Disarmante, veramente disarmante il radioso sorriso di Sabrina Harman china sul cadavere di un uomo, ammazzato a suon di botte e sevizie delle quali non sappiamo in che misura la solare Sabrina ne sia diretamente responsabile. Si ripete spesso che la realtà supera la fantasia, ma gli aspetti che in questa guerra emergono, non superano la fantasia, ne rompono la linearità, la logica, tanto da spiazzare in continuazione e da obbligarci ogni volta a dover riconsiderare il tutto per racapezzarsi in questo schifo centellinato a scadenza ormai regolare. Il mestiere delle armi rovina tutti uomini o donne, questo è certo, guardate il cipiglio della generalessa Kaprinsky... le donne uccidono, ucciderebbero in qualsiasi guerra si trovassero, è ovvio, adesso però realizziamo che torturano (anche meglio degli uomini dice Umberto Galimberti), non solo, realizziamo che sono maestre di tortura al punto da progettare le stanze apposite, poi realizziamo che sono aguzzine fondamentali nell'annientamento psico-identitario del nemico arabo, che si prestano volentieri a questo ruolo al punto da gingillarsi in posa per il fotoreportages. Possiamo anche fare uno sforzo e tentare di capire da dove viene tutto ciò. Dall'educazione alla guerra, ci diciamo, dal disconoscimento dell'altro, dalle teste svuotate di qualsiasi etica se non dai bisogni individuali ai quali costringe un'economia fallita: molti soldati lo sono per disoccupazione, Mc workers in attesa di altra occupazione, per pagarsi gli studi... Guardando e ascoltando Lynndie England possiamo anche realizzare quale substrato di idiozia subhuman ci sia alla base delle sue "goliardate" da coatta... ma guardando Sabrina che dobbiamo dire? Stesso sorriso nell'abbracciare un bambino iracheno e nel fare il segno di "mission accomplished" sul cadavere del torturato... Un altro spiazzamento sulla scenografia di questa guerra che come scrive Baudrillard "...è una guerra impotente, che non riesce a essere soltanto guerra, soltanto un massacro, ma è una guerra che si estenua in un reality show grottesco e infantile, in una parvenza miserabile di potenza...". Sabrina Harman è andata in gita o al campeggio e ha mandato delle foto... Noi la guardiamo e il suo sorriso disarmante è il succo del virtuale che dilaga e riamalgama il reale rilanciandolo, riproponendolo come spettacolo pornografico o come sit comedy, quando il nemico è morto. Sabrina, chinata, avvolge la spazzatura nel sacco di plastica nera che sta ai suoi piedi. Fuori dai tradizionali schemi della guerra, della tortura, del cliché dell'aguzzino, in una delle stanze progettate dalle sue congeneri, Sabrina sorride.
Dumbles - maggio 2004
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