I guerriglieri denunciano la morte delle studentesse, l´esercito cingalese nega. Attentato nella capitale
Sri Lanka, strage nell´orfanotrofio "Uccise più di sessanta ragazzine"
I ribelli accusano il governo. Risciò-bomba a Colombo
Per timore di ritorsioni è stata ordinata la chiusura a tempo indeterminato delle scuole nel Paese
RAIMONDO BULTRINI
BANGKOK - L´uccisione di 61 ragazze tra i 15 e i 18 anni e il ferimento di altre 129, in un orfanotrofio del territorio Tamil dello Sri Lanka ha riportato nel resto del mondo l´eco di una guerra lontana ma dagli effetti altrettanto devastanti di quella nel Libano. La strage, con 150 feriti, non ha trovato ancora conferme ufficiali. La denuncia viene, infatti, da una fonte dei guerriglieri, che hanno mostrato foto delle giovanissime vittime sul sito TamilNet. L´esercito governativo ha negato di aver colpito un orfanotrofio. L´Unicef, che si è impegnata a mandare ispezioni sul luogo del bombardamento, ha parzialmente ammesso la morte di bambini nella provincia di Mullaitivu, parecchi chilometri all´interno del territorio di nord est controllato dalle Tigri del Ltte, il Movimento di Liberazione dei tamil che proprio qui dieci anni fa uccise 1200 soldati di Colombo. «Abbiamo le prove che si trattava di una base militare dei ribelli - ha detto un portavoce dei militari - Se hanno trasferito lì dei bambini soldato noi non lo sappiamo». Poche ore dopo squadre suicide a bordo di un risciò hanno fatto saltare a Colombo le auto di un convoglio militare dove viaggiava l´ambasciatore pakistano, uscito illeso dall´attentato: sono morte 8 persone, tra cui 4 sue guardie del corpo, e 14 sono rimaste ferite. Immediata la protesta del governo di Islamabad, che con armi e consiglieri appoggia il governo dello Sri Lanka contro la minoranza tamil in gran pare di fede hindu. Le autorità dello Sri Lanka, per paura di altre ritorsioni, hanno poi ordinato la chiusura di tutte le scuole del paese per un periodo indefinito. È così che va avanti da parecchi mesi, con una fiammata drammatica nelle ultime quattro settimane, il formale cessate-il-fuoco firmato nel 2002 e rafforzato all´indomani della tragedia dello tsunami. Fu proprio nella fase della solidarietà emotiva del maremoto con le sue 40mila vittime che la pace sembrò più vicina, e per parecchi mesi le ostilità diminuirono drasticamente, dopo 23 anni di guerriglia e oltre 60mila vittime. Ma l´armonia non poteva durare con la penisola di Jaffna e tutto il nord e nord est sotto controllo del Ltte al limite del collasso. Le popolazioni della costa, schiacciate tra esercito governativo e ribelli, non hanno ricevuto nemmeno la minima parte degli aiuti della comunità internazionale, dopo che i partiti nazionalisti cingalesi hanno boicottato con manifestazioni e scioperi della fame i tentativi dell´ex governo in carica di distribuire equamente gli aiuti come pegno di una pace reale e duratura. Proprio grazie a questa campagna di boicottaggio dei fondi per lo tsunami ai tamil l´attuale presidente Mahinda Rajapaksa ottenne i consensi dei nazionalisti buddisti necessari per essere eletto.