Articolo da "Il Gazzettino" del 22 maggio 2004


SEVIZIE IN CARCERE Un capitano e un generale che furono anche encomiate dal responsabile del centro di detenzione di Abu Ghraib
Sala delle torture ideata da due donne

Liberati 472 prigionieri. Rese pubbliche nuove orribili immagini. Ipotizzati altri otto omicidi sotto tortura

New York

Altre due donne emergono dalla «nebbia della guerra» come anelli della lunga catena di vergogna a Abu Ghraib dove ieri sono stati rilasciato altri 472 detenuti. Un donna capitano scrisse nell'agosto 2003 le regole "dure" degli interrogatori e fu encomiata per questo dal generale Geoffrey Miller, dopo il cui blitz a Abu Ghraib a fine estate un'altra donna, stavolta un generale, mise in piedi il famigerato Centro per gli Interrogatori del blocco A1 dove in ottobre e novembre i prigionieri vennero seviziati. Quello stesso centro dove sono stata scattate foto e video degli orribili abusi. Decine, centinaia che vengono pubblicate giornalmente dai quotidiani americani.

Le due donne nella catena di comando sono il capitano Carolyn A. Wood del 519esimo battaglione di Intelligence Militare approdato a Abu Ghraib da Fort Bragg ma prima dislocato in Afghanistan e il brigadiere generale Barbara G. Fast, direttore dell'intelligence per le forze della Coalizione: fu lei che, dopo la visita di Miller a Baghdad, mise in piedi il 20 settembre il Joint Interrogation and Detention Center di Abu Ghraib affidandone il comando al tenente colonnello Steven Jordan. In questo centro il capitano Wood aveva il posto di ufficiale responsabile degli interrogatori.Wood scrive le regole di Abu Ghraib a partire dal 25 luglio studiando metodi applicati in Afghanistan e altre tecniche contenute nei manuali militari. Il risultato è una diapositiva pronta il 27 agosto per i briefing nel carcere. Il 2 settembre il generale Miller visita Abu Ghraib, vede la diapositiva, e non ha che parole di elogio: «Un buon inizio», riporta il "New York Times".Il capo di stato maggiore Usa Richard Myers, ed è storia di questi giorni, si è impegnato con il Congresso a «rivoltare tutti i sassi», ma è il Washington Post che ha aggiunto tre nuovi sconvolgenti tasselli nell'inchiesta sulle sevizie a Abu Ghraib. Un video, nuove foto e una pagina di testimonianze giurate di prigionieri iracheni hanno rilanciato negli Usa lo sdegno per uno scandalo che ha fatto scivolare gli indici di popolarità del presidente Bush e ha messo a dura prova la tenuta di Rumsfeld ai vertici del Pentagono.Ma non è solo a colpi di immagini che il "Post" ha continuato la sua inchiesta sulle torture: il quotidiano è entrato in possesso di una serie di deposizioni giurate di detenuti che hanno evocato un trattamento da incubo. Toccati sessualmente da donne soldato, cavalcati come bestie, costretti a recuperare e mangiare il cibo buttato dai secondini nei gabinetti e a maledire la fede dell'Islam: gli abusi sarebbero avvenuti nel blocco A1 durante il mese sacro del Ramadan, e ad alcuni prigionieri sarebbe stato imposto di bere alcool e mangiare carne di maiale. «Ci hanno costretto a camminare come cani, abbaiare come cani e se non lo facevamo cominciavano a prenderci a pugni in faccia», ha detto il detenuto Hiadar Abed Miktum al Aboodi, numero 13007. Un altro detenuto ha testimoniato di esser stato sodomizzato dai carcerieri con un manganello: «Intanto facevano fotografie».E intanto ieri sera il Pentagono ha confermato che sono in corso 33 indagini sulla morte sospetta di detenuti in Iraq e Afghanistan, otto di più di quanti resi noti in precendenza.Gli otto casi in più sono trattati come omicidi, ha detto un ufficiale militare di alto grado. Questi casi, ha detto, sono stati «classificati dalle autorità mediche come omicidi, commessi in seguito agli interrogatori». Quindici delle morti sotto indagine sono state invece attribuite a «cause naturali, o a cause sconosciute».