Articolo da "La Repubblica " del 12 ottobre 2006


L´orrore in Cecenia
Ecco i passaggi più importanti dell´ultima inchiesta, incompiuta, di , la giornalista assassinata a Mosca sabato 7 ottobre.

ANNA POLITKOVSKAJA
Ogni giorno, di fronte a me, ci sono decine di cartelle. Sono atti di pratiche penali contro persone incarcerate per "terrorismo", o ancora sotto inchiesta. Perché uso la parola terrorismo tra virgolette? Perché queste persone sono terroristi solo di nome. Nel 2006 la prassi di "nominare i terroristi" non solo ha eliminato qualsiasi vera lotta antiterrorismo, ma ha cominciato a moltiplicare quelli che vogliono vendicarsi, cioè i potenziali terroristi. Quando la procura e i tribunali russi lavorano non in nome di legge, per punire i colpevoli, ma per ordine politico e per presentare al Cremlino statistiche antiterroristiche positive, le cause si fanno in fretta. La macchina organizzativa delle "sincere confessioni" garantisce i buoni numeri nel Caucaso del Nord.
(...) In sostanza questi istituti di penitenza si sono trasformati in campi di concentramento per i condannati ceceni. Essi vengono sottoposti a discriminazione per motivi etnici. Non vengono lasciati uscire dalle celle. La maggioranza, quasi tutti, sono stai condannati in base a cause falsificate, senza prove. Trovandosi in condizioni tragiche, sottoposti a umiliazioni della dignità umana, in loro si genera odio per tutto. E´ un intero esercito, che tornerà da noi con destini deformati, con concetti perversi. (...) Le cause dei "nominati terroristi" mettono faccia a faccia i due approcci ideologici dell´ "operazione antiterroristica al Caucaso del Nord": stiamo combattendo l´illegalità per mezzo della legge? Oppure picchiamo con la "nostra" illegalità la "loro" illegalità? (...) Poco fa, su richiesta russa, l´Ucraina ha estradato un certo Beslan Gadaev, un ceceno arrestato all´inizio di agosto in Crimea. Ecco un estratto dalla sua lettera datata 29 agosto. «Dopo che mi hanno estradato dall´Ucraina a Grozny, mi hanno portato in un ufficio e mi hanno chiesto se ho ammazzato delle persone della famiglia Salikhov. Ho giurato di non aver ammazzato nessuno. Però loro insistevano: «No, ammazzavi». Dopo che ho risposto per la seconda volta di non aver ammazzato nessuno, hanno cominciato a picchiarmi. Prima mi hanno dato due pugni sull´occhio destro. Poi mi hanno ammanettato e messo un tubo fra le gambe. Hanno preso il tubo a cui ero attaccato e mi hanno appeso tra due armadi. Dopo hanno cominciato ad attaccarmi fili elettrici ai mignoli. Hanno cominciato a colpirmi con la corrente e a bastonarmi con pali di gomma. Ho cominciato a gridare: per non sentimi mi hanno messo in testa un sacchetto nero. (...) Mi hanno chiesto se volevo parlare. Ho riposto di sì, pur non sapendo di che. L´ho detto per fermare le torture. (...) Il giorno è venuto un agente in borghese e ha detto che c´erano dei giornalisti, che dovevo dichiarami colpevole di tre omicidi e una rapina. Se non ubbidivo avrebbero ricominciato, violentandomi. Ho acconsentito. Dopo l´intervista mi hanno costretto a depositare che le botte ricevute erano dovute ad un tentativo di fuga». (.) Nel commissariato di polizia di Grozny sono state usate violenze fisiche e psicologiche. (...) Sul corpo delle vittime sono rimaste lesioni visibili. Presso l´ambulatorio del SIZO-1 (carcere giudiziario - ndr) è stato steso certificato medico che prova percosse, cicatrici, ecchimosi, costole rotte nonché ferite ad organi interni»...

Qui l´articolo si interrompe. La redazione sta verificando quali episodi sono rimasti fuori dal testo recuperato.
Il video che Anna Politkovskaja aveva trovato, e di cui «Novaja Gazeta» pubblica oggi alcune immagini, mostra invece alcuni agenti ceceni. Hanno catturato e stanno torturando due giovani. Uno di loro giace in un´auto, coperto di sangue. Si vede un coltello sporgere dal collo. L´altro è a terra. I soldati parlano in dialetto ceceno, con parolacce in russo. Dicono: «Putin ha detto guardate da tutte le parti. Ah, sei ancora in grado di ragionare. Questo non vuol morire. Puttana, caprone, frocio. Guardate quanto è bello. Mi manchi, se non ti vedo. Respira fratello, respira puttana. Dai ti dico, dai. E´ crepato? E´ crepato? Sì, è crepato. Allora andiamocene da me».

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