| Le due «frasi magiche» di Israele Può essere utile riportare in una giornata come quella di ieri, alcuni passi dell'editoriale di Amira Hass pubblicato dal quotidiano israeliano Haaretz, dal titolo «Due frasi magiche». Le frasi in questione sono «uomini armati» e «tunnel del contrabbando». «Il suono di queste due frasi minacciose» scrive Hass «copre il rumore dei colpi sparati dai caccia e dai blindati (...) E quello delle ambulanze». «Negli ultimi tre anni e mezzo, i residenti di Rafah hanno vissuto tutto questo, con maggiore frequenza e ampiezza di ogni altra comunità palestinese a Gaza o in Cisgiordania». «Senza contare i morti di ieri» continua l'attivista israeliana «320 persone sono state uccisa a Rafah - che conta circa 150mila abitanti. Ottantacinque degli uccisi erano bambini e ragazzi sotto i 18 anni. Ventisette erano donne. Almeno 200 degli uccisi erano civili. Gli altri erano "uomini armati" e membri delle forze di sicurezza palestinesi, sia che stessero combattendo gli israeliani, sia che fossero semplicemente in servizio». Quanto ai tunnel, una delle ragioni avanzate dagli israeliani per attuare il feroce attacco: «I tunnel non servono solo per le armi ma anche per le medicine, il cibo e le sigarette, portati a prezzi più accessibili ai poveri abitanti di Rafah. Sono un mezzo per rompere l'assedio economico. Le armi impugnate dagli uomini di Rafah provano che attraverso i tunnel non si contrabbandano armi sofisticate». E ancora «Né gli uomini armati né le armi fatte passare attraverso i tunnel sono una minaccia per Israele. Raramente riescono a colpire i soldati e a causare vere sofferenze. Di solito, sono soltanto un fastidio per le pattuglie militari che per routine sparano su Rafah, per rispondere al fuoco o senza alcuna ragione. Ma il pericolo posto dagli uomini armati e dai tunnel è così gonfiato» conclude Amira Hass «che le statistiche sulla distruzione e la morte seminata di Israele a Rafah vengono largamente ignorate, in Israele». |
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