| ABU GHRAIB Quel trattino fra corpo e piacere IDA DOMINIJANNI Andrebbero tolti, quei punti esclamativi, e non certo per assolvere le secondine di Abu Ghraib, né solo perché di analoghi precedenti la storia è sinistramente lastricata dalle kapò naziste in giù. Ma perché più urgenti sarebbero alcuni punti interrogativi da rivolgere a quanti, in occidente, hanno fatto della «guerra al terrorismo», in Afghanistan prima in Iraq poi, una guerra ideologica e politica sulle relazioni planetarie fra i sessi. Con la libertà e la democrazia, si doveva esportare in quei paesi anche l'emancipazione femminile. Liberare le donne arabe e islamiche dal velo, dall'oppressione, dal dominio di sistemi tardopatriarcali e tardomaschilisti. Ricoprirle di pari diritti, come noi qui a ovest. Missione compiuta: abbiamo esportato emancipazione femminile. Soldatesse che torturano come i soldati e meglio, e guardano e fotografano e ne godono altrettanto. Sono i danni collaterali dell'uguaglianza, del pari diritto a arruolarsi e a fare carriera nell'esercito, del body building che gonfia i muscoli femminili quanto quelli maschili. Di che ci meravigliamo allora? E perché piuttosto non spegniamo radio e tv, quando sentiamo aleggiare l'ipotesi che quelle immagini di Abu Ghraib rappresentino la rivalsa del femminismo occidentale sul maschilismo islamico - come se questo fosse il femminismo, una ritorsione sadica e umiliante del gentil sesso sul sesso forte, neanche avessimo preso lezioni di sfida fallica alla scuola di Bush e dei neocons? La differenza fra i sessi non è un dato: è un progetto, che rema contro la tendenza globale, spinta da ovest, a omologare, parificare, assimilare le donne al peggio della storia maschile, dei suoi miti e dei suoi riti. Per una che tortura, ce ne sono milioni che lavorano ogni giorno e dappertutto, a ovest e a est, per aprire il presente a un salto di civiltà. Fanno meno notizia, ma hanno un'altra economia del godimento e non ridono dei corpi martoriati. In fondo è sempre anche su questo, sul tipo di trattino che mettiamo fra il corpo e il piacere, che le guerre si combattono, si perdono o si vincono. |
||