Articolo da "La Repubblica_Online" del 23 marzo 2003.
...Il battesimo di Shana, lo abbiamo visto domenica... il terrore negli occhi di chi doveva portare terrore; "il volto della guerra" ha titolato più di qualche giornale. Perchè la guerra così è; si vince, si perde, si muore... Chissà se dall'orgoglio della divisa, dalla sfida del fronte o dalla prova di professionalità o ancora dalla convinzione di essere dalla parte giusta, per la giusta causa, per la giusta patria ... e tutti questi abbagli (o stronzate) che mandano là uomini e donne, donne in particolare, si riesce a vedere il volto della guerra... Ci vuole la testa vuota o piena di marcia retorica per marciare allo slogan "attacca e terrorizza".... Povera Shana, se avesse visto prima il volto della guerra; quello incarnato negli occhi terrorizzati di bambini e uomini e donne feriti o sfiniti, eterne vittime delle giuste cause... le auguriamo di non essere trattata dai suoi nemici allo stesso modo in cui i suoi compatrioti trattarono i prigionieri talebani nel deserto dell'Afghanistan e a Guantanamo...
Le prime cinque donne soldato sono entrate ieri in Iraq
Sono all'esordio nei reparti avanzati delle forze armate
L'altra metà dei marines al battesimo del fuoco
Nel '91 morirono cinque soldatesse
due furono catturate dagli iracheni

di FRANCESCA CAFERRI
Il soldato Escobar e il soldato Cortez hanno varcato la frontiera irachena ieri, con i primi battaglioni di marines americani. Il soldato Escobar è un'esperta di logistica: coordina una squadra addetta al rifornimento alimentare del suo battaglione. Il soldato Cortez è elettricista: deve controllare i gruppi elettrogeni che forniscono corrente al plotone. Dausi Escobar e Veronica Cortez sono state le prime donne soldato dell'esercito americano a entrare in Iraq: subito dietro di loro sono passate Kate Mathes, ufficiale medico, il caporale Sonia Mcdonald, infermiera e il tenente Culleen Coulin, assistente del capitano della compagnia.

Le cinque donne marines sono da ieri in territorio iracheno, al seguito di una delle unità avanzate dell'esercito: le prime di quella che si annuncia come una lunga schiera. Quello intrapreso da George W. Bush e Tony Blair è il conflitto con il maggiore coinvolgimento femminile della storia moderna: le donne sono oggi l'otto per cento delle forze armate britanniche e circa il 16 per cento di quelle americane. Un aumento netto rispetto alla prima guerra del Golfo, quando le soldatesse statunitensi erano l'11 per cento del totale.

Ma i numeri da soli non bastano a raccontare il cambiamento degli ultimi dieci anni: molte delle 200mila donne americane in divisa sono assegnate oggi a ruoli che le loro colleghe nel '91 non avrebbero potuto neanche immaginare. Le varie Veronica o Kate sono nelle squadre di logistica che seguono l'avanzata delle truppe, in quelle che si occupano di bonificare i pozzi petroliferi e studiare le modalità per far procedere l'avanzata e nelle ultra-tecnologiche unità incaricate di gestire eventuali attacchi chimici. O a bordo dei caccia F-18 che in queste ore bombardano obiettivi iracheni o degli elicotteri Chinook 47 che trasportano le truppe.

Dalla prima guerra del Golfo a oggi, una serie di riforme condotte in porto soprattutto negli anni della presidenza Clinton hanno aperto alle donne porte che fino ad allora proibite. Oggi il 91 per cento delle cariche all'interno delle Forze armate americane possono essere ricoperte indistintamente da uomini o da donne: la percentuale sale al 99 per cento in armi come l'Aviazione o la Marina, dove alle donne sono interdette soltanto le unità degli incursori. La più importante delle leggi, nel '92, ha eliminato il divieto per il sesso femminile di essere in prima linea: alle soldatesse è proibito combattere nelle avanguardie ma non farne parte.

Con compiti che spesso non sono una passeggiata: il sottufficiale Laquitta Joseph è responsabile del corretto funzionamento dei macchinari della 317esima divisione della terza brigata della Fanteria americana, una di quelle che in queste ore sta penetrando nel Sud dell'Iraq. E' l'unica donna del gruppo. All'inizio i suoi compagni l'hanno accolta con diffidenza, poi ha risolto un paio di problemi che erano sospesi da settimane e tutto è cambiato: "Trova sempre il modo di ottenere quello che le serve", conferma il maggiore Charles Samaris, suo diretto superiore.

Donne come Laquitta erano impegnate nel Golfo già nel '91: cinque di loro furono uccise, due catturate dagli iracheni. Hanno dimostrato il loro valore nelle strade di Panama nella campagna per catturare Noriega nell'89, quando in diverse finirono sotto il fuoco della guerriglia urbana. Si sono impegnate in Afghanistan, ma non hanno preso parte ai momenti più duri della battaglia. Per questo sanno bene che la campagna in Iraq sarà la vera prova del fuoco: se il loro rendimento sarà inferiore alle aspettative saranno nel mirino del partito che si oppone all'integrazione delle donne nella US Army, in nome della difficoltà di gestione dei battaglioni misti e della differenza di forza fisica.

I sostenitori delle donne in prima fila ribattono citando l'alta professionalità delle soldatesse selezionate per partire e sottolineando che nessuna guerra come quella che si sta combattendo in queste ore è questione di competenze più che di forza bruta: donne come il capitano Jennifer Streigel, che guida un'unità chimica incaricata di individuare e limitare attacchi con armi non convenzionali potrebbero essere fondamentali per l'avanzata delle truppe americane.