giocano a pallone con le membra sventrate dei soldati morti e nelle carceri i soldati vivi "giocano" con i corpi dei reclusi morituri precipitando indefinitamente l'Iraq e l'umanità in una notte infinita. Dumbles, 18 marzo 2006 |
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