Articolo da "La Repubblica" del 16 aprile 2003
"E´ stata una gigantesca sceneggiata", raccontano i dottori, "i soldati erano scappati ore prima"
Jessica liberata senza sparare nell´ospedale solo medici e feriti
Le sue lesioni sono state procurate dal ribaltamento del mezzo su cui viaggiava

KEITH B. RICHBURG
NASSIRYA - I resoconti di due settimane fa sul drammatico salvataggio del soldato semplice Jessica Lynch dall´Ospedale Saddam ad opera dei soldati americani non sarebbero altro che una sceneggiatura buona per Hollywood. E´ quanto hanno raccontato i medici in servizio quella notte. «Hanno inscenato tutto», racconta Haitham Gizzy, medico dell´ospedale e responsabile delle cure prestate al soldato Lynch per le sue ferite. «Si è trattato di una sceneggiata, di una colossale sceneggiata». Gizzy e altri dottori hanno raccontato che la notte del 1 aprile, quando le forze speciali americani giunsero in elicottero a notte fonda in missione di salvataggio, nessun soldato o uomo della milizia iracheno si trovava a presidio dell´ospedale. Secondo quanto hanno dichiarato i medici, infatti, gran parte dei combattenti Feddayn di Saddam, l´intera leadership del partito baasista, nonché il governatore di quella stessa provincia, si erano andati all´ospedale precedentemente - dunque di giorno - avevano indossato abiti civili ed erano scappati. «Nel momento in cui i commando americani arrivarono per salvare il soldato Lynch«, racconda Gizzy, «nell´ospedale non c´erano soldati. C´era solo lo staff medico, soltanto i dottori».

Il soldato Lynch, diciannove anni, assegnata alla 507esima compagnia logistica dell´esercito Usa era stata catturata il 23 marzo, quando la sua unità nei pressi di Nassirya era caduta in un agguato. Inizialmente fu riferito che prima di essere catturata, la giovane avesse sparato e colpito con il pugnale, continuando a difendersi dai combattenti iracheni fino a quando era rimasta a corto di munizioni. Ma i dottori che l´hanno avuta in cura hanno riferito che la paziente presentava fratture alle braccia, agli arti inferiori e «una piccola ferita al cranio» procurata dal ribaltamento del mezzo su cui viaggiava. I medici americani hanno dichiarato invece che la paziente presenta fratture all´omero destro, al femore sinistro, alla caviglia e al piede destro. Suo padre, Greg Lynch ha raccontato che la figlia non ha alcuna ferita da arma da fuoco: «Si tratta di ferite simili a quelle di un incidente stradale. Non ha perso una sola goccia di sangue, non presenta ferite da proiettili o da shrapnel o altro».

Il medico ha riferito che prima di essere trasferita all´ospedale pubblico Saddam, la giovane aveva ricevuto le prime cure presso un ospedale militare iracheno. All´ingresso era di guardia un agente della sicurezza, che sorvegliava le stanze al primo piano dell´ospedale, dove erano stati ricoverati i prigionieri di guerra. Un signore iracheno la cui moglie lavora presso l´ospedale, aveva notato la guardia e, scoperto che il soldato Lynch era ricoverata lì, aveva avvisato i militari americani. Dopo era ritornato all´ospedale per raccogliere ulteriori informazioni, utili al salvataggio notturno del 1 aprile.

Hassan e altri medici di guardia quella notte hanno riferito di aver «udito un forte e sordo rumore, seguito dall´arrivo di parecchi elicotteri - non uno soltanto». «Poi qualcuno, forse un collega all´interno dell´ospedale, ha passato la voce secondo cui alcuni soldati erano entrati dalla porta posteriore. Decidemmo di rinchiuderci tutti in una stanza e di non intervenire», continua Hassan. I soldati americani abbatterono numerose porte dell´ospedale prima di trovare il soldato Lynch e dopo averla portata via andarono sul retro dell´ospedale, dove recuperarono i resti di altri nove soldati americani seppelliti in fosse poco profonde. Otto di loro, appartenenti alla stessa unità del soldato Lynch, erano stati uccisi negli scontri seguiti allo stesso agguato. «Portarono via Jessica e i cadaveri sul retro», conclude Hassan, «i soldati americani restarono nel complesso dell´ospedale per tre ore».

Copyright The Washington Post Company
Traduzione di Anna Bissanti