EPICA DEL SOLDATO JANE
Nel film di Ridley Scott, “Soldato Jane”, sono narrate le vicende di Jane in terra mediorientale, ma soprattutto la sua dura battaglia per farsi accettare, lei, corpo di donna, nel più duro dei corpi dei marines; i Navy Seals. Dopo addestramento durissimo e osteggiamenti vari, soldato Jane la vince, i commilitoni la accettano e il suo trionfo è coronato dalla soddisfazione di dire all'istruttore: “... succhiami il cazzo!...”. Il film usciva nel 1997, ma anche adesso le televisioni, ogni tanto, lo ripropongono. Forse il modello, con tutto il suo condimento di muscoli, canotte, sudore, divise da combattimento ecc... solletica ancora l'immaginario, forse si, forse no... in Italia i dati danno numeri in calo; sembra che l'esercito, per le donne, non sia il massimo. D'altra parte, la vita non è un film. Ma, dai tempi del soldato Jane, che cosa affiora dal mondo femminile in divisa? In una sorta di “ti vedo e non ti vedo”, affiorano le storie -quante?- delle soldatesse stuprate dai commilitoni, affiora la storia, una per tutte, del soldato Danielle; a differenza del soldato Jane, lei ha perso; il suo genere non del tutto mimetizzato / assimilato / trasformato in quello maschile, come spesso accade, è stato calpestato, distrutto. La paura della disfatta l'abbiamo poi vista negli occhi del soldato Shana, spalancati e angosciati per la sua sorte nelle mani di un nemico creato per dare senso e legittimità a una guerra di predazione fondata sulla menzogna. Come sulla menzogna si fondò la sceneggiata della liberazione del soldato Jessica; nel tentativo di confondere ancora vita con film, fronte con set, mi hanno “Usata per fare propaganda” disse Jessica contro il Pentagono; lei desiderava fare l'insegnante; il Pentagono aveva bisogno di un simbolo; gli affari laggiù non andavano molto bene. Così, dopo Jessica, sui nostri schermi viene Lynndie.

Soldato Lynndie, uscita da altri schemi che non eravamo abituate a considerare, se non ripescati da un immaginario porno-voyeuristico (già si sentono le battute) del quale probabilmente si sono nutrite le menti di questi Torquemada postmoderni. Cerchiamo di fare il punto a partire dall'ovvio; se non si vedevano foto, filmini o quant'altro, delle torture nessuno se ne sarebbe curato, a parte le sempre inascoltate Amnesty International o Human Rights Watch; nonostante le testimonianze dall'Afghanistan, nonostante Guantanamo... Potenza dell'immagine, potenza dei media, potenza del vedere! Si è alzato il sipario e ci ha mostrato le donne torturatrici, ed il vedere, che rende più acuto anche il sentire, ci dice che esse sono parte integrante della lotta al terrorismo dall'11 settembre in poi, da quando il nemico si è incarnato nel musulmano. Esse sostituiscono e affiancano la carne di maiale nella tecnica dell'umiliazione, dell'“ammorbidimento” -come da manuale- dell'altro. Dai tempi della prima guerra dei balcani abbiamo imparato che cos'è lo stupro etnico. Colpire l'altro nel suo più profondo senso di identità e di appartenenza, fargli assumere i segni, i simboli, farlo essere l'incarnazione del nemico. Questo è l'imam con indosso minuscoli slip femminili di colore rosso, così mandato ad esibirsi nella cella delle donne del suo quartiere, davanti alle sue fedeli. A modo suo stupro etnico... nient'altro... by soldato Jane... questa la sua vittoria, il suo traguardo; avanti, anche le donne sulla scena del male.

Non che ne siano immuni, per carità, abbiamo già citato lo squallido esempio di tale Carolina Lussana che affiora dai banchi della Lega Nord con il suo emendamento sulla tortura che si dovrebbe definire tale solo se reiterata; sancisce che torturare si può... “...una volta... una volta sola...” piagnucola il bambino quando vuole andare sulla giostra... un volta, una volta sola e tutte le polizie di tutti i Bolzaneto possibili saranno a posto. Che orrore Carolina; che orrore l'indifferenza che questa notizia ha trovato... e che fastidio l'indignazione di oggi di quelli che dicono di non aver saputo... Come? Ma dove vivono i politici? Nessuno di loro ha mai sentito parlare di Mazar-i-Sharif? Nessuno ha mai chiesto dei trattamenti di Guantanmo considerato che lo stesso Rumsfeld a suo tempo (gennaio 2002) disse che per i terroristi la convenzione di Ginevra non valeva? Nessuno ha mai letto le testimonianze? Nessuno sa come nelle carceri USA metodi di tortura siano prassi normale? Silvia Baraldini, detenuta di lungo corso racconta... La democrazia da esportazione ha i suoi metodi e i suoi manuali; le donne ne sono parte. Integrate, ben integrate.

Soldato Lise, Myriam, Sarah e Grace la brigata di Abu Ghraib che doveva mostrare l'inferno, lavoro da schifo su commissione; loro si divertono, tormentano e ridono. Il faccino paffuto di Lynndie, serio davanti alla bandiera che ne ha coperto e appaltato le azioni, si fa ripugnante nel sorriso idiota e lo sguardo particolarmente osceno nella “Posa del guinzaglio”. Osceno, quel dover vedere, quel visibile, troppo visibile...; ciò che non ha più segreto, interamente solubile in quell'informazione che ci comunica del nuovo ruolo, del nuovo in-carico della donna soldato. Se pur militare, coniugata con l'obbedire e l'uccidere, se pur dentro una guerra della quale di volta in volta abbiamo denunciato l'assurdità; quel qualcos'altro che dà nausea è il rovesciamento, il dover guardare l'immagine rovesciata; l'essere dall'altra parte; in quel ruolo che per millenni gli uomini hanno rivestito e continuano ad rivestire contro le donne (non dimentichiamo certo che le donne irachene sono anch'esse torturate e stuprate dalla razza superiore d'America). In quel ruolo transepocale da sempre indicato a vergogna della specie uamana. Sofri in una delle sue, talvolta contorte riflessioni, ci dice che il mondo, e quindi le guerre, ruotano attorno al possesso e al controllo delle donne; questa la natura dello scontro fra oriente e occidente.... In parte gli si può dar ragione; il femminismo, con tutte le sue varianti ha sempre “letto” il mondo con uno sguardo di genere perchè la storia è storia di uomini e di donne. E' il guardare/guardarsi nel peggiore dei gesti, nel peggiore degli atti, nella peggiore delle realtà di una guerra oscenamente costruita, coltivata e pensata da un clan di uomini (con il contorno certo, di qualche donna; ce n'é di Caroline e Condoleezze in ogni governo...) che segna l'integrazione finale nel mondo da questi costruito e la disintegrazione totale di una autodeterminazione agognata ma non compiuta. Lynndie e Sabrina ridono, ridono per la pochezza delle loro teste, ridono perchè non si rendono conto, ne forse mai realizzeranno della regressione di cui sono segno tangibile. Immortalata in quei pixel emersi per caso dal magma del traffico elettronico a sancire un altro passo indietro dell'umanità, questa volta di impronta femminile. Bel lavoro soldato Jane!

(Dumbles, maggio 2004)